La macchina del funky

«Luigi Di Maio non firmi il contratto con il MoVimento 5 Stelle»

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Federico Geremicca sulla Stampa di oggi parla di Luigi Di Maio, candidato premier del MoVimento 5 Stelle, e del contratto che Virginia Raggi ha firmato a Roma con il M5S che le impone tutta una serie di obblighi e che è stato giudicato come “una minchiata” (termine tecnico) dal punto di vista giuridico da autorevoli esperti di diritto, come in effetti sembrava a tutti. Geremicca, che ne parla prendendolo sul serio, invita in ogni caso Di Maio a non firmarlo:

Il «capo politico» del Movimento è pronto ad annunciare agli elettori (i suoi e quelli di altri partiti) che non firmerà mai un regolamento del tipo di quello che fu imposto a Virginia Raggi, candidato-sindaco della Capitale? «Le proposte di nomina dei collaboratori dovranno essere preventivamente approvate a cura dello staff dei garanti del M5S»; l’eletto «assume l’impegno di dimettersi qualora sia ritenuto inadempiente al presente codice di comportamento, con decisione assunta da Beppe Grillo o Gianroberto Casaleggio»; «La costituzione dello staff della comunicazione delle strutture di diretta collaborazione politica degli eletti sarà definita da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio in termini di organizzazione e scelta dei membri»; gli eletti «dovranno operare in sintonia con i principi del M5S… e con le indicazioni date dallo staff».
Questo è quel che fu costretta a firmare Virginia Raggi: un codice di comportamento che, oltre a prevedere una multa di 150 mila euro per gli eletti che avessero violato i principi del Movimento, la espropriava di non pochi poteri decisionali. E sia chiaro: non si trattava di regole imposte così per dire, perché dalla scelta dei più stretti collaboratori fino alla nomina di raffiche di nuovi assessori, la longa manus di Grillo e dei Casaleggio si è fatta sentire eccome. Un tale livello di subordinazione (per altro nei confronti di figure dalla legittimazione democratica assai incerta) era parso già insopportabile nella Capitale d’Italia: è evidente che sarebbe del tutto inaccettabile se applicato al Governo del Paese.

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I requisiti giuridici del codice etico del M5S

In molti nel M5S hanno avuto dubbi sul codice etico, che però è stato sottoscritto anche da Roberta Lombardi, candidata alla Regione Lazio per il M5S. Geremicca chiede un impegno al capo politico grillino:

Insomma: una volta eletto presidente del Consiglio dal Parlamento, su nomina del Presidente della Repubblica, Luigi Di Maio sarebbe disposto a dimettersi su richiesta di Beppe Grillo e Davide Casaleggio? Sarebbe pronto a far decidere allo «staff» nome e ruolo dei suoi più stretti collaboratori? Ed è accettabile che siano un attore ed un’azienda privata a decidere il nome e poi magari le dimissioni dei suoi ministri?
Ripetiamo, un tale codice (in realtà una somma di diktat) era già difficilmente accettabile riguardo al Comune di Roma: se trasferito a livello del governo nazionale, non solo farebbe a pugni con la nostra Costituzione, ma confermerebbe l’esistenza di seri problemi di democrazia all’interno di un Movimento che pure si candida alla guida del Paese. E dunque: dopo aver tentato di rassicurare l’amministrazione americana, l’onorevole Di Maio è in grado di fare lo stesso con la pubblica opinione italiana? In fondo, non è difficile. Basta dire «io un regolamento così non lo firmerò mai».

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