Cultura e scienze

Il grande ritorno del boicottaggio alla Francia per la Xylella

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In questi giorni è tornato a circolare un messaggio WhatsApp, o meglio lo screenshot di un messaggio, che avvisa che «da lunedì prossimo sarà attivo l’embargo francese su una moltitudine di prodotti agricoli pugliesi usando strumentalmente il problema xilella» (scritto proprio così invece che xylella). Per rispondere a questo “atto ostile” da parte del governo francese l’anonimo autore del messaggio invita quindi a boicottare i prodotti francesi. Segue una lista molto generica che comprende alcune note categorie di prodotti made in France come profumi, formaggi, borse e abbigliamento.

L’embargo francese? È del 2015, ed era legittimo

Il problema è che l’embargo non partirà genericamente “lunedì prossimo”. Il messaggio infatti risale al 2015 quando il ministro dell’Agricoltura francese emanò un decreto che impediva l’esportazione in Francia di 102 specie vegetali (non di prodotti agricoli quindi) provenienti dalla Puglia. Nella lista delle specie vegetali pugliesi c’era ovviamente l’ulivo – proprio a causa della Xylella che infesta gli uliveti in  – ma anche viti, piante di fico, mandorlo, pesco, agrumi, ciliegio, gelso nonché numerose piante ornamentali. La Francia aveva deciso così di mettersi al riparo da un eventuale arrivo della Xylella Fastidiosa, il batterio che causa il Co.Di.RO il complesso del disseccamento rapido dell’olivo che ha flagellato gli uliveti pugliesi, in particolare in Salento.

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E proprio al 2015 risale questa iniziativa di boicottaggio nei confronti della Francia. All’epoca la Commissione europea ritenne le misure anti-Xylella “in linea con la legislazione UE”. Perché “la legislazione UE prescrive che in caso di pericolo imminente uno stato membro può immediatamente prendere misure ulteriori contro le importazioni da paesi terzi“.

Il boicottaggio non ha avuto alcun effetto, lo stop agli abbattimenti degli ulivi sì

Insomma la Francia non aveva fatto nulla di illegale, aveva semplicemente applicato alcune prerogative concessi ai singoli stati membri dell’Unione. Un esempio molto semplice di sovranismo, ovvero di applicazione delle prerogative della sovranità nazionale. E fa sorridere che a criticare “l’embargo” fu proprio una delle più importanti sovraniste italiane. Giorgia Meloni infatti disse che alla decisione francese era necessario “rispondere con la stessa moneta”.

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È altrettanto evidente che il boicottaggio dei prodotti francesi non serve a nulla e non aiuta in alcun modo la Puglia. Ed infatti a tre anni di distanza possiamo dire con certezza che non ha avuto nessun effetto. Proprio in questi giorni alcuni politici e giornali sono tornati ad alimentare il vittimismo italiano sulla Xylella definendola bufala e “spiegando” che le cause del Co.Di.RO sono altre il ritorno in circolazione del messaggio sembra dovuto più al fatto che per una parte dell’opinione pubblica la storia di Xylella è ancora un complotto e che quindi le decisioni francesi del 2015 (chi condivide il messaggio nemmeno lo dice) sono in qualche modo “illegittime”. Paradossalmente se l’inchiesta della Procura di Lecce non avesse disposto lo stop agli abbattimenti ora in Puglia la situazione potrebbe essere migliore.

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E visto che siamo in tema di tornare al passato ricordiamo che sempre tre anni fa venne proposto un boicottaggio contro i prodotti francesi e tedeschi perché Germania e Francia non aiutavano l’Italia a risolvere l’emergenza migranti. E dal momento che anche in questi giorni Francia e Italia si sono scontrate sul destino dei disperati che partono dalla Libia ecco che sono comparsi altri inviti, molto più generici, a boicottare i prodotti francesi e a comprare solo made in Italy (magari quello prodotto da aziende italiane che sono di proprietà francese). E fa sorridere che tutti questi appelli al boicottaggio non servano a nulla, con buona pace di chi scrive che ha già personalmente provveduto a boicottare prodotti anche prodotti “sanitari” e “tecnomeccanici”.

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