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«La giunta lombarda ha fatto i tamponi, qui a Brescia non si fanno»

“Noi siamo allo stremo. I dati non sono così entusiasmanti come si dice. Noi abbiamo  mille morti, raddoppiati dalla scorsa settimana, e seimila contagi ma nelle case ce ne sono dieci volte di più. A Brescia abbiamo chiesto l’ospedale medicale, la chiusura del territorio, i medici, arrivano altrove ma non qui”: Laura Castelletti, vicesindaca di Brescia, interviene oggi ad Agorà in diretta insieme a Giulio Gallera, assessore al Welfare della Regione Lombardia, e mette al muro la gestione dell’emergenza Coronavirus SARS-COV-2 e COVID-19 da parte della Giunta di Attilio Fontana.

«La giunta lombarda ha fatto i tamponi, qui a Brescia non si fanno»

Castelletti punta il dito sui tamponi, come hanno fatto ieri 81 sindaci dell’hinterland milanese: “Noi abbiamo bisogno dei tamponi. Quando l’assessore Mattinzoli si è ammalato la giunta regionale è stata tamponata per dire che erano negativi. Abbiamo bisogno che le persone a casa e i loro familiari vengano tamponati. Sul territorio questo intervento è necessario”.

A Brescia la collaborazione pubblico privato ha permesso di recuperare posti letto per i malati di Coronavirus e grazie a questo “non c’è necessità dell’ospedale da campo”, ha detto ieri l’assessore al Welfare della Lombardia Giulio Gallera in diretta Facebook. Circa il 20% – 150 su 700 – dei nuovi operatori sanitari selezionati dalla Lombardia con un bando lanciato per supplire alla necessità di personale per fronteggiare il Coronavirus sono stati inviati nel bresciano, ha aggiunto: “Più del 20%, 150 su circa 700, del personale che abbiamo recuperato sono andati sul territorio bresciano per sostenere gli ospedali. Non ci vogliamo fermare qui: nei prossimi giorni aspettiamo nuovi nominativi dalla Protezione Civile e parte dei rinforzi sarà destinata a Brescia”, ha spiegato.

Perché la Lombardia non fa i tamponi

Numeri che non sembrano aver convinto i primi cittadini, visto che ieri 81 sindaci della Città Metropolitana di Milano hanno firmato un appello rivolto alla Regione Lombardia in cui chiedono un cambio di strategia contro il Coronavirus SARS-COV-2, con l’attivazione della sorveglianza attiva che prevede di fare i tamponi a tutte le persone con sintomi riconducibili al COVID-19, soprattutto le persone che sono a casa ammalate e non ricorrono all’assistenza ospedaliera. La lettera è stata firmata da sindaci del centrosinistra, del centrodestra, di liste civiche ad eccezione di quelli della Lega. I primi cittadini denunciano come l’epidemia sia più diffusa di quello che appare dai dati ufficiali. Il numero di contagiati “è molto più alto e comprende i molti cittadini a casa con sintomi riconducibili al Covid19 – si legge -. C’è inoltre la situazione delle persone sottoposte a quarantena il cui numero è sottostimato e che quindi rappresenta un aspetto del contagio largamente fuori controllo”. Per questo i sindaci prendendo a modello l’esperienza della Regione Veneto, chiedono a Regione Lombardia di attivare la “sorveglianza attiva”, che prevede di fare i tamponi a tutte le persone con sintomi riconducibili al Covid19, soprattutto le persone che sono a casa ammalate e non ricorrono all’assistenza ospedaliera, “e in base al risultato di sottoporre conseguentemente a tampone i familiari e tutte le persone con le quali sono entrate in contatto”. Infine nell’appello i sindaci hanno ribadito la “assoluta necessità di sottoporre periodicamente al tampone i medici di base”.

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Qual è il problema con i tamponi in Lombardia? Come abbiamo spiegato, sono 28.761 le persone contagiate dal Coronavirus SARS-CoV-2. I casi attualmente positivi (il totale include i guariti e i deceduti) sono 18.910. Ma sono davvero poco meno di 20mila in tutta la regione le persone che hanno contratto il coronavirus? Gli open data della Protezione Civile ci informano che in Lombardia sono stati eseguiti (alla data dell’aggiornamento del 23 marzo) 73.242 tamponi. Il che significa che solo una piccolissima percentuale degli abitanti della Lombardia (oltre 10 milioni di persone) è stata effettivamente sottoposta al famoso test. Fermo restando che non è assolutamente detto che ogni singolo tampone corrisponda ad un paziente diverso. Ad esempio è probabile che pazienti considerati guariti o le persone messe in isolamento domiciliare vengano sottoposte più volte al test per confermare la negativizzazione del tampone. Sappiamo che la Regione ha stipulato un accordo con la Copan Diagnostics di Brescia (che produce i kit) per la vendita di 200 mila tamponi a settimana per un totale complessivo di un milione e mezzo. La stessa azienda è in grado di produrne dieci milioni a settimana. I tamponi insomma non mancano, diversa invece è la questione relativa alla capacità di eseguire le analisi: il sistema semplicemente non ce la fa.

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