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Amatrice, Accumoli e la storia dei 120 furbetti che si prendevano i 900 euro del terremoto

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Rischiano una condanna per truffa e falso i circa 120 furbetti, indagati dalla Procura di Rieti – come aveva precisato già ieri il procuratore Giuseppe Saieva – per aver percepito indebitamento il contributo per l’autonoma sistemazione (CAS) erogato per fare fronte all’emergenza abitativa in seguito al terremoto dello scorso anno.

Amatrice e la storia dei 120 furbetti che si prendevano i 900 euro del terremoto

Si tratta, ha spiegato all’ANSA lo stesso Saieva, di “contributi non dovuti” il cui ammontare varia tra i 400 e i 900 euro al mese. I controlli, svolti dai carabinieri nei comuni di Amatrice e Accumoli, hanno consentito di accertare che circa 120 persone non avevano né diritto né i requisiti di percepire l’indennità CAS. A far scattare le verifiche era stato un numero sospetto di cambi di residenza, in particolare dalla Capitale verso Amatrice, subito dopo il terremoto dell’agosto dello scorso anno.
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In sostanza i 120 avrebbero tentato di spostare la residenza nei due Municipi devastati dal sisma proprio per poter percepire i contributi economici stanziati dallo Stato in sostegno delle popolazioni residenti. La Procura ha vagliato le tante domande di accesso al sostegno economico – da un minimo di 400 euro al mese, per i nuclei familiari composti da una sola persona, a un massimo di 900 per le famiglie numerose – anche con il supporto dei sindaci dei Comuni interessati, riscontrando centinaia di anomalie. Nomi per i quali, ora, potrebbe scattare l’accusa di truffa e falso da parte della Procura di Rieti.

Le residenze falsificate per incassare i contributi

Della vicenda ha parlato per primo stamattina Il Messaggero in un articolo a firma di Valentina Errante. Nei piccoli comuni ci si conosce tutti e si sa anche chi sono i “villeggianti”. Era così ad Amatrice e Accumoli, dove in estate, quando sono arrivate le scosse, la popolazione si era moltiplicata. Ad Accumoli si è detto subito che dei 2500 sfollati, oltre 2000 erano in vacanza. Cifre che non coincidevano affatto con le richieste di contributi, riservate a chi fosse rimasto senza casa e dovesse provvedere a una sistemazione immediata, in attesa di tornare nella propria abitazione, messa in sicurezza, o in un alloggio della protezione civile.
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L’enorme numero di domande per ottenere i soldi è sembrata sproporzionata rispetto agli effettivi residenti. I controlli, affidati ai sindaci, sono scattati immediatamente. Alla fine gli indagati, per i quali stanno per chiudersi le indagini sono circa 120, alcuni hanno deciso di restituire i soldi già incassati sperando di non finire a processo.