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Perché bloccare i porti alle ONG non risolverà il problema degli sbarchi

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Ieri mentre i consiglieri comunali del M5S facevano girare un inutile hashtag sull’emergenza migranti a Roma il Presidente del Consiglio Gentiloni minacciava l’Unione Europea di chiudere i porti alle navi delle ONG. La logica conseguenza di quello che aveva detto il giorno prima il Segretario del PD Matteo Renzi aveva dettato la linea dicendo che “i numeri non sono sostenibili“. Nell’aria c’è voglia di blocco navale, un’idea già cara a politici del calibro di Matteo Salvini.

Davvero l’Italia può impedire gli sbarchi chiudendo i porti?

A quanto pare per il governo è inaccettabile che imbarcazioni che non battono bandiera italiana possano sbarcare i migranti sulle nostre coste. Sembra quasi di essere tornati indietro di un paio di mesi, quando il M5S chiedeva che le navi delle ONG sbarcassero i migranti nei porti delle nazioni di appartenenza. Ad esempio se una nave batte bandiera tedesca dovrà portarli – poniamo – ad Amburgo. Ovviamente si tratta di un’ipotesi che non regge: la Convenzione di Amburgo indica che le persone soccorse in mare debbano essere trasferite nel porto sicuro più vicino. Inoltre,  e il governo dovrebbe saperlo bene, i soccorsi avvengono nell’area SAR posta sotto il controllo della Guardia Costiera che coordina tutte le operazioni di recupero e di salvataggio. C’è poi il problema che l’Italia non può vietare indiscriminatamente l’accesso ai migranti, soprattutto alle persone che fanno richiesta di asilo politico.

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Fonte: The Wall Street Journal

Ma l’intento del governo italiano è più quello di fare la voce grossa con l’Unione Europea che davvero bloccare i porti. Cosa che non solo sarebbe difficilmente praticabile ma che soprattutto sarebbe contraria alle norme del diritto di navigazione. Ed infatti l’Italia ha incassato oggi il plauso della cancelliera Angela Merkel che durante la conferenza stampa al termine del vertice preparatorio del G20 a Berlino ha detto “aiuteremo l’Italia ci sta proprio a cuore questa necessità”. Anche la Commissione Europea ha invitato il nostro Paese a non bloccare i porti alle imbarcazioni delle Ong. Natasha Bertaud, portavoce della Commissione, ha detto: “Noi siamo pronti ad aumentare il nostro sostegno all’Italia, in particolare con un ulteriore aiuto finanziario”. E la Commissione chiederà a “tutti gli Stati membri di raddoppiare i propri sforzi” a fronte della situazione lungo la rotta del Mediterraneo centrale. Il premier Paolo Gentiloni ha subito ringraziato i leader europei per la disponibilità: “voglio ringraziare i leader per la solidarietà e la comprensione per le difficoltà che dobbiamo affrontare in comune”. Ma nel frattempo il valico di Ventimiglia rimane chiuso. Che l’Europa si sia accorta che quello del governo italiano è solo un bluff mal congegnato? Possibile.

Come fermare gli sbarchi dei migranti?

Il diritto e la legge dicono che l’Italia non può davvero fare quello che minaccia. Ma Gentiloni e Renzi più che ottenere la solidarietà dei paesi UE puntano ad recuperare consensi. Se la gente è “esasperata dalla situazione” il modo migliore è far vedere che il governo è al loro fianco e lotta contro l’Europa. Che sicuramente ha le sue responsabilità, ad esempio nel non essere riuscita a far accettare il sistema delle quote a diversi paesi dell’Est europeo (vedi ad esempio l’Ungheria) ma che difficilmente riuscirà a ottenere qualcosa con le minacce dell’Italia.

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Le rotte dei migranti nel Mediterraneo (fonte: Agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite)

Ora i governi europei si impegneranno in un “approfondita discussione” per trovare una soluzione condivisa sulla cooperazione per far fronte agli sbarchi. Ma la verità è che per impedire il continuo afflusso di migranti verso l’Italia e la UE la soluzione non si trova in mezzo al mare e nemmeno sulle coste e sui porti. Soprattutto non si trova nei porti italiani. Bisognerebbe guardare un po’ più a Sud, dove la UE dal 2011 fatica a gettare lo sguardo. E prendere ad esempio una posizione chiara sulla pacificazione della Libia. È chiaro che tenere una porta spalancata a due passi dai confini europei continuerà a favorire il passaggio dei disperati. Ma non bisogna nemmeno commettere gli errori del passato, ovvero di quando ci si affidava a Gheddafi per “tenere a bada” i flussi. Perché sotto il regime del colonnello i disperati che giungevano in Libia veniva rinchiusi in campi di detenzione disumani.
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(fonte: Agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite)

E allora bisogna guardare ancora più lontano, alla Siria ad esempio (da dove proviene l’8% dei migranti che arrivano in Europa) ma anche all’Africa. Non è vero che c’è tutto un continente che vuole venire in Europa ma l’analisi dei flussi è chiara. Le persone che affrontano il viaggio terribile per arrivare in Europa scappano dalla miseria e dalla fame. Si possono chiudere tutte le porte e i porti che si vuole ma finché non si risolverà il problema alla radice la situazione rimarrà invariata. È un progetto irrealizzabile? Sta ai governi europei decidere cosa è più conveniente: se far spazio a qualche centinaio di migliaia di persone (in un continente abitato da 500 milioni di persone) o se intervenire a fondo, e sul serio a Sud dei nostri confini.