Opinioni

«Se vince Renzi, no a Casini»

renzi casini

D’accordo, era un messaggio che risaliva a un’altra epoca: quella in cui Matteo Renzi, giovane e rampante sindaco di Firenze, portava l’attacco al cuore del partito dei brontosauri democratici: per questo “Se vince Renzi“, era lo slogan, non ci sarà “nessun inciucio che ci impedisca di governare e di fare scelte“, prometteva ai bei tempi. E per semplificare si diceva “Se vince Renzi, no a Casini“. Proprio quel Pierferdinando Casini che adesso che Renzi ha vinto – due volte – le primarie il Partito Democratico vuole candidare a Bologna dopo il suo eterno ritorno a capo della Commissione Banche, che alla fine è andata come è andata ma non certo per colpa sua.
matteo renzi pierferdinando casini
Se vince Renzi no a Casini“, parola di Renzi con tanto di hashtag e di “condividi se sei d’accordo”, che oggi suona come un’anticipazione dei fasti di Matteo Renzi News ed eredi. E infatti, scriveva oggi il Corriere della Sera, i vertici locali del partito tacciono e allo stesso tempo tremano di fronte all’ipotesi che l’ex presidente della Camera, ora nella coalizione di Matteo Renzi, possa correre in uno dei collegi a disposizione del capoluogo emiliano.

E allora nel torpore generale a suonare la sveglia ci ha pensato l’ex segretario regionale del Partito Democratico Salvatore Caronna, che sulla faccenda non ha paura di schierarsi. «Casini incarna un’altra idea della politica da quella della sinistra bolognese. Accettare oggi di eleggerlo, significa ammettere che le sue idee, le sue battaglie, i suoi valori erano quelli giusti».
L’affondo ha smosso le coscienze di molti militanti, che sui social network hanno condiviso la sua analisi, e fatto coraggio ad alcuni esponenti democratici locali, come la presidente del Consiglio regionale Simonetta Saliera, che si è chiesta quale sia alla fin fine il senso della candidatura di Pier Ferdinando Casini a Bologna: quello di «drenare voti dal centro destra o rischiare di perdere voti della sinistra?».

Pensate, era il 12 novembre 2012: in meno di sette anni è cambiato tutto. Adesso se vince Renzi, vince anche Casini.