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Luigi Di Maio spiega il mondo a Macron

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Luigi Di Maio ha deciso di rivolgersi direttamente al Presidente della Repubblica Francese Emmanuel Macron per parlare di migranti. Lo ha fatto con un video dove spiega che l’Italia non può più accoglierne ed è giunto il momento per l’Europa – e la Francia – di fare la propria parte. Il Vicepresidente della Camera è stato preso in contropiede dalle dichiarazioni di Mattarella, Gentiloni e Renzi sui “numeri non sostenibili” delle migrazioni dirette verso le nostre coste. Qualche giorno prima Paolo Gentiloni aveva addirittura proposto l’inutile misura della chiusura dei porti alle navi delle ONG.

Cher Président Macron ti scrivo, così mi distraggo un po’

Per Di Maio non si può essere europeisti à la Macron, ovvero con le frontiere degli altri. E c’è da chiedersi innanzitutto cosa avrebbe detto Di Maio se a vincere le presidenziali francesi fosse stata Marine Le Pen, il cui programma – dall’uscita dall’Euro al ritorno della sovranità nazionale – tanti punti di contatto aveva con la visione dell’Europa del MoVimento. Ma per fortuna le cose sono andate diversamente e ora Di Maio può rivolgersi ad un vero europeista. Sembrano passati anni da quando il MoVimento proponeva di risolvere i problemi dei migranti con “sanzioni per le multinazionali che violano i diritti umani nei Paesi terzi” oppure tramite “l’abolizione rigida di ogni forma di finanziamento diretto e indiretto ai produttori di armi”. Eppure era solo il marzo scorso con la presentazione dello spassoso libro a 5 Stelle dei cittadini per l’Europa.

Di Maio in sostanza chiede – come hanno già fatto prima di lui i rappresentanti del governo – che la Francia si faccia carico dell’accoglienza dei migranti. E fin qui non c’è nulla di male. A parte forse stare al Parlamento Europeo nello stesso gruppo parlamentare di partiti apertamente anti-europeisti. È vero che è facile fare gli europeisti con le frontiere degli altri. Ma è altrettanto vero che fare gli europeisti quando da anni si è alleati dell’UKIP di Nigel Farage lascia più di qualche perplessità. Non va dimenticato che prima della Brexit il Regno Unito aveva chiesto e ottenuto di essere esentato dalle quote di ripartizione dei migranti.

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Fonte: ec.europa.eu

È vero che l’Europa contribuisce solo in parte alle spese dello Stato italiano per l’accoglienza dei migranti. Ma è anche vero che – come diceva il ministero dell’Economia lo scorso anno – la maggior parte delle spese sostenute riguarda il soccorso e il salvataggio in mare. Spese che potrebbero essere destinate ad aumentare se, come propone da qualche mese il M5S si dovesse vietare alle ONG di operare nel Mediterraneo centrale. Non è poi vero che l’Italia è il Paese dove sbarca la quasi totalità dei migranti e dei richiedenti asilo. Anche la Grecia è sotto forte pressione a causa dell’elevato numero di migranti che arriva dalla rotta dell’Egeo.

Di Maio racconta a Macron la bufala delle ONG in combutta con gli scafisti

Poi Di Maio con Macron tira di nuovo fuori la storia delle ONG in combutta con gli scafisti. Un allarme che però è stato subito smentito dallo stesso procuratore di Catania (non di Messina) Carmelo Zuccaro. Non solo non ci sono prove di contatti e legami tra rappresentanti delle ONG e scafisti. Inoltre in un contesto europeo parlare di “imbarcazioni battenti bandiera straniera” ha davvero poco senso. Inoltre le principali ONG hanno bilanci estremamente trasparenti mentre quasi tutti i vascelli battono bandiera di paesi europei (e solo in alcuni casi di un paradiso fiscale).

Pochi mesi fa ho lanciato un allarme circa le operazioni di salvataggio che avvengono dal Mediterraneo ad opera di alcune imbarcazioni delle organizzazioni non governative. Il procuratore di Messina aveva lanciato un allarme ancor più grave, e cioè ha messo in guardia gli italiani dal fatto che alcuni scafisti, alcuni mercanti di uomini, trafficanti di uomini, potessero stare finanziando alcune imbarcazioni delle ONG battenti bandiera straniera. Noi avevamo proposto una cosa molto semplice: avevamo proposto di non far approdare nei nostri porti le imbarcazioni di ONG non trasparenti, quelle che non esibiscono i bilanci, quelle su cui ci sono ombre, e quelle che hanno bandiera di paradisi fiscali.

Forse se si fosse perso meno tempo ad analizzare le fantasiose ipotesi personali di Zuccaro e più a cercare un confronto con gli altri paesi europei non saremmo in questa situazione.

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Ma evidentemente per i nostri politici è più conveniente dare addosso alle ONG che insistere con gli altri Stati europei affinché provvedano a farsi carico della loro quota di richiedenti asilo. Guardando i dati forniti dalla Commissione Europea i numeri rimangono bassi rispetto ai migranti sbarcati nel nostro Paese, ma non c’è dubbio che qualcosa abbia iniziato a muoversi. Anche se l’Italia – vuoi per la lentezza delle procedure di identificazione vuoi per altri motivi – non riesce a trasferire un numero sufficiente di stranieri (una parte degli arrivi in Grecia vengono rilocati in Turchia).
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Gli Stati membri non stanno ottemperando in maniera sufficientemente rapida agli impegni presi con l’Italia e con la Grecia per il trasferimento di quote di migranti. Ci sono poi alcuni paesi (come Polonia e Ungheria) che hanno chiuso le frontiere. In un’ottica di solidarietà europea la Commissione dovrebbe agire per convincere questi stati a fare la loro parte.
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Non è solo la Francia il problema. Così come l’Italia non è esente da colpe. La Commissione in una nota pubblicata il 16 maggio ha chiesto all’Italia di “urgently speed up” le procedure per identificare e registrare tutti coloro che sono in possesso dei requisiti per essere trasferiti altrove. Insomma, una parte dei migranti – quelli che hanno diritto a richiedere la protezione internazionale – rimangono in Italia per colpa dell’inefficienza del sistema di identificazione. Sistema al quale la Commissione ha di recente concesso un finanziamento da 15,3 milioni di euro per migliorare il processo. Quando Di Maio dice che le procedure durano mesi e anni e che l’Europa ci deve dare una mano dimentica che l’Europa qualcosa l’ha già fatto e che ci sono 402 agenti di Frontex che operano congiuntamente alle forze dell’ordine italiane. Siamo noi che non riusciamo – da anni – a risolvere una questione che è più che altro burocratica. In questa situazione, con buona parte dell’Europa che non fa la sua parte il MoVimento continua a proporre una revisione del Regolamento di Dublino (che però riguarda solo i richiedenti asilo). Quali speranze ci sono di trovare un accordo condiviso a livello europeo? Questo Luigi Di Maio curiosamente non lo dice.