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Come Nonna Peppina è diventata il simbolo del gentismo italiano

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«Nonna Peppina in un container di dieci metri quadri e gli immigrati negli hotel con lo Ius Soli». La Peppina è Giuseppa Fattori, 95 anni di Fiastra, rimasta senza casa dopo il terremoto del  26 ottobre 2016. Lei non ha voluto lasciare la casa dove ha vissuto per tanti anni con il marito e le figlie hanno pensato di costruirgliene accanto una in legno da 80 mila euro. Già qui la storia dell’anziana italiana senza una lira costretta a vivere tra le macerie della propria abitazione – o peggio, in uno dei “moduli abitativi” per terremotati – inizia a scricchiolare. Anche perché quella casetta in legno è abusiva, costruita in violazione dei vincoli paesaggistici e con un volume superiore all’edificio precedente.

Come Nonna Peppina è diventata il simbolo del gentismo italiano

Nonna Peppina non ha colpe, né per il terremoto né per la situazione in cui si trova a vivere ora. Qualcuno però ha deciso di farne un simbolo di tutti i soprusi che gli italiani sono costretti a subire dallo Stato. Ad esempio è un sopruso l’accordo ad personam che  il Comune aveva proposto ai familiari dell’anziana donna. Peppina – racconta Repubblica – avrebbe potuto continuare a vivere nella casetta di legno. A patto che dopo la sua morte il fabbricato – abusivo – venisse smantellato. Gli eredi però si sono opposti: evidentemente non è sufficiente che lo Stato ricostruisca la casa danneggiata (come per tutte le abitazioni del cratere) e che agli eredi sia stato promesso un bene di pari valore di quello abusivo. Le figlie volevano sia la casa ricostruita (che è un diritto) che quella abusiva, dov’è ora.
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La storia raccontata però è un’altra. Da una parte lo Stato che fa la voce grossa contro un’anziana nonnina; dall’altra una persona anziana che ha perso tutto a causa del terremoto e che vuole vivere gli anni che le restano nel luogo dove ha vissuto tutta la vita. Un desiderio legittimo che è stato riconosciuto anche dal Comune che ha appunto avanzato la proposta di sanatoria rifiutata dalla famiglia. Ma in tutto questo la Nonna Peppina c’entra poco, sembra quasi che i figli della donna siano più interessati ad avere un altro immobile che al benessere della signora. E ci sarebbe da chiedersi che differenza c’è tra queste persone e quelle che – all’indomani del terremoto – hanno spostato la residenza ad Amatrice per poter percepire il Contributo per l’Autonoma Sistemazione (CAS).
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La storia raccontata da pagine gentiste e di destra è differente: la Peppina viene sfrattata dal Governo e costretta a vivere al freddo in un container di plastica. Anche se in realtà il Comune non ha sfrattato la nonnina – anzi ha concesso una proroga allo sfratto – ma ha solo detto che gli eredi non avranno diritto a tenere in piedi la casa abusiva. La pagina Facebook Sinistra Cazzate e Libertà ha eletto Nonna Peppina come martire dell’immigrazionismo e della cecità di uno Stato che non ha a cuore le sorti dei propri cittadini, non senza rinunciare ad una buona dose di benaltrismo d’accatto.
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Giorgia Meloni ha deciso di sposare la linea populista promettendo che sarà Fondazione AN a ricostruire la casa della signora Fattori nel rispetto di tutti i vincoli. Cosa che farà già lo Stato con i fondi per la ricostruzione.
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Curiosamente però la Meloni non affronta il problema che ha scatenato la levata di scudi dei gentisti: che fine farà la casetta abusiva?

Gli insulti a Nonna Peppina

Come detto la signora Fattori non ha alcuna responsabilità per la situazione in cui si trova ora. È più che legittimo che desideri continuare a vivere dove ha vissuto per gli ultimi 75 anni. Si può condannare il modo in cui la destra e i populisti italiani hanno deciso di utilizzarla come arma per combattere cose che nulla hanno a che fare con il terremoto e i terremotati come l’immigrazione o la legge sullo Ius Soli. Si può pure avere qualche dubbio sul modo in cui la famiglia dell’anziana donna stia sfruttando la vicenda per tentare di far sanare un immobile abusivo ed avere la proverbiale botte piena e moglie ubriaca.
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Non sono però giustificabili gli insulti diretti proprio alla signora Fattori, che se è diventata il “simbolo” di un certo modo populista di fare politica non è certo per colpa sua.
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Questo dovrebbe essere un aspetto della questione che gli utenti di un gruppo come “Giente Honesta” che vorrebbe essere un gruppo di persone che stigmatizza e critica certe facili reazioni “di pancia” nelle quali si perde di vista la complessità di una situazione. Non è certo la prima volta che gli anti-gentisti diventano più populisti di chi quotidianamente criticano. E dobbiamo ad una pagina anti-gentista la creazione e la diffusione del più brutto meme gentista contro Laura Boldrini, quello sulla sorella della Presidente della Camera.
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Anche perché non si può affermare la propria presunta superiorità morale facendo esattamente lo stesso genere di “battute” e commenti ficcanti che fanno i populisti nei confronti di immigrati o minoranze.

Una delle pagine anti-gientiste collegate al gruppo, Generatore di immagini gentiste di bassa qualità, ha provato nelle scorse ore a metterci una pezza, spiegando che quel post nel quale la signora Franchi veniva definita “cancro” era una critica a come il sistema mediatico aveva preso l’immagine di Nonna Peppina strumentalizzandola a fini politici. Ma leggendo i commenti è evidente che molti di quelli che fanno “black humour” sulla signora non stanno criticando “l’eccessiva presenza mediatica” ma stanno attaccando e insultando direttamente l’anziana donna.