Economia

Quanto vale lo stadio della Roma a Tor di Valle? Il fiuto per gli affari del ragionier Beppe Grillo

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A nove mesi dall’elezione di Virginia Raggi a sindaca di Roma Capitale il ragionier Beppe Grillo ha scoperto che la città “è una bomba atomica” e ha pubblicamente ammesso che Virginia Raggi non basta a cambiare tutto. Si scopre così che quel famoso “vento sta cambiando, signori, sta cambiando” non è nemmeno una brezza leggera e che ora non possiamo pretendere troppo dalla sindaca perché “cosa fa in una situazione così?“. Insomma il problema non è la Raggi e la sua teoria di assessori danzanti, il problema è Roma. Eppure quando i Cinque Stelle protestavano ad oltranza sotto al Campidoglio contro Ignazio Marino sembrava che il punto fosse che Marino non era in grado di risolvere i problemi mentre loro avrebbero saputo come fare.

«Questa città, è una bomba, può scoppiare da un momento all’altro»

Dopo aver fatto capire che il problema è che il Comune, la Regione e il Governo sono di partiti diversi (curioso, sarebbe sufficiente dialogare ma per il M5S non è un’opzione) Grillo ha detto in maniera abbastanza chiara che il MoVimento 5 Stelle non è in grado di “cambiare tutto” come promesso. Non che non ce ne fossimo accorti: il Parlamento non è stato aperto “come una scatoletta di tonno”. Viene quasi da pensare che qualora il M5S vincesse le prossime elezioni politiche dopo qualche mese Grillo sarà costretto a vestire nuovamente i panni del ragioniere per spiegarci che l’Italia “è una bomba atomica” e che da soli i portavoce non ce la fanno e hanno bisogno di una mano da parte di tutti. Ma torniamo a Roma: Grillo chiede la collaborazione di tutti per aiutare la Raggi e diventare “sindaci dei propri 10 metri quadrati”. Un appello che però va oltre il richiamo al senso civico dei cittadini romani e che non tiene conto di due cose: la prima è che i romani hanno eletto la Raggi per risolvere problemi che vanno ben oltre quei 10 metri quadri. La seconda è che chi chiede ora che i cittadini si impegnino in prima persona è il Capo Politico di un partito che ha fatto più di un tentativo di commissariare la Raggi, senza contare che di possibilità di mettere in atto la tanto sbandierata democrazia diretta in questi mesi non è che se ne siano viste. Insomma, a parole Grillo chiede il coinvolgimento dei cittadini romani, nei fatti lui e il MoVimento 5 Stelle di Roma fanno l’esatto opposto.

Io vi dico due cifre perché sono un ragioniere: abbiamo un bilancio di 4,5 miliardi in questa città, di spesa sono destinati agli investimenti solo 236 milioni. Milano destìna agli investimenti 10 volte di più

Curiosamente Beppe Grillo il ragioniere dimentica quello che diceva nel 2015 l’ex vicesindaco della giunta a 5 Stelle (e ora assessore allo Sport) Daniele Frongia che prometteva risparmi pari a poco più di un miliardo di euro che si sarebbero potuti realizzare qualora i Cinque Stelle avessero vinto le elezioni. Frongia prometteva di riuscire a farlo solo andando a tagliare le spese non necessarie e razionalizzando le altre.
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Al grido di #isoldicisono gli allora consiglieri comunali Raggi e Frongia ci spiegavano il metodo infallibile per trovare un miliardo di euro. Nel finale Raggi chiede se le amministrazioni di altre città, ad esempio Milano, siano “più efficienti quindi?” e il buon Frongia risponde “temo di sì”. Ora invece per Grillo non è più questione di essere più o meno efficienti.

Non chiedeva l’aiuto dei cittadini ad occuparsi dei propri “10 metri quadri”. E per dirlo aveva “setacciato per due anni” i conti del Comune di Roma. In maniera scientifica addirittura. Ah se solo Frongia si fosse avvalso della consulenza del ragionier Grillo..
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A Roma mancano gli investimenti!1

Ma a Roma il problema non sono solo quelli che la Raggi e la sua giunta hanno ereditato – e non è che fossero un segreto – dalla passate amministrazioni (le buche, la raccolta dei rifiuti, le municipalizzate, il debito pubblico). Grillo ci spiega che a Roma mancano gli investimenti. Ed è vero, e visto che lo stato dei conti di Roma Capitale non si può certo pensare che sia solo il Comune a fare gli investimenti, con i soldi pubblici dei cittadini. Perché questo significherebbe continuare a fare quello che si è fatto negli ultimi trent’anni: altro debito che andrà a gravare nelle tasche dei romani (ed eventualmente dei cittadini italiani). Questo però non significa che non ci siano soggetti privati che vogliono investire a Roma uno su tutti? Eurnova, che ha proposto un progetto per il nuovo stadio della Roma che vale 1,7 miliardi di euro. La storia la sappiamo, Eurnova vuole costruire un nuovo stadio per l’A.S. Roma a Tor Di Valle e per farlo (perché la legge prevede così) deve fare in modo che sia finanziariamente sostenibile. Per questo motivo verrà costruito un business park ma soprattutto tutta una serie di infrastrutture utili per Roma. Ad esempio il Fosso di Vallerano, un’opera che la città attende da anni per mettere in sicurezza dal punto di vista idrogeologico quella zona della Capitale ma per la quale il Comune non ha stanziato i soldi necessari.

Ma non ci sono solo le opere pubbliche (realizzate dal privato) ci sarà anche una ricaduta positiva sull’economia romana. Uno studio della facoltà di Economia dell’Università La Sapienza di Roma pubblicato nel novembre scorso sarà in grado di generare “un significativo incremento del PIL della provincia di Roma, pari a 5,7 miliardi di euro dopo 3 anni (2020), 12,5 miliardi dopo 6 anni (2023) e 18,5 miliardi dopo 9 anni (2026) rispetto a quello che si avrebbe in assenza dell’intervento. L’incremento percentuale stimato sarà quindi di circa l’1,5% nell’arco dei nove anni 2017-2026”. Un impatto economico definito “senza precedenti” per la Capitale sia a livello occupazionale (ovvero le persone che lavoreranno alla realizzazione dello progetto e quelle che verranno assunte) che comporterà la riduzione della disoccupazione nella Provincia di Roma pari allo 0,8%; sia a livello di incremento delle entrate fiscali (ovvero le tasse pagate al Comune di Roma) che in media si è calcolato possano essere pari a 142 milioni di euro in più all’anno che il Comune potrà investire – sempre che la Raggi ce la faccia, perché stando a Grillo forse potrebbe non riuscirci – per migliorare la vita dei romani.


Il Prof. Giuseppe Ciccarone, Decano della Facoltà di Economia della Sapienza, ha spiegato che l’impatto economico su Roma sarà 2,5 volte quello generato da Expo a Milano:

Si tratta di uno dei progetti di riqualificazione urbana più ambiziosi che si siano mai visti a Roma e in Italia. Secondo la nostra analisi, l’impatto economico sulla città di Roma sarà di circa due volte e mezzo quello generato da Expo 2015 su Milano e del 68% più grande di quello del Giubileo della Misericordia. Con questa opera si rilanceranno vari settori come l’edilizia, l’intrattenimento e i servizi.

Nonostante questo però Beppe Grillo, che da ragioniere si lamenta della mancanza di investimenti a Roma, da politico preferisce non decidere anzi propone di spostarlo e di non farlo a Tor di Valle paventando un inesistente pericolo inondazione dovuto ad un altrettanto inesistente aumento del rischio idrogeologico se verrà costruito lo stadio. La situazione però dopo la realizzazione delle opere di messa in sicurezza sarà questa qui:

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Fonte: “L’indotto del progetto Stadio della Roma – Tor di Valle: Analisi di impatto economico e sociale”

Infine un piccolo appunto su una cosa che il ragionier Grillo sembra non aver capito, ovvero la Conferenza dei Servizi sullo stadio della Roma. Grillo infatti dice:

Non è possibile che per qualsiasi investimento tu debba passare attraverso la Regione Lazio! La Regione Lazio decide se fare o non fare una struttura da un milione di metri cubi, e il Comune deve subire questa roba.

Ora non è vero che il Comune “deve subire” questa roba. Perché innanzitutto il Comune ha dato il primo ok al progetto con una delibera (nel 2014) in secondo luogo perché il Comune ha voce in capitolo nella Conferenza dei Servizi.

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L’iter dello stadio della Roma secondo la legge (da StadiodellaromaFAQ)

E sempre il Comune di Roma ha il potere di far votare una delibera con la quale cancella il pubblico interesse nei confronti dello stadio della Roma (ricordiamo che non è lo stadio a costituire il pubblico interesse ma le opere a compensazione che il proponente costruirà). Se venisse a cadere il pubblico interesse (il Comune dovrebbe ritirarlo con una delibera) allora bisognerebbe riscrivere una nuova delibera e ricominciare tutto da capo con la certezza però che quelle opere pubbliche non verranno realizzate.

Leggi sull’argomento: Beppe Grillo, lo stadio della Roma a Tor di Valle e il rischio idrogeologico che non c’è