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Luca Sacchi sapeva dei 70mila euro nello zaino di Anastasia Kylemnyk?

luca sacchi

Settantamila euro nello zaino, 15 chilogrammi di marijuana da acquistare e una pistola che non si trova. Il giorno dopo l’ordinanza che ha portato in carcere Giovanni Princi e a una misura cautelare per Anastasia Kylemnik il velo sull’omicidio di Luca Sacchi è finalmente strappato grazie alla comparsa in scena di Marcello De Propris, l’uomo che avrebbe dovuto fornire lo stupefacente a Valerio Del Grosso e Paolo Pirino e che alla fine ha dato ai due la pistola che ha ucciso il personal trainer.

Luca Sacchi sapeva dei 70mila euro nello zaino di Anastasia Kylemnyk?

E adesso è anche chiaro che, come aveva detto il capo della polizia Franco Gabrielli, la storia dell’omicidio al John Cabot Pub dell’Appio Latino non era quella raccontata all’inizio. Il Messaggero racconta oggi in un articolo a firma di Alessia Marani che la coppia Luca-Anastasia faceva parte della partita:

Per il gip «i giovani apparivano inseriti, nel mondo degli stupefacenti» e il «Princi per primo aveva coinvolto Kylemnyk». Non un gruppo di periferia, non ragazzi che vivono situazioni di disagio o abbandono in quartieri difficili. Hanno studiato tutti, hanno tutti buone famiglie, ma con «un’attrazione malata per il mondo della malavita».

«Trattandosi di giovani estranei a malavitosi – scrive il gip – per storia familiare e personale, e comunque non dediti al consumo personale (l’autopsia del Sacchi lo esclude per lui), la spiegazione non può che essere la prospettiva di facile arricchimento, senza escludere l’attrazione malata per il mondo della malavita, attrazione riscontrata in altre indagini nei confronti della criminalità organizzata alla quale si erano uniti giovani insospettabili, in quanto appartenenti a ben altri contesti sociali».

anastasia kylemnyk luca sacchi

Abbandonati i banchi dei licei classici e scientifico, anche i ragazzi dell’Appio Latino, sarebbero stati, dunque, attratti da stili di vita diversi, quasi mitizzati nei romanzi criminali delle serie tv. Princi, figlio unico e di certo non bisognoso di soldi, considerava lo spaccio come un «lavoro».

Emblematica la frase riportata ai carabinieri dal fratello della vittima, Federico Sacchi, che andato incontro al Princi la sera del 23 ottobre per salutarlo all’interno del pub John Cabot, veniva sbrigativamente da questi liquidato con: «Non ho tempo. Non sono qui per piacere». Princi, ritiene il gip, «era lì per “lavoro”, per affari loschi», la droga era «diventata il suo core business». E forse sarebbe stato proprio lui a coinvolgere Anastasia, che in quanto donna, «poteva passare più inosservata».

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Ma l’interpretazione data dal GIP non piace alla famiglia Sacchi: «Non ci sono elementi per dire che Luca fosse coinvolto, partecipe o consapevole della compravendita di sostanza stupefacente. È il procuratore Michele Prestipino ad averlo detto», dice il loro avvocato Armida Decina al Messaggero oggi. Il padre Alfonso invece punta il dito su Giovanni Princi e sulla sua intesa con Anastasia:

Come si comportava Princi?
«Un po’ spavaldo, un po’ presuntuoso come quelli che hanno l’abitudine a fare i “capetti” ma Luca non era un succube, affatto».

Ha percepito in quelle giornate un particolare feeling tra Anastasia e Princi?
«Non sono bravo in questo, mia moglie forse, io non posso dire di sì ma neanche affermare il contrario. Tutti e due, Giovanni e Anastasia se hanno sbagliato dovranno pagare perché a noi Luca non ce lo ridarà mai nessuno»

Il piano del killer di Luca: “Scappo in Brasile con i soldi”

Intanto Princi è finito in carcere per spaccio e detenzione di droga, Anastasiya, con la stessa accusa, ha l’obbligo di firma. Insieme a Marcello De Propris, 22 anni, che oltre alla marijuana ha messo a disposizione la calibro 38: «Te stai a cagà addosso», diceva a Del Grosso al telefono dieci minuti prima del delitto. Lo fomentava. «Io voglio fa’ un casino», rispondeva l’altro. Racconta Repubblica:

Ad ascoltarli, però, c’erano gli agenti di polizia che indagavano su un traffico di droga che ruotava proprio intorno a De Propris, accusato anche di omicidio e rapina, e al padre Armando (finito anche lui in carcere). Gli inquirenti sono arrivati a dama incrociando con le testimonianze quelle intercettazioni. Una di queste è tra Del Grosso e il suo datore di lavoro: «Ho sparato. Non volevo colpirlo, poi ho preso lo zaino e con Paolo siamo scappati. Scappo in Brasile, abbiamo 70 mila euro».

marcello de propris giovanni princi
Foto da: Repubblica (30 novembre 2019)

Quanto a Luca, ha spiegato Prestipino, «non ci sono elementi per dire che fosse coinvolto nello scambio». Il papà, Alfonso, si è lasciato andare ad un commento su chi, quella notte, era accanto al figlio. «Non so se tra Anastasiya e Princi ci fosse qualcosa, potrebbe essere». Mentre la madre, a La vita in diretta, si è rivolta ad Anastasiya: «Devi guardarmi negli occhi e dirmi cosa è successo».

Il vero artefice della compravendita, come ricostruito dal pm Nadia Plastina su indagini della Squadra mobile e dei carabinieri del Nucleo investigativo, è Princi. Ma è di Anastasiya che il gip sottolinea la «freddezza e professionalità nella gestione della trattativa». Anche per l’abilità a usare sistemi di messaggistica criptati. Portata in caserma per l’identificazione, Nastia si è scagliata contro Princi, anche fisicamente: «Mi hai rovinata!». La sua posizione potrebbe aggravarsi dagli esami sulla sua auto sequestrata ieri: l’ha usata per andare al pub (e non a piedi come ha sostenuto) e potrebbe nascondere un doppio fondo dove custodire la droga, tanto che Princi, dal letto di ospedale di Luca, manda qualcuno a farla spostare dalla scena del delitto.

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