Economia

Paola Pisano e il piano per l’innovazione con il contributo di Casaleggio

Il caso dell’apporto fornito dal figlio del cofondatore del M5S alla redazione di un piano che riguarda interessi economici della sua azienda ha diviso la maggioranza. E ha riproposto la questione del conflitto d’interessi di Casaleggio jr

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Il piano per l’innovazione della ministra Paola Pisano, transitata dal disastro di Torino direttamente al governo di Roma, doveva trovare posto nel Milleproroghe varato ieri dal governo. Invece non è stato così, ci spiega oggi Repubblica in un articolo a firma di Emanuele Lauria, perché alla fine il responsabile della Cultura Dario Franceschini si è opposto:

«Il contributo di Casaleggio al piano dell’Innovazione? Non ne abbiamo parlato direttamente in consiglio dei ministri. Ma non ce n’era neppure bisogno. Il contesto politico in cui il documento è stato esaminato ha pesato sulla sua mancata approvazione». Un ministro del Pd appena uscito dalla riunione del governo rende esplicito quello che, a quel punto della giornata, era apparso chiaro ai più: il caso dell’apporto fornito dal figlio del cofondatore di 5Stelle alla redazione di un piano che riguarda interessi economici della sua azienda ha diviso la maggioranza. E ha riproposto la questione del conflitto d’interessi che, attorno a Casaleggio jr, si ripropone sin da quando l’imprenditore milanese a inizio ottobre parlò di democrazia digitale, su invito della Farnesina guidata da Di Maio, a un’iniziativa dell’Onu.

È finita con il rinvio dell’esame di un piano che, in pompa magna, era stato presentato il 17 dicembre scorso al Tempio di Adriano dal premier Giuseppe Conte, con Beppe Grillo e lo stesso Casaleggio in prima fila. Nessuno, in quel momento, aveva fatto caso agli espliciti ringraziamenti della ministra che ha firmato il documento, l’ex assessora nella giunta pentastellata di Torino Paola Pisano, al figlio del guru «per il contributo dato alla sua elaborazione». L’ammissione, seppur sotto forma di ringraziamento, di un ruolo di Casaleggio nel lavoro fatto in un campo, come l’innovazione tecnologica, che è il core business della sua azienda.

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E fra gli esperti omaggiati, sempre per il loro “contributo”, c’è anche un altro imprenditore vicino ai 5S, quel Vincenzo Di Nicola che a marzo ha progettato un sistema di voto anonimo su blockchain per conto dell’associazione Rousseau, dopo i problemi sanzionati dal Garante per la privacy. La vicenda è esplosa ieri, con la denuncia di Nicola Biondo, ex responsabile della Comunicazione di M5S, e con un articolo online di Repubblica.

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