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Il sindaco di Como che dichiara il lutto per don Roberto è lo stesso che lo multava perché sfamava i poveri

Nel 2019 il sindaco Mario Landriscina aveva vietato la distribuzione di alimenti sotto ai portici ai poveri:,  i volontari del gruppo di Don Roberto Malgesini avevano continuato a nutrirli e la Polizia Locale gli aveva inflitto una multa, poi archiviata

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Il sindaco di centrodestra di Como, Mario Landriscina, ha annunciato il lutto cittadino per l’omicidio di don Roberto Malgesini, “il prete degli ultimi” ucciso a coltellate ieri mattina nella città lariana da un migrante tunisino, che il religioso conosceva e che in più di una occasione aveva aiutato. L’omicidio è avvenuto intorno alle sette, mentre don Roberto stava caricando la sua macchina con le colazioni per i senzatetto della città, come faceva tutte le mattine.

Il sindaco di Como che dichiara il lutto per don Roberto è lo stesso che vietava di sfamare i poveri

Nell’ordinanza che Landriscina ha firmato per dichiarare il lutto cittadino in occasione delle esequie del sacerdote, il sindaco scrive:

“Quanto è accaduto ci priva in maniera così brutale di un Sacerdote, di una Persona, di un nostro concittadino, che ha dedicato la sua stessa esistenza, senza risparmio, a quella degli altri . Col lavoro e la fatica, ma sempre con il sorriso, nella continua ricerca di soluzioni comunque sempre perseguite declinando concretamente il Vangelo. Siamo quindi orfani di una presenza discreta, ma sostanziale, che tanto bene ha fatto a davvero tante persone. Questa morte ci trova ancora una volta lacerati, attoniti e perduti mentre cerchiamo invano spiegazioni e responsabilità. Si impone, ancora una volta e ancora per questa tragedia, la necessità di rinnovare i nostri sforzi grazie a riflessioni paradossalmente serene, cercando di intravedere nel buio di questo sacrificio, quali siano le ragioni per continuare la strada tracciata da Don Roberto, ognuno a modo suo, senza uscire dai binari del comportamento che quest’Uomo e questo Sacerdote ha sempre adottato nella sua esperienza pastorale. Abbiamo quindi l’opportunità di ritrovarci come comunità solidale – ha aggiunto – avendo l’occasione di partecipare sinceramente al grande dolore dei Familiari, della intera Diocesi e facendo proprio il dolore anche di quanti lo hanno sostenuto ed aiutato e di coloro che hanno da lui ricevuto conforto concreto, spirituale e soprattutto amore”.

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Il sindaco di Como Mario Landriscina

Le ultime parole del comunicato del primo cittadino di Como hanno creato un sentimento di sconcerto, soprattutto per quell’aggettivo, “solidale” che se corrisponde appieno alla missione a cui il prete ucciso aveva votato la sua vita, stare sempre e comunque dalla parte degli ultimi, degli emarginati, degli invisibili, di certo non può attribuirsi a molte delle azioni che proprio la giunta di Landriscina ha messo in campo. L’episodio della sua assessora ai servizi sociali Angela Corengia che toglie una coperta di dosso a un senzatetto mentre dorme e la getta via, è stato solo, infatti, l’ultimo di una serie di episodi che con la solidarietà che don Roberto predicava con le sue azioni concrete quotidiane nulla hanno a che vedere.

Contro senzatetto e migranti da subito dopo il suo insediamento

La giornalista comasca Manuela D’Alessandro dell’Agi racconta sul sito dell’agenzia di stampa proprio un episodio di cui era stato protagonista don Roberto: “Alla fine dell’anno scorso quando il sindaco aveva vietato  la distribuzione di alimenti sotto ai portici ai poveri tra le proteste della Caritas,  i volontari del gruppo da lui guidato avevano continuato a nutrirli e la Polizia Locale gli aveva inflitto una multa, poi ‘archiviata’. “Non aveva reagito – ricorda chi gli stava vicino – niente commenti, né interviste. Non ne ha mai concessa una sebbene fosse molto popolare”. La battaglia a clochard, migranti e mendicanti è sempre stato un tratto che ha contraddistinto l’azione di governo della giunta Landriscina. Sindaco dal 27 giugno 2017, il suo primo “regalo” per le persone che don Roberto aiutava, lo fece in occasione del Natale di quell’anno. Rileggiamo quello che scriveva Il Giorno il 27 dicembre 2017:

Un Natale avvelenato dalle polemiche quello che la città si è appena lasciato alle spalle. Tutta colpa dell’ordinanza anti-clochard emanata dieci giorni fa dal sindaco Mario Landriscina, capace di suscitare l’indignazione e le proteste di mezza Italia. Oltre duecento manifestanti le hanno letteralmente cantate al sindaco anche la mattina della vigilia, arrivando da un po’ tutta la Lombardia per partecipare al flash mob organizzato dal cantautore comasco Filippo Andreani. Di fronte al duomo si sono messi a cantare «El purtava i scarp del tennis» di Enzo Jannacci, con tanto di cappelli rovesciati in mezzo alla piazza. Un riferimento a superare «muri e barriere» in nome della fratellanza è arrivato anche dal vescovo, Oscar Cantoni, ospite del pranzo di Natale che ogni anno la Caritas organizza per i senzatetto all’opera Don Guanella.

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La deputata leghista Alessandra Locatelli,

Ma a “brindare” al nuovo corso, che vedeva come vicesindaco l’attuale deputata leghista Alessandra Locatelli ed ex ministra della Famiglia, era stato subito dopo l’insediamento della giunta il giornale sovranista Il Populista, che annunciava trionfante che a Como “la musica è cambiata”:

Via le panchine dove decine di immigrati bivaccavano, sporcavano, urinavano, urlavano e tanto per gradire minacciavano chi osava obiettare. Quindi lo stop al centro di accoglienza voluto dalla sinistra. E poi ancora lo stralcio di bandi per l’assistenza a “profughi” adulti. A Como la musica è cambiata, grazie all’amministrazione a trazione leghista insediata alla fine di giugno. La città di confine, forse più altre, sta subendo i danni collaterali di un’immigrazione fuori controllo: le immagini del parco della stazione trasformato lo scorso anno in una tendopoli abusiva sono ancora nella memoria di molti. I provvedimenti della nuova giunta, presi in rapida successione, sono la fotografia di una fase nuova, nel tentativo di riportare ordine e decoro. Per esempio in piazza San Rocco, ricettacolo di degrado assortito a causa del comportamento di una cinquantina di africani, tra irregolari e presunti profughi. Chi aveva l’ardire di lamentarsi circa schiamazzi, rifiuti o cespugli scambiati per orinatoi, si beccava gradevoli insulti, atteggiamenti intimidatori o di sfida.

Il dormitorio pubblico che la Lega non vuole

Ultima la polemica che dura da mesi sul dormitorio pubblico, che la città lariana al momento non ha. Si legge ancora sul sito dell’Agi:

Negli ultimi mesi, il coronavirus ha fatto esplodere il problema, già presente da anni, dei senzatetto nel centro di Como acuito anche da un focolaio di contagi. Quasi una trentina di persone staziona ormai regolarmente  sotto i portici di San Francesco, di fianco al Tribunale, e l’insofferenza dei residenti e dei commercianti sale ogni giorno di più, con sullo sfondo la discussione sul nuovo dormitorio che la Lega, parte della maggioranza di centrodestra guidata dal sindaco Mario Landriscina, non vuole.  Caritas e Polizia Locale hanno più volte sgomberato e sanificato l’area, ma chi non ha una casa ha sempre recuperato la sua postazione nelle ore successive. Il 13 giugno scorso, circa duecento persone, su iniziativa dei volontari di ‘Como accoglie’, si erano radunate in piazza Cavour, il  ‘salotto’ della città, ciascuna con una propria coperta prima in spalle e poi stesa per terra. “Como è una città ricca – aveva detto Marta Pezzati, presidente dell’associazione, in un video visibile sul sito comozero.it – ci sono tanti edifici vuoti, un terzo settore molto attivo e pieno di benessere. Ma adesso la cosa più importante è ‘basta portici’”. I volontari chiedono da tempo un nuovo dormitorio, una prospettiva che, secondo Bernasconi, non risolverebbe tutto perché una fetta consistente dei senzatetto sono persone senza permesso di soggiorno che, come tali, non potrebbero avervi accesso. La Lega con la ex vicesindaca e parlamentare Alessandra Locatelli ha raccolto delle firme in piazza contro la prospettiva del nuovo dormitorio.  Intanto, spiega una cittadina ed ex volontaria, “la situazione e non solo sotto i portici, ma anche per esempio nella ex dogana dove alcuni vivono tra i topi, è difficile. Quelli sotto i portici sono giovani e arrabbiati e vivono un forte disagio”.  Il sindaco Landriscina ha proclamato il lutto cittadino, per questa sera è previsto un rosario in Duomo dove potrebbero svolgersi i funerali, in alternativa si pensa allo stadio. Saranno in tantissimo a volerlo salutare.

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E il segretario regionale lombardo di Rifondazione comunista, Fabrizio Baggi, ricorda che «dietro la chiesa di don Roberto il Comune aveva disposto anche la rimozione di una fontanella e di bagni chimici». Quello del sindaco Landriscina, no, non è lo stesso concetto di comunità solidale che aveva don Roberto.

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