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#Mattarelladimettiti: la mano dei russi dietro l’attacco al capo dello Stato

premier governo neutrale mattarella

Nella notte tra 27 e 28 maggio, dopo il no del presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Paolo Savona ministro dell’Economia, Luigi Di Maio, proprio a causa del rifiuto pronunciato dal Colle, annuncia l’intenzione di avviare la procedura di impeachment contro il capo dello Stato.

#mattarelladimettiti: gli strani profili

Alle 2 del mattino, in uno spazio che occupa pochi minuti, vengono registrati 400 nuovi profili Twitter da cui subito dopo partono migliaia di messaggi di attacco al Capo dello Stato. Spiega oggi Marzio Breda sul Corriere della Sera che a quel punto al Quirinale scatta l’allarme:

Grazie al lavoro della polizia postale si stabilisce che la fonte di tutto è una sola. Ma il monitoraggio sulla rete, per quanto stretto e attento, non consente comunque di trovare l’anello di congiunzione tra la galassia dei social network e una precisa cabina.

Al Quirinale in quelle ore giungono anche centinaia di migliaia di messaggi di sostegno di regia. Si sa che, con alta probabilità, dovrebbe esser stata creata all’estero, anche se nessuno è in grado di dire se c’entrino gli operatori russi impegnati in azioni di disturbo nella campagna elettorale americana.

marco travaglio mattarella

A Mosca e dintorni, del resto, ci sono le cosiddetta «fabbriche dei troll» (espressione gergale per definire i falsi utenti che manovrano l’informazione) di cui ha parlato già ieri il Corriere in un approfondimento sul lavoro del procuratore speciale Robert Mueller nel caso Russiagate.

E tra le novità che stanno trapelando dall’inchiesta ci sono ripetuti interventi negli ultimi anni anche sulla politica italiana. Lo staff di Mattarella non ha dunque elementi per addebitare specificamente a qualcuno la paternità di quel massiccio tentativo di interferenza.

Federico Fubini invece spiega che una ventina di profili coinvolti nella campagna digitale contro il capo dello Stato, che appartengono a italiani del tutto ignari, erano stati usati una o più volte dalla Internet Research Agency (Ira) di San Pietroburgo per far filtrare nel nostro Paese la propria propaganda a favore dei partiti populisti, dei sovranisti e degli anti-europei. Gli stessi «account» che fino a poco più di un anno prima erano stati rilanciati, fatti rimbalzare e a volte sollecitati a intervenire sulla Rete da parte di agenti russi sotto copertura, adesso stavano attaccando Mattarella.

Fivethirtyeight: una cyberguerra via social network

La rivelazione su Mattarella va ad aggiungersi a quanto scoperto ieri da Fivethirtyeight, che ha condiviso nove file csv contenenti circa tre milioni di interventi su Twitter. Gli autori sono profili fortemente sospettati dal procuratore speciale Robert Mueller di appartenere a operatori russi.Come scrive Fivethirtyeight.com, la fabbrica di troll russa – cioè la Internet Research Agency – avrebbe 400 impiegati e, da San Pietroburgo, avrebbe dato vita a “una sofisticata e coordinata campagna per seminare disinformazione e discordia nella politica americana”.  Gli investigatori di Washington hanno constatato che una parte del materiale è in italiano. Nello specifico non sono contenuti originali direttamente immessi nel circuito del dibattito politico nel nostro Paese. Piuttosto, i profili della fabbrica russa “rilanciano con una serie di retweet altri profili noti per essere al centro della conversazione sul social network degli ambienti simpatizzanti con le forze populiste in Italia”.

fivethirtyeight
Fonte: fivethirtyeight

Nel caso dell’Italia al centro dei file c’è il profilo di “Elena” – nome in codice Elena07617349 – che oggi non esiste più ma che fino al 2017 si distingueva per essere associata a contenuti anti Obama, Renzi e contro gli sbarchi. Un altro profilo filo-populista è quello di @NoemijBra, sparito nel 2017. Qual è l’ipotesi che si cela dietro tutto questo studio e questi riferimenti all’Italia? Da una parte è ridicolo anche soltanto pensare che siano questi 1500 tweet ad aver determinato il risultato delle elezioni in Italia. Dall’altra è evidente che il tentativo di inquinare il dibattito e l’opinione pubblica utilizzando i social network c’è. Per fortuna però l’opinione pubblica in Italia non ha mai contato nulla.

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