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Perché gli abitanti di Monte Stallonara sono arrabbiati con Virginia Raggi

monte stallonara m5s

Il Piano di Zona B50 Monte Stallonara è, per certi versi, l’emblema dei problemi della Roma di ieri e di quella di oggi. A poco meno di un chilometro in linea d’aria dalla sede del Tar del Lazio in via della Pisana sorge il complesso di edilizia residenziale di Monte Stallonara. Per la verità a voler essere onesti “residenziale” andrebbe scritto così, tra virgolette; perché al di là dei palazzoni nella zona manca tutto: le strade non sono asfaltate (e solo una ha un nome), l’allaccio alla rete fognaria è precario, non esiste collegamento alla rete di fornitura del gas, illuminazione pubblica e quando piove garage e seminterrati sono a costante rischio di allagamento. La corrente elettrica è arrivata, per alcuni, solo a fine dell’anno scorso.

La truffa dell’edilizia agevolata a Monte Stallonara

La travagliata storia di Monte Stallonara ha inizio nel 2003, quando venne approvato il primo piano di zona che nelle intenzioni avrebbe dovuto riqualificare la zona (nella quale venne successivamente scoperta l’esistenza di alcune discariche abusive) e creare abitazioni di edilizia agevolata – quindi con il contributo del denaro pubblico – per cinquemila persone. Nonostate i ritardi nei lavori però i condomini vennero finalmente costruiti e messi in vendita. Qualcuno, in molti per la verità, comprarono un’abitazione a Monte Stallonara, accendendo un mutuo e iniziando a pagarne le rate. Ma in quel quartiere a parte le palazzine non c’è nulla: non ci sono servizi e nemmeno le opere di urbanizzazione primaria. Di fatto Monte Stallonara è inabitabile, eppure gli uffici del Comune di Roma (forse ignorando una questione che è nota e pubblica) hanno concesso ad alcuni proprietari degli appartamenti il cambio di residenza, sancendo quindi l’abilità di complessi abitativi che sono tutt’altro che vivibili. Chi può è costretto a stare in affitto da qualche altra parte (e a pagare il mutuo) in attesa che il quartiere venga ultimato, altri invece hanno deciso di trasferirsi a Monte Stallonara, dove le strade sono sterrate e gli abitati hanno effettuato – a loro spese – i lavori per avere almeno l’allacciamento alla rete elettrica.

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L’area di Monte Stallonara fotografata da Google Maps

E non è che il Comune di Roma e le varie amministrazioni che si sono succedute in questi anni non sapessero del problema e dei disagi dei residenti, nel 2013 il Comune aveva annunciato l’avvio dei lavori per le opere di urbanizzazione, ma i lavori non sono mai partiti perché l’azienda non aveva i fondi necessari. A farne le spese sono soprattutto coloro che hanno acquistato gli appartamenti e le stanno pagando. Appartamenti che, si è scoperto, sono stati venduti ad un prezzo gonfiato dall’azienda costruttrice che aveva peraltro già incassato i contributi pubblici previsti per i progetti di edilizia agevolata. Le cooperative che hanno costruito i palazzi infatti hanno ricevuto, secondo quanto previsto dalla legge regionale, dei fondi pubblici che sarebbero serviti per contenere il prezzo di vendita. Ma a quanto pare così non è stato e gli appartamenti sono stati venduti a prezzi superiori a quelli stabiliti dalle tabelle del Comune (che da parte sua avrebbe dovuto vigilare ma non l’ha fatto).
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Quando l’assessore Berdini si prende meriti che non ha

In tutti questi anni i residenti non sono stati certo con le mani in mano e si sono costituiti in un comitato di quartiere nel tentativo di fare pressione sul Comune e di chiedere alla Magistratura di indagare sui noti problemi che affliggono Monte Stallonara. È grazie a loro, al sindacato degli inquilini ASIA-USB, all’interessamento del consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Fabrizio Santori, che ha presentato un esposto sulle mancate opere di urbanizzazione, e di Roberta Lombardi, deputata del MoVimento 5 Stelle, che ne ha presentato un altro sull’omesso controllo da parte dei funzionari comunali se nei giorni scorsi i magistrati della procura di Roma hanno sequestrato tre palazzine, i conti correnti e le quote azionarie di sei persone indagate con l’accusa di truffa “nei confronti della Regione Lazio, del Comune di Roma e di circa 76 persone con il concorso di un Dirigente e un Funzionario di Roma Capitale, indagati per abuso di ufficio”.

Dopo l’annuncio del sequestro l’assessore all’urbanistica Paolo Berdini ha esultato sul Blog di Beppe Grillo scrivendo che il MoVimento sta riportando la legalità a Roma. Ma la verità è che Berdini non c’entra nulla e in questi otto mesi di amministrazione a Cinque Stelle della capitale gli atti della giunta Raggi su Monte Stallonara sono pari a zero. Una delle residenti del quartiere, intervistata da L’aria che tira, ci ha tenuto a ribadire un concetto chiave:

Dopo tante promesse fatte dall’assessore e da tutti i politici sia di destra che di sinistra qualcosa finalmente si sta muovendo. Non è giusto che ci siano persone che attaccano il cappello dove non è cosa loro. Noi siamo andati dalla sindaca e non ci ha ricevuto, quando c’erano gli sfratti, quando c’era da fare campagna elettorale erano qui da noi. Noi ci aspettavamo qualcosa anche perché noi li abbiamo votati e i nostri voti se li sono presi.

Anche il sindacato ASIA USB in un comunicato denuncia l’inerzia e il disinteresse dell’attuale amministrazione capitolina:

Tale sequestro, a differenza di quello che fa capire l’assessore, non è avvenuto per un esposto depositato da quest’ultimo o dall’attuale Giunta o dall’avvocatura di Roma Capitale. Le denunce in tutti i casi sono state presentate attraverso l’avvocato Vincenzo Perticaro vista l’evidente inerzia del Comune. Di quale legalità si parla? Il sequestro preventivo è avvenuto proprio perché il Comune non ha fatto nulla di quanto previsto nelle convenzioni, come ad esempio vigilare ed applicare le relative sanzioni previste.Mentre ancora non esiste neanche una contestazione di sanzione alle società responsabili di tale scempio

Gli inquilini delle palazzine si sarebbero aspettati che la sindaca Virginia Raggi dopo le promesse fatte in campagna elettorale fosse in grado di contestare una sanzione nei confronti delle società responsabili delle costruzioni. Se il Comune  – come scrive Berdini – avesse davvero vigilato sul rispetto delle regole si sarebbe accorto della violazione delle convenzioni e avrebbe se non altro potuto avviare un procedimento nei confronti di dei trasgressori. Ma evidentemente Berdini, in nome della trasparenza e della lotta per il ripristino della legalità, preferisce non dirlo.