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La rivolta nei gruppi M5S per lo Statuto M5S

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Mentre Luigi Di Maio gioca a rimpiattino con Matteo Salvini, dopo l’approvazione dello Statuto dei gruppi del MoVimento 5 Stelle  escono allo scoperto le voci critiche che durante l’assemblea hanno attaccato il candidato premier o hanno espresso perplessità sulla democrazia interna (acuta osservazione, Watson!).

La rivolta nei gruppi M5S per lo Statuto M5S

A sorpresa, tra le voci critiche c’è ad esempio quella di Carla Ruocco, che in altre occasioni – come dopo l’elezione di Elisabetta Casellati in Senato – non aveva mostrato un grande spirito critico. In un’intervista rilasciata oggi al Messaggero invece la deputata napoletana eletta a Roma tira fuori con diplomazia ma anche con fermezza le sue critiche: «Sono intervenuta sul metodo, non sul merito. Date le esigenze di confronto maturate nel corso della riunione, ho chiesto di dilazionare i tempi della votazione. La mia non era una remora personale. Ma dato il mood emerso in assemblea, ho cercato la maniera di tagliare la testa al toro».

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Arrabbiata, a sorpresa, anche Elena Fattori che ha sollevato molte critiche nel merito: «La perplessità che ho sollevato riguarda il ruolo del capo politico nel caso diventasse premier. A lui infatti spetta la nomina del capogruppo parlamentare e degli altri membri del consiglio direttivo», ha detto Fattori a molti giornali. «Qualora egli diventasse capo del governo la vedrei come un’interferenza del potere esecutivo su quello legislativo — continua —, quindi avrei gradito un distinguo, lasciando ai parlamentari l’elezione del capogruppo in caso di un ruolo governativo di Di Maio. Io non ho votato, non voto un testo ricevuto un’ora primad ella riunione». Repubblica racconta che Di Maio ha risposto a Fattori: «Se pensavi queste cose dovevi dirlo prima del 26 settembre». Ovvero, prima dell’elezione del capo politico del M5S, a cui Fattori ha partecipato come sfidante di Di Maio.

Niente dibattito, siamo grillini

Molti deputati e senatori poi si sono lamentali che la tradizione contraria al dibattito e alla discussione nel MoVimento 5 Stelle si sia rinnovata anche nell’occasione del voto dello Statuto. Alla fine al Senato non hanno preso parte al voto Andrea Colletti, Federico D’Incà, Giuseppe Brescia, Fabiana Dadone. A votare espressamente contro Luigi Gallo, oltre a Sportiello e Sarli. Di Maio ha spiegato che “l’assemblearismo” di cinque anni fa – ovvero quando i 5 Stelle erano appena entrati in Parlamento – deve essere dimenticato per andare al governo.

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A prendere la parola in dissenso anche Matteo Mantero e Paola Nugnes, mentre Annalisa Cuzzocrea racconta che come tesoriere alla Camera è stato designato un deputato di sicura lealtà come il ligure Sergio Battelli, che nella vita però faceva l’impiegato in un negozio di articoli per animali e il cantante rock.

Le “novità” dello Statuto dei gruppi M5S di Camera e Senato

Oltre all’impostazione definita da alcuni “troppo verticistica” il MoVimento avrebbe messo alcuni paletti all’iniziativa legislativa dei parlamentari allo scopo di limitare la presentazione di leggi “inutili” o dal contenuto “imbarazzante” per il partito. Un vincolo che – riferisce sempre AdnKronos – alcuni parlamentari consideravano incostituzionale. A quanto pare però, durante l’Assemblea gli eletti avrebbero ottenuto che quel vincolo venisse tolto dallo Statuto. Ne sono rimasti però altri, uno su tutti l’obbligo a votare la fiducia “ogni qualvolta ciò si renda necessario, ai governi presieduti da un presidente del consiglio dei ministri espressione del M5S” esattamente come previsto dal codice etico del MoVimento.

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Il gruppo dei senatori del M5S riunito in assemblea [fonte: Facebook.com]
Altro punto “dolente” sono le sanzioni nei confronti dei deputati che abbandonano il gruppo parlamentare sia a causa di un espulsione sia volontariamente. Nel documento approvato alla Camera spunta fuori la penale nei confronti degli infedeli e dei “traditori”: “Il deputato che abbandona il gruppo parlamentare a causa di espulsione ovvero abbandono volontario ovvero dimissioni determinate da dissenso politico sarà obbligato a pagare, a titolo di penale, al MoVimento 5 Stelle, entro dieci giorni dalla data di accadimento di uno dei fatti sopra indicati, la somma di euro 100.000,00”. Una penale che molto probabilmente nessuno degli eventuali fuoriusciti dovrà pagare perché incostituzionale.

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Fonte

La penale servirà – è scritto nel Codice – come “indennizzo” per gli oneri sostenuti dal Movimento all’elezione del parlamentare. I parlamentari poi si impegnano a “contribuire personalmente all’attività del M5s con uno specifico onere di concorso economico, proporzionale alle indennità percepite” (è la famosa quota da versare a Rousseau) e ad accettare “che lo Statuto preveda che il 50% delle quote stanziate dalle rispettive Camere per il funzionamento dei gruppi parlamentari sia stanziato per il sovvenzionamento dei gruppi di comunicazione”. Gruppi la cui organizzazione e scelta spetta al capo politico del M5S. Molto interessante l”articolo 19 dello statuto del Gruppo Camera M5S che secondo AdnKronos è dedicato alla figura del ‘Capo del personale‘. Una figura che sicuramente è destinata a ricoprire un ruolo di primo piano. “Il Capo del personale – si legge nel documento -, sentito il Direttore Amministrativo, gestisce e amministra il personale del gruppo disciplinandone l’attività, tenendo conto dell’inquadramento e delle mansioni specificatamente assegnate. Assicura altresì il coordinamento con il personale del Gruppo parlamentare del MoVimento 5 Stelle del Senato della Repubblica. Il Presidente del Gruppo, in accordo con il Capo Politico del MoVimento 5 Stelle, nomina il Capo del personale”.

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