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L'Espresso e i soldi per la villa di Renzi da Lucio Presta

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Dopo la pubblicazione dell’inchiesta dell’Espresso sulla villa da 1,3 milioni di Matteo Renzi acquistata grazie al prestito arrivato dalla vedova di Egiziano Maestrelli, Anna Picchioni (apostrofata dal leader di Italia Viva come una “conoscente”, l’ex presidente del Consiglio ha dichiarato a più riprese di aver restituito i soldi a Riccardo Maestrelli attraverso i soldi delle conferenze. Lo stesso giorno, durante una conferenza stampa, aveva dichiarato di aver guadagnato nel 2018 ben 830 mila euro grazie alle sue attività extraparlamentari. Il giorno dopo, in un post su Facebook, Renzi ha aggiunto una spiegazione supplementare: il bonifico proveniente dalla Picchioni sarebbe stato di fatto un prestito ponte, rimborsato appena «perfezionata» la vendita della «vecchia casa di Pontassieve, ceduta per 830 mila euro». Una versione dei fatti ribadita anche a Raidue, e successivamente negli studi di Massimo Giletti e di Corrado Formigli. Proprio L’Espresso, in un articolo a firma di Emiliano Fittipaldi e Giovanni Tizian, racconta come sono andate in realtà le cose:

Incrociando le carte del catasto, e analizzando nuovi documenti inediti dell’antiriciclaggio di Bankitalia, si scopre, però, che Renzi è riuscito a restituire il prestito alla madre di Maestrelli il 6 novembre 2018 non con i soldi provenienti dalla vendita della vecchia villa (venduta infatti molti mesi dopo, a maggio del 2019; lo stesso contratto preliminare è di fine dicembre 2018). E nemmeno con le sole retribuzioni delle conferenze in giro per il mondo, visto che da giugno a novembre dell’anno scorso l’ex premier ha incassato dai suoi speech “solo” 175 mila euro, che coprivano appena un quarto del valore del prestito di Maestrelli.

I soldi necessari a restituire il prestito usato per l’acquisto della villa sono in realtà arrivati da 15 fatture pagate a Renzi da Lucio Presta. L’agente delle star ha prodotto il documentario “Firenze secondo me”, di cui il politico era autore e conduttore. Così, tra settembre e il 2 novembre 2018, la sua società Arcobaleno Tre ha girato a Renzi quasi mezzo milione di euro. Pari ai tre quarti del valore del debito contratto dall’ex presidente del Consiglio: il 6 novembre, quattro giorni dopo l’arrivo del secondo bonifico da Presta, il leader ha bonificato 700 mila euro in favore della vedova Picchioni, a titolo di «restituzione prestito».

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Se era noto, come hanno scritto la Repubblica e la Verità, che l’agente aveva girato a Renzi un cachet da 454 mila euro per le quattro puntate del documentario andate in onda un anno fa su Discovery Channel, L’Espresso ha scoperto che il compenso per i diritti d’autore è stato versato sul conto di Renzi con due bonifici. E che il primo, partito dalla Arcobaleno Tre il 17 settembre 2018 per un valore di 235 mila euro, è stato pagato da Presta prima ancora che qualche emittente facesse un contratto.

Come ha detto l’ex ad Marinella Soldi, «la decisione di trasmettere il documentario e la relativa negoziazione dei diritti sono avvenute successivamente alla mia uscita dal gruppo Discovery divenuta effettiva il 1 ottobre 2018». Non solo: Discovery Italia – la media company che ha comprato la messa in onda del documentario che ha fatto meno del 2 per cento di share – ha dato alla società Arcobaleno di Presta e di suo figlio Niccolò meno di 20 mila euro complessive per i diritti del programma. Come mai l’agente ha concesso al senatore un cachet così alto, 25 volte maggiore della fee sborsata da Discovery?

I diritti sono stati venduti altre emittenti nazionali o internazionali che finora non l’hanno ancora messa in onda? «Renzi è stato pagato con la ritenuta d’acconto», ci spiega Presta al telefono, «non posso rivelare la cifra avuta da Discovery. Posso dirle che anche se non ho venduto ancora i diritti ad altre emittenti, farò un Dvd e un libro. Insomma, ho i diritti per tutta la vita! Firenze non ha una data di scadenza». All’Espresso che domanda se Mediaset abbia comprato il documentario senza averlo ancora mandato in onda, Presta risponde: «No… con loro abbiamo solo trattato».

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