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La nuova disgrazia della Capitale: la democrazia diretta del M5S

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Dopo nove mesi di governo della Capitale il MoVimento 5 Stelle ha deciso di iniziare a fare sul serio e quindi oggi l’assessora a Roma Semplice Flavia Marzano e il Presidente della commissione Roma Capitale, Angelo Sturni hanno annunciato di volere introdurre la “democrazia diretta in Rete” per consentire ai cittadini di partecipare all’amministrazione della città. Il che, visto che in questi nove mesi i 5 Stelle non hanno risolto nessuno dei problemi che avevano annunciato di essere sul punto di risolvere (ad eccezione, forse, della composizione della Giunta) significa che i romani avranno la possibilità di decidere sul nulla. Ma tranquilli, oggi è stata solo presentata una proposta di delibera.

M5S: l’era della democrazia diretta all’amatriciana

Il MoVimento 5 Stelle infatti, costitutivamente lontanissimo dalla politica degli annunci che caratterizza l’azione dei governo dei vecchi partiti della ka$ta ha deciso di prendere il coraggio a due mani e annunciare di voler procedere ad un rinnovamento dello statuto capitolino per introdurre introdurre la possibilità di fare petizioni popolari online che verranno successivamente presentate in aula dagli stessi cittadini (sarà divertente sentire onesti cittadini proporre lex grilline romane), di abolire il quorum per i referendum comunali di carattere abrogativo, consultivo e propositivo (perché in fondo la partecipazione è tutto). Ma non è finita qui perché i 5 Stelle “vogliono provare” ad introdurre – non si sa dove e non si sa come – il sistema del voto elettronico (come in America!).
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Infine ci sono anche due cosette come l’introduzione del bilancio partecipativo, perché a Roma gli eletti pentastellati dei vari Municipi (che dovrebbero in teoria portare le istanze dei territori in sede comunale) a volte si dimenticano di chiedere lo stanziamento dei fondi e l’inizio dell’era della partecipazione diretta con le consultazioni online. Un concetto che Sturni ha spiegato ricordando che mentre gli altri prendono decisioni chiusi nelle stanze nel MoVimento 5 Stelle tutto ciò avviene all’interno della piattaforma Rousseau. Come ha spiegato Angelo Sturni presentando la proposta che è il frutto del lavoro del primo anno del gruppo capitolino:

noi vogliamo avviare anche questo modello anche all’interno del sito di Roma Capitale. Dando la possibilità ai cittadini di esprimersi attraverso dei sondaggi, delle consultazioni, mettendo dei documenti anche prima di approvare determinate delibere. Questo in realtà è un metodo che non è soltanto democrazia diretta ma che consente alla città e agli amministratori di questa città di prendere delle decisioni consapevoli nell’interesse dei cittadini di avviare dei percorsi di approvazione di queste delibere in maniera più efficace ed efficiente.

E scopriamo così che la conoscenza diretta del territorio del quale i portavoce sono diretta espressione, la partecipazione degli attivisti tanto sbandierata, l’ascolto delle istanze dei cittadini e – in definitiva – l’essere cittadini e non una casta non sono sufficienti per amministrare una città. Del resto lo aveva riconosciuto anche Beppe Grillo qualche tempo fa quando invitava i romani a diventare sindaci dei loro “dieci metri quadrati” dimenticando ad esempio di tutte le volte che lui, lo Staff del MoVimento ed altri illustri portavoce a 5 Stelle sono intervenuti nelle vicende romane per indirizzare l’operato della Raggi (una su tutte l’invio a Roma del trevigiano Massimo Colomban a fare l’assessore alle partecipate).

C’era una volta la democrazia rappresentativa

L’alba di questa nuova era della partecipazione – che non tiene conto del fatto che in Italia il sindaco è già espressione diretta del voto popolare – è ancora di là da venire e non è nemmeno chiaro come verrà attuata. Si sa ad esempio che una specie di “piattaforma Rousseau” comunale verrà integrata sul sito del Comune ma non si sa chi la metterà in piedi (al momento quello di Casaleggio è l’unico esperimento attivo in Italia) e chi la gestirà. A dirla tutta non è stato nemmeno reso noto quanto costerà questo giocattolo e quanto farà risparmiare. Di sicuro non farà risparmiare tempo agli organi istituzionali. Il fatto che sia il MoVimento 5 Stelle a proporla non è una garanzia di qualità, visto quello che è successo a Genova dove il risultato delle votazioni online è stato sovvertito dal Capo Politico che ha chiesto ai suoi di “fidarsi di lui”. Del resto il Comune di Roma non è ancora stato in grado di far sapere come verranno spesi i soldi raccolti dall’iniziativa Roma Adotta Amatrice; si sa solo che ad un certo punto nel futuro i cittadini (solo romani? le donazioni sono arrivate da ogni parte d’Italia) per quali attività saranno destinati i 280 mila euro raccolti fino ad ora.
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Ma il dubbio è che questa trovata della democrazia diretta serva solo per coprire il vuoto spinto dell’Amministrazione capitolina. Non servono le segnalazioni o petizioni con tanto di audizione in Aula per capire quello che bisogna fare a Roma: è sotto gli occhi di tutti ma – come è successo per la speculazione di Monte Stallonara  – il Comune sembra aver dimenticato i cittadini che aveva coccolato durante la campagna elettorale. Quello di cui Roma ha un estremo bisogno ora è di una classe politica che sappia prendere delle decisioni e che abbia il coraggio di farlo davanti a tutti anche quando sono impopolari ma necessarie. Altrimenti perché i romani dovrebbero pagare diecimila euro Virginia Raggi per fare qualcosa che possono decidere di fare da sé comodamente da casa? L’assessora Marzano lamenta che il portale del Comune “non è accessibile” e che lo stanno ristrutturando per renderlo più accessibile, provate a cercare i bandi di gara aperti dai vari Municipi e vi renderete conto come la trasparenza non sia il criterio guida di questa amministrazione. Chiedete alle onlus sotto sfratto come procede la stesura del nuovo regolamento condiviso e di come le ingiunzioni di pagamento e le notifiche di sfratto non si siano fermate. Ma che ce frega, adesso abbiamo la democrazia diretta a Roma, whoa yeah.