Economia

Partite IVA e flat tax: le tasse aumentano?

Oggi il MoVimento 5 Stelle Camera va all’attacco di Repubblica, dopo l’exploit del suo leader contro l’Espresso, per l’articolo sulla beffa fiscale che annuncia tasse più alte per 3,2 milioni di Partite IVA. Secondo i grillini tutto ciò è falso, e come d’abitudine il post non spiega in alcun modo perché. Chi ha ragione?

Partite IVA e flat tax: le tasse aumentano?

Prima di tutto cerchiamo di capire di cosa stiamo parlando. Nell’articolo di Valentina Conte che il M5S bolla come fake news in primo luogo si parla del Documento di Economia e Finanza, nel quale il governo ha ritoccato l’obiettivo di deficit rispetto al Pil. Non sale più al 2,4% per tre anni, ma solo il primo e poi scende al 2,1 e all’1,8. Un quadro possibile solo se l’economia italiana si mette a crescere come oggi sembra improbabile, e infatti si pronosticano obiettivi di PIL decisamente irrealizzabili secondo una tradizione governativa e contabile che prende radici dall’era tremontiana: una scelta spiegabilissima visti i precedenti di Tria. Ma soprattutto: l’IVA nel 2020 e nel 2021, visto che le clausole di salvaguardia non sono state toccate, dovrebbe crescere di trenta miliardi. Per questo, al contrario di quanto pronosticato dal governo, il deficit salirà sempre nel triennio: 2,4-2,9-2,7, a un passo dallo sforamento dei parametri europei. In queste condizioni sembra davvero complicato poter immaginare la flat tax a due o tre aliquote che secondo i programmi della Lega dovrebbe essere estesa a tutti.

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Nel frattempo il governo annuncia per il 2019 l’arrivo della flat tax per i “piccoli”: partite Iva e società di persone. Da una parte, mette 2 miliardi tra tassa piatta al 15% e mini-Ires. Dall’altra, ne toglie 3 abolendo Iri e Ace, misure di vantaggio fiscale per professionisti e imprese. La flat tax al 15% per le partite Iva (sostitutiva di Irpef, addizionali, Iva) esiste già per un milione di italiani. La soglia di fatturato per usufruirne – che oggi oscilla, a seconda delle categorie, tra 30 e 50 mila euro annui – viene portata a 65 mila euro: 500 mila beneficiari in più.

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Le detrazioni e le deduzioni

Ma attenzione: questo significa che rimarranno a bocca asciutta due milioni di partite IVA individuali e società di persone:

Per loro dal 2019 doveva esserci l’Iri – la nuova imposta piatta al 24%, stessa aliquota prevista per le società di capitali, sui redditi lasciati in azienda o in studio – e invece rimarrà la vecchia Irpef a scaglioni. Non va meglio alle aziende grandi. È vero che l’Ires passa dal 24 al 15%, ma solo per gli utili reinvestiti in beni strumentali o per nuove assunzioni stabili. Nel contempo però salta l’Ace, l’Aiuto alla crescita economica in vigore dal 2012: tasse zero su una parte degli utili accantonati o usati per aumenti di capitale.

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Le detrazioni e le deduzioni a rischio (La Repubblica, 7 ottobre 2018)

Secondo i calcoli di Massimo Miani, presidente dei commercialisti, circa 1 milione e 200 mila imprese ha avuto benefici dall’Ace in questi anni. Per riassumere: nel 2019 circa 3 milioni e 200 mila tra partite Iva e imprese piccole e grandi pagheranno maggiori tasse. Un miliardo in più. E il conto potrebbe salire se il governo decidesse di aumentare gli acconti sulle imposte dovuti da professionisti e aziende. Un’arma spuntata perché lo Stato incassa di più in un anno, meno in quello dopo.

Ecco quindi i conti di Repubblica: 2 milioni che rimarranno fuori dallo sconto fiscale più 1,2 milioni che ha avuto benefici dall’ACE che nel frattempo verrà cancellato. Totale: 3,2 milioni di partite IVA per i quali le tasse non diminuiscono ma aumentano. Certo, a meno che non ci siano altri interventi fiscali o correttivi sulla legge di bilancio 2019. E sappiamo che c’è gente che è pronta a promettere di tutto. Specialmente quando sa che saranno altri a dover mantenere.

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