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Tutte le balle nello statuto dei deputati e senatori M5S

Il codice etico del MoVimento 5 Stelle diventa lo statuto dei gruppi parlamentari di Camera e Senato. Il documento è stato sottoposto all’assemblea degli eletti a 5 Stelle nelle due Camere che lo hanno adottato come statuto. Il capogruppo al Senato Danilo Toninelli, arrivando all’assemblea, aveva spiegato che «Il nuovo statuto del Gruppo riprende nella sostanza le nuove regole che il Movimento si è dato con il codice etico. Più alcune regole interne gestionali. Nulla di più». Eppure la discussione e la votazione sullo statuto non è filata liscia. Fonti d’agenzia riferiscono di alcuni malumori tra gli eletti che hanno causato uno slittamento nell’adozione del codice etico come statuto.

I malumori tra i deputati pentastellati sullo Statuto

Prima di votare lo statuto del gruppo parlamentare deputati e senatori hanno ufficializzato la nomina dei capigruppo (già indicati nei giorni scorsi dal Capo Politico) Danilo Toninelli e Giulia Grillo. Inizialmente il voto sul regolamento interno dei deputati e dei senatori del M5S era previsto nel pomeriggio ma alcuni parlamentari, l’AdnKronos riferiva che diversi parlamentari avevano chiesto qualche giorno di tempo per leggere il documento. A quanto pare la bozza dello statuto era infatti stata visionata da pochissimi eletti, e questo avrebbe destato parecchi malumori all’interno della compagine parlamentare. Tenendo conto che lo statuto è sostanzialmente il codice etico è curioso che molti eletti non lo avessero letto, dal momento che l’accettazione del codice etico era una delle precondizioni poste per la candidatura.

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A quanto pare però lo statuto dei gruppi di Camera e Senato non corrisponde in tutto e per tutto al codice etico del M5S e sarebbero state le aggiunte a creare qualche malumore. L’AGI riferisce che durante la ratifica dello statuto tre deputati su 222 (un senior e due neoletti) hanno votato contro lo Statuto del gruppo perché – viene spiegato – non condividono quello che definiscono l’accentramento di potere nelle decisioni. E due di loro si sarebbero lamentati dello scarso coinvolgimento ma Luigi Di Maio, sempre secondo quanto viene raccontato, li avrebbe rassicurati sul maggior coinvolgimento possibile.

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Il codice etico del M5S [Fonte]
Anche AdnKronos riferisce che la principale fonte di lamentele tra i deputati è che lo Statuto darebbe “troppo poco potere all’assemblea”. Stando a quanto ha appreso l’Adnkronos si sarebbero registrate voci critiche anche tra i neo-eletti, che avrebbero posto l’accento sul meccanismo che regola la convocazione dell’assemblea, a loro detta farraginoso. Fonti parlamentari raccontano che Luigi Di Maio avrebbe fatto presente che convocare l’assemblea per prendere ogni singola scelta sarebbe molto complicato, con buona pace per la democrazia diretta. Il Capo Politico ha infatti – in base allo Statuto – il potere di nominare i vertici dei gruppi parlamentari che rimarranno in carica 18 mesi (rispetto alla rotazione trimestrale della scorsa legislatura). Sempre durante la riunione Di Maio avrebbe affermato che sarà dato più potere agli iscritti su Rousseau per le decisioni importanti come ad esempio la ratifica delle espulsioni.

Le “novità” dello Statuto dei gruppi M5S di Camera e Senato

Oltre all’impostazione definita da alcuni “troppo verticistica” il MoVimento avrebbe messo alcuni paletti all’iniziativa legislativa dei parlamentari allo scopo di limitare la presentazione di leggi “inutili” o dal contenuto “imbarazzante” per il partito. Un vincolo che – riferisce sempre AdnKronos – alcuni parlamentari consideravano incostituzionale. A quanto pare però, durante l’Assemblea gli eletti avrebbero ottenuto che quel vincolo venisse tolto dallo Statuto. Ne sono rimasti però altri, uno su tutti l’obbligo a votare la fiducia “ogni qualvolta ciò si renda necessario, ai governi presieduti da un presidente del consiglio dei ministri espressione del M5S” esattamente come previsto dal codice etico del MoVimento.

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Il gruppo dei senatori del M5S riunito in assemblea [fonte: Facebook.com]
Altro punto “dolente” sono le sanzioni nei confronti dei deputati che abbandonano il gruppo parlamentare sia a causa di un espulsione sia volontariamente. Nel documento approvato alla Camera spunta fuori la penale nei confronti degli infedeli e dei “traditori”: “Il deputato che abbandona il gruppo parlamentare a causa di espulsione ovvero abbandono volontario ovvero dimissioni determinate da dissenso politico sarà obbligato a pagare, a titolo di penale, al MoVimento 5 Stelle, entro dieci giorni dalla data di accadimento di uno dei fatti sopra indicati, la somma di euro 100.000,00”. Una penale che molto probabilmente nessuno degli eventuali fuoriusciti dovrà pagare perché incostituzionale.

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Fonte

La penale servirà – è scritto nel Codice – come “indennizzo” per gli oneri sostenuti dal Movimento all’elezione del parlamentare. I parlamentari poi si impegnano a “contribuire personalmente all’attività del M5s con uno specifico onere di concorso economico, proporzionale alle indennità percepite” (è la famosa quota da versare a Rousseau) e ad accettare “che lo Statuto preveda che il 50% delle quote stanziate dalle rispettive Camere per il funzionamento dei gruppi parlamentari sia stanziato per il sovvenzionamento dei gruppi di comunicazione”. Gruppi la cui organizzazione e scelta spetta al capo politico del M5S. Molto interessante l”articolo 19 dello statuto del Gruppo Camera M5S che secondo AdnKronos è dedicato alla figura del ‘Capo del personale‘. Una figura che sicuramente è destinata a ricoprire un ruolo di primo piano. “Il Capo del personale – si legge nel documento -, sentito il Direttore Amministrativo, gestisce e amministra il personale del gruppo disciplinandone l’attività, tenendo conto dell’inquadramento e delle mansioni specificatamente assegnate. Assicura altresì il coordinamento con il personale del Gruppo parlamentare del MoVimento 5 Stelle del Senato della Repubblica. Il Presidente del Gruppo, in accordo con il Capo Politico del MoVimento 5 Stelle, nomina il Capo del personale”.

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