Economia

Il piano B di Paolo Savona che ha provocato la bocciatura del Quirinale

paolo savona

La nota anticipata dal TG1 con cui Paolo Savona voleva accreditarsi come ministro dell’Economia ma senza dire una parola sulle sue posizioni noeuro ben chiarificate dalla sua autobiografia di prossima uscita ma ampiamente anticipata dai quotidiani alla fine è stata decisiva per il no del Quirinale all’economista. Nello scritto Savona dichiarava di aderire completamente al contratto di governo che il M5S e la Lega avevano sottoscritto e concludeva con uno slogan: «Le mie posizioni sono note, sono quelle contenute nel contratto di governo, con piena attuazione del trattato di Maastricht. Voglio un’Europa diversa, più forte ma più equa». Ma, spiega oggi Valentina Conte su Repubblica, tutto ciò non è bastato a Mattarella. Per una semplice ragione:

Il Quirinale però si impunta. Non trova alcuna abiura di quello che ormai percepisce come “piano B” per tornare alla lira, attributo a Savona. Cerca senza esito una qualche limatura alla nota posizione anti-tedesca dell’ex ministro dell’Industria nel governo Ciampi. Comincia così a maturare il punto che poi Mattarella scandirà in serata: «Se si vuole discutere di uscita dall’euro lo si deve fare apertamente». Senza nasconderlo, insomma.

Qualche dubbio arriva pure da una prima occhiata al sito in cui compare il comunicato di Savona. Lì c’è anche il famigerato “piano B”. E poi una simulazione sul collasso dell’euro, «unica in Italia». Collegamenti a pagine Facebook dal titolo «Game over Europa»: fine dell’Europa. Un sondaggio dal titolo “Sotto casa di Mattarella se non incarica Savona?”. Il 94% risponde sì.

paolo savona

L’articolo riporta poi le spiegazioni di Antonio Maria Rinaldi, vicino al professor Savona e uno degli animatori di scenarieconomici.it:

«Non è vero che il professor Savona vuole l’uscita dell’Italia dall’euro, Mattarella è stato consigliato male», spiega. «Il “piano B”, a cui anch’io ho contribuito, è solo un’elaborazione accademica, tra l’altro presentata in una sede universitaria aperta a tutti. Un mero insieme di scenari possibili in caso di shock. Non troppo dissimili da quelli che la Germania sta preparando e di cui, un mese fa, ha dato conto la Die Welt. Ma perché i tedeschi possono attrezzarsi e noi no?».

Rinaldi fa l’esempio dell’estintore: «È bene che esista, ma poi tutti speriamo di non doverlo usare. D’altro canto, la casa Europa rischia di non reggere a un incendio, perché costruita con molti limiti. E se non viene potenziata e l’euro crolla, meglio avere un piano B che non averlo». La sintonia con i grilloleghisti è nata proprio su questi temi, che Savona «sostiene da sempre»: rivedere la partecipazione dell’Italia in Europa. «Perché deve sconfessarli ora?».

Nella sua autobiografia che uscirà in questi giorni in libreria Savona è stato però abbastanza esplicito e chiaro sulla sua strategia politica e sul nemico individuato: “La Germania non ha cambiato la visione del suo ruolo in Europa dopo la fine del nazismo, pur avendo abbandonato l’idea di imporla militarmente. Per tre volte l’Italia ha subito il fascino della cultura tedesca che ha condizionato la sua storia, non solo economica, con la Triplice alleanza del 1882, il Patto d’acciaio del 1939 e l’ Unione europea del 1992. È pur vero che ogni volta fu una nostra scelta. Possibile che non impariamo mai dagli errori?”, scrive secondo quanto raccontato da un’anticipazione pubblicata dalla Stampa.

Ancora: “L’Italia ha due fragilità strutturali – le rendite e l’ assenza di una cultura della legalità – aggravate, a partire dal 1992, dalla scelta frettolosa e dissennata di entrare nella gabbia europea”. Questo perché “l’euro è una creatura biogiuridica costruita male”, attuata con leggi ordinarie da Parlamenti impreparati e superficiali, subordinati a “élite che illudono i popoli”. Nella bio è presente un attacco a Mario Monti – definito “portabandiera del servilismo agli interessi dei poteri dominanti” – e Mario Draghi, accusati di “aver facilmente cambiato parere” sugli effetti negativi dell’euro sul sistema bancario italiano. Per questo “Battere i pugni sul tavolo non serve a niente. Bisogna preparare un piano B per uscire dall’euro se fossimo costretti, volenti o nolenti, a farlo”.

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