Economia

Come Lega e M5S (non) vogliono cambiare i trattati europei

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«Tutto quello che vogliamo fare passa attraverso la rinegoziazione dei trattati europei. Perché se non cambiano le regole europee, non cambiano i parametri, i vincoli imposti dall’Europa, l’Italia soffoca e su questo mi pare che l’impegno sia comune»: parole e musica (per le orecchie dei noeuro) di Matteo Salvini che risalgono a un paio di giorni fa e che rappresentano, nella testa del leader della Lega, la risposta ideale al pressing di Sergio Mattarella sull’europeismo necessario del nuovo governo. C’è però un piccolo problema su cui potrebbe infrangersi a breve la propaganda di Carroccio e grillini riguardo Bruxelles: per cambiare Maastricht, Lisbona e il Patto di Stabilità è necessario un consenso politico colossale in tutti i 27 partner. E per adesso di quel consenso politico non si vede nemmeno l’ombra. M5S e Lega devono provare a costruirlo e non è detto che ce la facciano. Anche perché i precedenti non sono esaltanti.

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Cosa è cambiato nella politica economica dopo Maastricht (La Repubblica, 12 luglio 2017)

Danilo Taino sul Corriere della Sera ricorda la procedura e anche il precedente del 2015:

Nel 2015, il governo greco di Alexis Tsipras e Yanis Varoufakis scoprì che l’alternativa è tra stare con il resto della Ue oppure lasciare l ’euro. Volere cambiare i trattati, cosa che riguarderebbe tutti i membri dell’Unione e non la sola Grecia, sarebbe ancora più difficile, anche perché si tratterebbe di modificarli con la complicata procedura ordinaria, vista l’importanza e la portata delle novità che Salvini e Di Maio vorrebbero introdurre. Tecnicamente, cambiare un trattato significa prima di tutto decidere in cosa e come (e per ora non si sa). In concreto, le regole per la modifica stabiliscono che le proposte di un governo o della Commissione siano discusse dal Consiglio europeo.

Quest’ultimo si pronuncia dopo avere sentito l’opinione del parlamento europeo e, se si tratta di materie riguardanti la politica monetaria, della Bce. Neicasi ai quali si riferisce Salvini (i “vicoli imposti dall’Europa”) la banca centrale di MarioDraghi sarebbe ovviamente interessatissima (e certamente contraria all’allentamento di questi vincoli). Se poi il Consiglio europeo accetta di modificare un trattato, il presidente del Consiglio stesso convoca la conferenza dei rappresentanti dei governi della Ue, che stabilisce i cambiamenti. I quali devono poi essere approvati da tutti i 27 parlamenti dell’Unione (in alcuni Paesi anche sottoposti a referendum).

Insomma, la questione ad oggi è “un po’ più complessa” (cit.) di quello che pensa Salvini. Ed è evidente che ci vuole una volontà politica comune per riuscire nell’intento. Volontà politica di cui oggi non c’è nemmeno l’ombra nei governi del resto d’Europa. L’alternativa è quella di muoversi da soli. Traducendo in volontà politica concreta tutte le promesse di questi anni. La Lega potrebbe provarci. Le conseguenze sui 5 Stelle nuovi paladini della NATO sarebbero tutte da vedere.

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