Economia

L’improvvisa simpatia del M5S per le Grandi Opere

m5s grandi opere

C’era una volta il MoVimento 5 Stelle che bloccava o contestava le Grandi Opere. A Roma i grillini hanno inaugurato la Metro C e annunciato il suo prolungamento dopo averne per anni contestato la realizzazione. Hanno cambiato idea, come ha ammesso tranquillamente il presidente della Commissione Mobilità in Aula Capitolina Enrico Stefàno:

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E mentre Virginia Raggi scrive a Caltagirone per assicurargli la sincerità del cambio di prospettiva della sua amministrazione, proprio il quotidiano di proprietà del costruttore, Il Messaggero, ci racconta cosa sta succedendo al tavolo del contratto tra Lega e M5S:

Basta dare uno sguardo ai temi messi nero su bianco nel contratto. Capitolo trasporti: c’è ovviamente tutta la narrazione green del Movimento, e c’è il provvedimento anticipato da Roma Capitale che sposa l’accordo di Parigi e quindi il divieto entro il 2030 di commercializzazione di mezzi a diesel e benzina. Ma è sulle lunghe percorrenze la rivoluzione tolemaica. Come aveva evidenziato il documento redatto da Giacinto della Cananea entra in gioco l’alta velocità. E quindi viene prevista una massiccia cura del ferro che vuol dire una cosa sola in due parole: grandi opere.

Il treno è infatti considerato l’infrastruttura migliore per aumentare il traffico in modo sostenibile ed efficace. Soprattutto si avverte nel Movimento la necessità di programmare. E non è un caso che ieri Luigi Di Maio abbia condiviso il post su Facebook di Virginia Raggi che ha inaugurato una nuova stazione della metro C a Roma che ricucirà periferia e centro. «Dimostriamo che le grandi opere si possono realizzare», scrive Raggi e Di Maio alza il pollice su. Nel contratto diventa centrale il ruolo dell’Italia come area geografica strategica per tutta l’Europa continentale.

“Il Terzo Valico è un’infrastruttura devastante per l’ambiente e le casse dello Stato che, a fronte di un risparmio di percorrenza di pochi minuti, costerà complessivamente 16 miliardi di euro di soldi pubblici e distruggerà il territorio. Per questo l’abbiamo inserita tra le grandi opere inutili da abolire”, diceva il M5S nel marzo scorso. Adesso è tutto cambiato:

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Si ragiona di investimenti e di visione a lungo termine, come si intuisce nel contratto che sta per chiudersi. Tradotto: arrivano solo navi di medie dimensioni e la grande torta del traffico se la mangia invece l’Olanda a scapito di quel pezzo di Europa che nell’Italia vedrebbe invece uno snodo strategico. «Arrivare a Rotterdam da Suez comporta molti più giorni di navigazione», è il ragionamento che sottintendono quelli che hanno partecipato al tavolo. A Genova ci sarebbe un punto di attracco nuovo che al momento è sottoutilizzato.

E questo vorrebbe dire possibilità di moltiplicare gli scambi commerciali da e per l’Italia, in Italia. Questa in sintesi è la richiesta che il tessuto produttivo ha consegnato ai due schieramenti politici che ora sono chiamati a tradurlo infatti e appunto, opere infrastrutturali. Non è citato ma è chiaro: si parla dal Terzo Valico. Sarà complicato per i pentastellati liguri che lo hanno sempre avversato ma il dialogo prevede proprio che le posizioni più radicali vengano smussate. Al tavolo partecipa una ex ortodossa come Laura Castelli, la torinese entrata in Parlamento col fazzoletto No Tav al collo che ora è chiamata a dare prova di grande realismo.

Leggi sull’argomento: Come il M5S ha cambiato idea sulla Metro C