Economia

Autostrade, la nazionalizzazione più pazza del mondo

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Il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli invoca la nazionalizzazione delle Autostrade e indica tre vie da percorrere per riportare in mano allo Stato i 3mila chilometri di autostrade oggi affidati alla società della famiglia Benetton: il subentro di ANAS, la costituzione di una Newco o un commissario ad hoc. Tutte e tre le strade sarebbero molto costose a prescindere dalle penali, perché ci sono i debiti e le obbligazioni di Autostrade di cui farsi carico oltre a un necessario aumento di capitale per un costo che potrebbe arrivare a venti miliardi di euro.

Autostrade, la nazionalizzazione più pazza del mondo

Dall’altra parte della barricata c’è il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti, che è intervenuto al meeting di Comunione e Liberazione a Rimini e ha messo a tacere le indiscrezioni di una mossa a sorpresa dell’esecutivo per cancellare con una legge la convenzione con Atlantia e passare il timone della rete ad ANAS: «Non vedo i termini». Non solo. «Prima di nazionalizzare bisogna revocare, se si arriverà alla fine della procedura», ha avvertito, facendo ammenda per il voto favorevole dei leghisti al decreto “salva-Benetton” del 2008 e aggiungendo però di non essere persuaso che «la gestione dello Stato sia di maggiore efficienza».

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Il titolo di Autostrade in Borsa e il board dell’azienda (Il Sole 24 Ore, 21 agosto 2018)

Non solo: l’ideona della nazionalizzazione, raccontano oggi le cronache, è venuta a Toninelli dopo aver fatto visita nel week end a Beppe Grillo, come testimonia il profilo Instagram del ministro: Grillo aveva appena scritto un lungo post contro i signori delle autostrade in cui di fatto si invocava la nazionalizzazione. E Toninelli gli è andato dietro. Ma Stefano Buffagni, sottosegretario agli affari regionali, su La7 attacca a muso duro Autostrade («hanno fatto un disastro»), ma aggiunge: «Fare una legge per togliere la concessione sarebbe un suicidio, gli investimenti stranieri in infrastrutture non sarebbero più garantiti». E dunque fuggirebbero.

La nazionalizzazione per gradi

La Stampa parla di un’altra via che il M5S potrebbe seguire per ottenere il risultato finale della nazionalizzazione: procedere per gradi, «partendo da una commistione di pubblico e privato». Un passo alla volta, «si potrebbero riportare sotto la gestione dello Stato alcuni tratti della rete autostradale», sostiene Michele Dell’Orco, sottosegretario alle infrastrutture, «a partire, magari, proprio da quel tratto della A10 ligure. E invece adottare, per i restanti tratti della rete, un sistema di concessioni ai privati o a un privato unico». Un sistema diverso, però, da quello adottato finora, evidenzia Dell’Orco, «in cui il controllo dello Stato, magari, sia più stringente». Anche qui, in caso di una pluralità di concessioni ai privati (e non più a un’unica società come è stato finora con Autostrade), «potrebbe venirsi a creare una difficoltà nel reperimento di soggetti in grado di farsi carico dell’impegno», evidenzia Dell’Orco, «ma è un problema che credo sia superabile. E comunque di minore portata rispetto all’idea di trovare un nuovo concessionario unico».

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Autostrade: gli aumenti dei pedaggi (Il Fatto Quotidiano, 20 agosto 2018)

Il punto però è quello che succederebbe dopo. Ovvero una disputa legale che durerebbe anni, il rischio di una maxipenale e soprattutto i tempi lunghi per la ricostruzione del ponte. Tutti risultati che porterebbero alla fine il governo sul banco degli imputati visto che la viabilità di Genova e dell’intera Italia dovrebbe sopportare disagi per anni.

L’ipotesi di riscrivere la convenzione

Ecco perché allo studio c’è anche un altro piano, che parte dall’ipotesi di riscrivere la convenzione che oggi è sbilanciata a favore del concessionario. L’idea permetterebbe di rivedere il sistema di remunerazione delle tariffe che è opaco, e non riguarda solo Autostrade, al punto che nella scorsa legislatura è stata fatta un’indagine conoscitiva. E di rivisitare anche la questione delle penali: la convenzione attuale non ne immagina al di sopra dei 150 milioni, meno di un terzo della cifra che Autostrade ha “volontariamente” stanziato. Infine ci sono i controlli, che attualmente sono in capo al controllato secondo uno schema ridicolo e pericoloso che però nessuno dall’opposizione e in maggioranza ha mai messo in dubbio.

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Questa soluzione potrebbe evitare i pericoli della nazionalizzazione ma sarebbe giocoforza più lunga e di sicuro sarebbe molto lontana dalle tante prese di posizione del MoVimento 5 Stelle nei giorni del disastro.

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