Opinioni

La lettera di Salvini al Corriere della Sera sul MES

Matteo Salvini scrive sul Corriere della Sera una lettera aperta a Nicola Zingaretti dopo il sì al MES del segretario del Partito Democratico in cui spiega i motivi della contrarietà della Lega ad accettare i soldi del Meccanismo Europeo di Stabilità. È interessante confrontare quanto scrive oggi il Capitano con quello che ha scritto il vicedirettore ad personam proprio del Corriere della Sera Federico Fubini. Questo è Salvini:

Ricordo che dal novembre 2011 a oggi, il Pd è stato al governo o ha sostenuto l’esecutivo in carica ininterrottamente (Monti-Letta-Renzi-Gentiloni-Conte), fatta salva la parentesi del governo con la Lega: quasi un decennio con le leve del potere in mano, decennio che leggendo l’elenco di Zingaretti è stato evidentemente fallimentare. Tanto da indurlo a richiedere investimenti urgenti e straordinari dell’Europa, nonostante molte delle difficoltà in materia di ospedali e sanità (a partire dal taglio di molti posti letto) siano figlie delle dolorose politiche imposte proprio da Bruxelles. Si tratta di diete che l’Italia ha seguito con grandi sacrifici, ma che non hanno prodotto risultati: ci siamo ritrovati con i tagli, leggi disgraziate come la Fornero e un debito pubblico che comunque è aumentato. Con buona pace del Pd che negli ultimi anni ha martellato sul concetto «ce lo chiede l’Europa». Non a caso anche per il Mes c’è la richiesta dell’Europa, visto che Angela Merkel ha chiarito: «Non abbiamo creato il Mes per non utilizzarlo». Non vogliamo cascarci.

Questo invece è quello che scrive Fubini:

Che cos’è, dunque, il Mes? Di per sé, il Meccanismo europeo di stabilità è un ente intergovernativo la cui base legale è un trattato fra i Paesi dell’area euro, che ne sono azionisti in quote più o meno pari al loro peso economico: ed esiste legalmente dal 27 settembre del 2012. Lo scorso aprile, durante un Euroogruppo, è stato raggiunto un accordo sul «Pandemic Crisis Support», gestito dal Mes: una linea di credito dal valore, per ogni Paese, a somme non superiori al 2% del suo prodotto lordo del 2019. Per l’Italia, circa 40 miliardi di euro.

Il tasso d’interesse sarebbe negativo (l’Italia dovrebbe rimborsare meno di quanto ha preso in prestito) nel caso di una scadenza a sette anni; e praticamente zero (0,08%) nel caso di una scadenza a dieci anni. Un prestito a dieci anni del Mes, ai rendimenti attuali dei titoli di Stato, farebbe dunque risparmiare all’Italia 4,8 miliardi rispetto a un prestito che l’Italia dovesse cercare sul mercato collocando titoli di Stato. Quei 4,8 miliardi sarebbero dunque un margine che questo governo o più probabilmente governi futuri potrebbero investire nella scuola, nella spesa sociale, in grandi opere o nella riduzione dell’enorme debito pubblico.

Leggiamo ancora Salvini:

Le condizioni proposte sembrano innocue, ma i Trattati e i Regolamenti (in particolare, il cosiddetto «two pack» del 2013) consentono di modificarle successivamente. Lo ammettono anche Gentiloni e Dombrovskis nella loro lettera del 5 maggio, promettendo di non inasprirle. Una missiva non è fonte di diritto con valore vincolante. Chi ci assicura che tra dieci anni, quando la crisi Covid sarà un ricordo lontano, ci saranno le stesse volontà e gli stessi equilibri politici? L’Italia resterebbe in balia degli umori europei: pollice su o pollice giù? Vita o morte? Tanti dubbi e una certezza: una volta accettate le risorse, lo Stato membro sarà soggetto a sorveglianza rafforzata da parte della Commissione europea e della Bce. Ci sarà quindi la possibilità di subire altri diktat. La patrimoniale. Una bastonata alle pensioni. Un inasprimento dell’Iva. A Zingaretti mando un messaggio: in Parlamento la maggioranza potrebbe imboccare la strada sciagurata che porta al Mes, soprattutto se il Movimento 5 Stelle dovesse cambiare idea per l’ennesima volta per amore del potere, ma non sarebbe la sconfitta della Lega. Sarebbe la sconfitta dei nostri figli e di tutti gli italiani. Pensateci bene.

E questo dice invece Fubini:

Ci sono vincoli preliminari? No. L’Eurogruppo, che riunisce gli Stati azionisti del Mes, ha chiarito che il Pandemic Crisis Support è disponibile per tutti gli Stati membri e non prevede una «sorveglianza rafforzata» del tipo di quella vista in anni recenti per il salvataggio della Grecia, con i rappresentanti di Commissione Ue, Bce, Fmi. Non ci sono riforme economiche o di bilancio preliminari che vengono richieste.

Inoltre, l’intero esborso avverrebbe tutto entro il primo anno di vita della linea di credito e il Mes non sarebbe comunque in grado di vincolare nuovi trasferimenti di denaro a aggiustamenti macroeconomici che non siano già stati discussi preliminarmente. […]

Qualcuno obietta: «Ma i Trattati non sono cambiati». Di solito questo è l’argomento dei più disinformati, che non sanno più cosa inventarsi per difendere una posizione precostituita. Non c’è niente nei Trattati dell’Unione europea che obblighi il Mes a fare o non fare qualunque scelta. Il Trattato del Mes prevede sì «condizionalità» sui prestiti. Ma, appunto, essa in questo caso prevede solo che il denaro sia investito in spesa sociale. Nient’altro.

Per questo chi rifiuta il Mes, sapendo di aver comunque bisogno di decine di miliardi di prestiti, dovrebbe spiegare agli italiani per quale motivo ha deciso di mettere su di loro e sui loro figli l’onere di debiti aggiuntivi (almeno 4,8 miliardi, ma probabilmente di più) che sarebbero stati evitabili.

Ora, a parte che il compito di un giornale dovrebbe essere quello di spiegare se quello che un politico dice è verità o propaganda e il Corriere non lo fa, ora sarebbe il caso che Fontana si schieri: chi dice fregnacce sul MES, Salvini o Fubini?

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