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Tutte le curiose dimenticanze di Paola Taverna nella storia della casa popolare

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Oggi Repubblica ha pubblicato un articolo sulla mamma di Paola Taverna. O meglio, sulla richiesta da parte dell’Ater di rientrare in possesso della casa popolare dove vive la mamma della vicepresidente del Senato. Secondo il Campidoglio che è guidato dalla pentastellata Virginia Raggi la madre della senatrice non ne ha diritto perché possiede altri immobili. Proprietà che costituirebbero quello che in gergo si chiama “esubero di reddito” e che fa perdere il diritto all’alloggio popolare.

Cosa ha scritto Repubblica sul contenzioso tra Ater e la famiglia Taverna

Questo pomeriggio la senatrice del MoVimento 5 Stelle ha deciso di rispondere alle “accuse” di Repubblica. Accuse che non sono del quotidiano visto che a contestare la violazione è l’Ater, l’azienda dell’edilizia popolare e non Repubblica che ha semplicemente riportato la vicenda. La storia inizia quando l’Azienda che gestisce il patrimonio pubblico del Comune di Roma si accorge, analizzando il censimento dei reddito degli anni 2007, 2008 e 2011, che c’erano alcuni numeri che non tornavano. La mamma della senatrice abita in quell’alloggio dal maggio del 1994. Paola Taverna sostiene di essersene andata nel 1998 ma risulta che abbia cambiato la residenza solo nel 2012.

La determina dirigenziale, datata 23 gennaio 2018, che dispone la decadenza nei confronti della madre di Paola Taverna [Fonte: Repubblica del 09/10/2018]
Nel 2014 l’Ater aper un procedimento di decadenza «per perdita dei requisiti». In particolare l’Ater contesta alla signora Bartolucci – scrive Repubblica – «la proprietà di immobili e di porzioni di immobili che, sommate, superano il valore limite imposto dalla legge regionale». Tra questi la proprietà di un terzo di un fabbricato di sei vani ad Olbia (Paola Taverna risulta essere comproprietaria di un fabbricato ad Olbia con il 16,67% delle quote) e fino al 2010 è stata comproprietaria di 4/6 di un fabbricato a Roma.

Nell’articolo di Repubblica si fa ampiamente menzione degli affetti che legano la famiglia Taverna a quell’abitazione popolare e vengono esposte anche le ragioni della famiglia che si oppone alla decadenza comprese le controdeduzioni presentate dall’avvocato di famiglia nel 2015. Il Campidoglio però risponde che «Le controdeduzioni, presentate peraltro fuori termine dal legale, non possono essere accolte, perché la legge regionale indica chiaramente che i requisiti devono essere posseduti dal richiedente e da tutti i componenti presenti nell’alloggio». E dal momento che all’anagrafe risulta che Paola Taverna ha avuto la residenza in quella casa fino al 2012.

La Taverna denuncia l’attacco di Repubblica nei suoi confronti

Repubblica riporta anche una dichiarazione della senatrice sulla vicenda: «Mi dispiace per mamma, ha ottant’anni ed è malata, non so come fare a dirglielo, temo per la sua salute. Per le contestazioni che ci fanno, la nostra versione è nel ricorso del mio avvocato. Dopodiché, boh, secondo me c’è stato accanimento…». Tutt’altro tono rispetto al durissimo attacco che la Taverna ha fatto contro il quotidiano questo pomeriggio. Ecco cosa ha detto la vicepresidente del senato durante la diretta dal suo ufficio:

Buongiorno, oggi Repubblica dedica un articolo a mia mamma. Mia mamma è una donna di ottant’anni, è una donna che percepisce una pensione minima ed è una donna che vive in una casa popolare come ho vissuto io per tanti anni finché non mi sono sposata. In quella casa ci siamo vissuti io, mia sorella e in quella casa ci è morto anche mio padre. Qualche tempo fa dopo un accertamento sembra che mia madre non abbia più diritto a quell’alloggio. Come tutti i cittadini mia mamma ha agito per vie legali e ha chiesto che venga chiarita questa situazione perché lei crede di aver diritto a quell’alloggio popolare. Quindi mi domando, qual era la notizia che voleva dare oggi Repubblica. Forse voleva dire che la mia famiglia è una famiglia povera? Forse voleva rimarcare il fatto che io non mi sono arricchita con questo lavoro e che i duecentomila euro che ho scelto di restituire potevo utilizzarli per comprare una casa a mia mamma?

La senatrice non sembra aver colto il punto dell’articolo. L’Ater ha già stabilito che la madre della senatrice dovrà lasciare l’alloggio, lo dice la determinazione dirigenziale del 23 gennaio 2018 emanata dall’Ufficio Erp e Decadenze del Dipartimento delle Politiche sociali e abitative. C’è però il fatto che quella determinazione dirigenziale è ancora ferma al Dipartimento delle Politiche abitative. Quella è la notizia visto che il Comune è governato dallo stesso partito di cui fa parte la vicepresidente del Senato.

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[Fonte: Repubblica del 09/10/2018]
Dal Campidoglio però spiegano che un eventuale «atto esecutivo dovrà essere predisposto dall’ente regionale Ater, proprietario del bene». Dall’Ater invece sostengono invece che «il procedimento amministrativo viene impostato e concluso da Ater con il decreto di rilascio e per questo siamo in attesa del responso del Tribunale, ma alla fine serve l’ordinanza di esecuzione del decreto firmata dal sindaco o da un suo delegato. Ordinanza che – sottolineano – potrebbe essere firmata anche indipendentemente dal procedimento». In una nota Ater ha fatto sapere che «è di esclusiva competenza di Roma Capitale dar seguito al Decreto di rilascio con la firma dell’Ordinanza di esecuzione da parte del sindaco. Lo sgombero viene tecnicamente eseguito dalla Polizia Locale e dalle Forze dell’Ordine alla presenza di personale Ater in rappresentanza della proprietà».

Perché Paola Taverna dice di essere stata attaccata da Repubblica

La Taverna cercando di cambiare discorso invece parla di un attacco di Repubblica nei suoi confronti chiedendosi quale sia il vero obiettivo. Ma non ha nulla a che fare con il fatto  “che la sua famiglia è povera” e nemmeno Repubblica scrive (o suggerisce da qualche parte) che la senatrice avrebbe dovuto usare i soldi delle famose restituzioni per comprare una casa alla madre. Anche perché è l’Ater che nel 2014 sosteneva che una casa adatta alle esigenze della signora Bartolucci fosse già nelle disponibilità immobiliari della famiglia. Quelle sono fantasiose interpretazioni alle quali possono credere giusto coloro che non hanno letto l’articolo. Curiosamente invece la Taverna pauperista, dallo studio con poltrone in pelle e carta da parati di broccato damascato, non menziona la comproprietà di un fabbricato ad Olbia né quella di altri immobili. E nemmeno spiega perché ha spostato la residenza solo nel 2012.

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Anche perché l’Ater sostiene che la Taverna possiede una una casa di quattro vani (acquistata nel 2011) nel quartiere di Torre Angela dove avrebbe potuto trasferire la madre. Sul fatto che poi la senatrice non si sia arricchita, ovvero che non abbia aumentato il suo tenore di vita è sufficiente dare un’occhiata alle dichiarazioni dei redditi. Quando nel 2013 Paola Taverna è entrata in Senato dichiarava un reddito pari a poco più di 16mila euro l’anno. Nell’ultima dichiarazione dei redditi la senatrice del Popolo dichiarava un reddito di poco superiore ai 100mila euro l’anno. Dire che facendo questo lavoro (quello di parlamentare della Repubblica) non si è arricchita è quantomeno dubbio. Ma del resto è la stessa argomentazione utilizzata da altri illustri esponenti del MoVimento 5 Stelle di stretta osservanza “francescana”.

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Il MoVimento 5 Stelle arriva addirittura a parlare di “bufala”

Ma tutto questo, che Paola Taverna utilizza solo per sviare l’attenzione del pubblico, non ha nulla a che fare con la vicenda, visto che le contestazioni riguardano un periodo antecedente alla sua elezione a Palazzo Madama, ovvero quando era una semplice cittadina e non una politica (cosa che ha sostenuto di essere fino a qualche tempo fa). La domanda di Repubblica rimane quindi senza risposta: chi deciderà di sfrattare la mamma della Taverna? Lo farà Virginia Raggi?  La parte divertente di tutta la vicenda è che sul Blog delle Stelle viene pubblicata la trascrizione del video della Taverna col titolo “La bufala de La Repubblica sulla mamma di Paola Taverna”. A leggere il post sul Blog però non si trova alcun fact-checking o smentita delle affermazioni contenute nell’articolo di Fabio Tonacci. Significa che è tutto vero? Oppure ormai al M5S hanno capito che la maggior parte dei lettori si limitano a leggere il titolo e quindi è sufficiente scrivere “bufala” nel titolo per fare una sbufalata?

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