Fact checking

La Lega può bloccare il governo giallorosso con le Commissioni parlamentari?

Non è mica vero che alla Lega le poltrone non piacciono. Ad esempio quelle di presidenza delle commissioni permanenti di Camera e Senato i leghisti se le tengono strette. Soprattutto quelle presiedute da Borghi (Bilancio alla Camera) e Bagnai (Finanze al Senato) da dove la Lega potrà mettere in difficoltà la nuova maggioranza sulla legge di Bilancio rallentando il percorso della legge. Ma la Lega sa bene che le commissioni rimangono in carica per due anni (ovvero fino a novembre 2020)

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Salvini? Un genio della tattica. Questa era la voce che circolava tra i patridioti prima del discorso di Conte al Senato con annessa caduta del Governo e conseguente apertura al PD. Ma niente paura, perché oggi i sovranisti hanno scoperto che la Lega ha un piano B. Più che un piano è un mezzanino, una strategia da ultimi soldati giapponesi solo che i leghisti invece che essere asserragliati nella giungla sono incollati alla poltrona. O meglio: alle poltrone delle presidenze delle Commissioni di Camera e Senato.

La sorpresa che la Lega prepara al Conte bis nelle commissioni

Nessuno li obbliga ad andarsene, ma è divertente pensare che siano stati eletti con i voti determinanti dell’allora alleato pentastellato che ora accusano di tradimento. La nuova strategia è semplice: guerriglia parlamentare. In fondo Salvini e suoi lo hanno annunciato giorni fa quando hanno promesso che finalmente faranno vedere come si fa l’opposizione in questo Paese. Troppa grazia da parte di coloro che non sono riusciti nemmeno a governare.

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Un ruolo chiave per l’attività parlamentare lo giocano le Commissioni. E la Lega al momento ne presiede undici tra cui la Commissione Bilancio della Camera (presieduta da Claudio Borghi) e la Commissione Finanze del Senato (presieduta da Alberto Bagnai). La lista comprende alla Camera la presidenza della Commissione Attività produttive ( presieduta dall’onorevole Barbara Saltamartini), Lavoro (Andrea Giaccone), Ambiente e Lavori pubblici ( presieduta da Alessandro Benvenuto) e Trasporti e Telecomunicazioni (Alessandro Morelli). Al Senato invece la Lega ha in mano la presidenza delle commissioni: Istruzione (Mario Pittoni),  Agricoltura (Gianpaolo Vallardi),  Giustizia (Andrea Ostellari), Difesa (Donatella Tesei) e Affari costituzionali
(Stefano Borghesi). E fu proprio l’onorevole Bagnai – ricorda oggi sul Fatto Marco Palombi – a twittare il 18 luglio «ricordo a chiunque sognasse governi alternativi che i presidenti di commissione non decadono col governo. Auguri».

Perché alla Lega piacciono le poltrone (delle Commissioni parlamentari)

Ed è vero: le commissioni parlamentari non decadono con il governo. Ma il regolamento di Montecitorio e quello di Palazzo Madama prevedono che le commissioni permanenti vengano rinnovate ogni biennio. Questo significa che i presidenti leghisti rimarranno in carica fino ad almeno novembre 2020 (le commissioni si sono insediate dopo la fiducia a Conte nel giugno 2018).  Questo significa che la prossima manovra di Bilancio e quella relativa al 2021 (se il Conte bis ci arriverà) dovranno passare per le due commissioni chiave presiedute da Bagnai e Borghi. Che probabilmente si “divertiranno” a mettere i bastoni tra le ruote alla nuova maggioranza, ad esempio stralciando emendamenti o rallentando l’iter di un DDL.

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E Borghi già non nasconde certo la soddisfazione per quella che sarà una vendetta nei confronti dei traditori. Oggi su Twitter ha annunciato “agli amici del M5S” che «se questo bellissimo governo partirà lo sapete vero che vi seppellirò con tutte le leggi che mi avete bloccato in questo anno?». Non finirà mica che quelli che hanno accusato Conte e il M5S di boicottaggio faranno la stessa cosa? Probabilmente sì, e come scrive Borghi mancano ancora 400 giorni alla scadenza della sua Presidenza. Certo così come sarà divertente vedere i 5 Stelle votare contro le leggi di Borghi sarà divertente anche vedere Borghi mettere i bastoni tra le ruote alla legge di Bilancio che dovrà sterilizzare le clausole di salvaguardia dell’IVA (perché il DEF mica è Nostradamus)

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L’argomento non è certo ignoto alla nuova maggioranza. Qualche ora fa Anna Ascani (PD) ha attaccato Salvini e quella che definisce “la sua propaganda sulle poltrone” chiedendo se i presidenti delle Commissioni della Lega hanno intenzione di dimettersi (spoiler: no). «Tra Senato e Camera ci sono 11 commissioni a guida Lega: i presidenti eletti coi voti dei parlamentari cinque stelle continueranno a presiederle anche se finiranno in minoranza?», chiede provocatoriamente la Ascani. Casi particolari sono la guida del COPASIR che per prassi è data ad un esponente dell’opposizione (al momento Guerini) e quella delle due commissioni d’inchiesta che devono ancora iniziare i rispettivi lavori. Quella sul sistema bancario (per la quale era in pole il senatore M5S Paragone che però potrebbe uscire dal M5S) e quella sugli abusi alla comunità “Il Forteto”. Salvatore Curreri su lacostituzione.info propone una possibile via d’uscita all’impasse, anche tenuto conto delle dichiarazioni di Borghi. L’unica ipotesi praticabile secondo Curreri, che rimanga al tempo stesso entro i regolamenti e la prassi delle due Camere è quella di un intervento in Commissione del Presidente di Assemblea qualora «ritenesse il comportamento del Presidente di Commissione non improntato a leale collaborazione». In questa eventualità il Presidente dell’Assemblea potrebbe sciogliere anzitempo la commissione. Non si tratterebbe di una revoca del Presidente ma di tutta la Commissione. Certo, immaginare che possa essere fatto per undici volte (e soprattutto al Senato dove la Presidente è espressione del centrodestra) non sembra poi così realistico.

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