Opinioni

«La legge sulle pensioni? Non sono un esperto, è scritta male»

Per ricordarci che in Italia la situazione è disperata ma non seria, La Stampa oggi intervista Riccardo Molinari, capogruppo della Lega alla Camera che insieme al collega del M5S Francesco D’Uva ha presentato una proposta di legge sul taglio alle pensioni d’oro. L’intenzione della maggioranza era di tagliare le pensioni superiori ai 4 mila euro netti e ottenere circa 500 milioni di euro; il testo però non parla di ricalcolo dell’assegno in base ai contributi versati ma di taglio proporzionale all’anticipo del pensionamento, causando un cortocircuito evidente negli effetti ottenuti. Di Maio un paio di giorni fa su Facebook è andato all’attacco di Repubblica che aveva fatto notare la circostanza, ricevendo una risposta secca dal quotidiano: non ha capito il testo. Oggi Molinari ammette che l’errore c’è e promette che si rimedierà.

Ma lei è d’accordo con l’ipotesi di un taglio proporzionale che penalizzerebbe chi è andato in pensione in anticipo?
«Assolutamente no. Dobbiamo agire sulla base retributiva e basta. Bisogna trovare un correttivo. La Lega pensa a un taglio che porti un contributo di solidarietà delle pensioni più alte a favore di quelle basse. Se la legge è scritta male comunque potremo fare meglio in Commissione».

Quindi qual è il sistema che tecnicamente avete previsto?
«Il metodo si vedrà, l’intento politico però è quello che le ho detto. Non voglio entrare in aspetti tecnici, non sono un esperto di previdenza. Metteremo tutto a posto».

legge sulle pensioni molinari

Però è stato lei a firmare con il suo collega D’Uva questo disegno di legge.
«Certo, il contratto di governo prevede che i Ddl concordati dai due partiti vengano firmati dai capigruppo. Ma le ripeto: se ci saranno dubbi interpretativi la premura della Lega è di intervenire. Le posso assicurare che nessuno vuole espropriare le pensioni, né creare svantaggi a chi ha quella contributiva. Non va neppure penalizzato chi è andato in pensione prima con una quota di retributivo maggiore, visto che lo prevedeva la legge».

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