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L’indagine sui soldi di Parnasi al PD

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I pubblici ministeri di Roma indagano per finanziamento illecito in relazione ai soldi di Luca Parnasi al Partito Democratico. L’inchiesta prende spunto da quella che ha portato qualche tempo fa a scoprire giro di corruzione al cui centro c’era l’imprenditore romano Parnasi, che da circa due mesi ha iniziato a collaborare con i magistrati.

L’indagine sui soldi di Parnasi al PD

Ieri il costruttore è stato risentito dal pm Barbara Zuin. Scrive il Fatto che al vaglio dei magistrati ci sono 150 mila euro (Iva compresa) pagati da Immobiliare Pentapigna Srl di Parnasi a cavallo delle scorse elezioni politiche alla fondazione EYU. Stando alla fattura del 22 febbraio 2018,quel denaro veniva corrisposto per un progetto di ricerca commissionato dalla società di Parnasi dal titolo: “Case: il rapporto degli italiani con il concetto di proprietà”. In queste settimane, il costruttore ha più volte fatto riferimento al suo metodo per finanziare i partiti (oltre ai politici) tramite le fondazioni. Tra queste anche la “Più Voci”, amministrata dal tesoriere della Lega Giulio Centemero, e la “Eyu”, di Bonifazi. Le somme sarebbero state iscritte a bilancio in modo irregolare.

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Nell’inchiesta c’è anche una conversazione intercettata con un sistema trojan tra tre persone, tra cui lo stesso Parnasi. Spiega oggi Il Fatto Quotidiano:

Infatti, durante le indagini, è stato intercettato un colloquio a tre con il sistema trojan ‘iniettato’nel telefonino di Parnasi. Secondo una prima ricostruzione degli investigatori, con Parnasi c’era Bonifazi. Il costruttore avrebbe spiegato che quel giorno l’incontro si sarebbe tenuto in via delle Fratte, dove si trova la sede del Pd, e c’era pure Domenico Petrolo, responsabile della raccolta dei fondi per la Fondazione Eyu.

Petrolo ha preferito non commentare, mentre Bonifazi ci dice: “Ho avuto un incontro con Parnasi in Sant’Andrea delle Fratte, ma non c’è stato incontro a tre, nel senso che mi sono limitato a presentare i due che non si conoscevano.Poi ci siamo salutati”.

Bonifazi, Parnasi e la Fondazione EYU

I reati che il pubblico ministero potrebbe contestare sono due. Il primo sarebbe un reato fiscale se i pm si convincessero che la dazione di 150 mila euro non fosse il corrispettivo reale dell’acquisto dello studio sulla casa. In quel caso l’emissione della fattura avrebbe per oggetto una prestazione in tutto o in parte inesistente. Il secondo reato potrebbe essere contestato se i pm, con un secondo passaggio logico, ritenessero che la fattura a Eyu celasse un finanziamento non dichiarato al Pd. In questo caso si tratterebbe di finanziamento illecito.

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Francesco Bonifazi, tesoriere del Partito Democratico

Nel caso di Eyu Francesco Bonifazi e Domenico Petrolo potrebbero essere sentiti come persone informate sui fatti insieme ai due ricercatori dell’Università di Bologna che scrissero la ricerca: Renata Bottazzi e Serena Trucchi.

La querela di Bonifazi al Corriere

Della storia dei soldi di Parnasi alla Fondazione Eyu parlarono i giornali all’epoca dell’inchiesta su Parnasi. Bonifazi annunciò una querela per il Corriere della Sera:  “Eyu ha sporto querela nei confronti di Giuseppe Falci, giornalista del Corriere della Sera, attivando nei suoi confronti anche un’azione disciplinare presso l’ordine professionale di appartenenza, per l’infamante articolo “Il mistero dello studio commissionato a Eyu (PD) che non si trova più”. Sosteneva la stessa Fondazione EYU che “In esso il giornalista ha affermato che il valore della ricerca fosse di 7.000 euro, confondendo il concetto di “costo” con quello di valore, quest’ultimo (come risulta dagli atti), al contrario di quanto affermato dal giornalista, ammonta a 39.000 euro, mentre 7.000 sono una parte dei costi relativi ad alcuni aspetti della realizzazione. Una svista imperdonabile, poiché la falsa notizia pare volta ad insinuare condotte discutibili da parte della fondazione. Da ultimo: lo studio è stato fatto ed i risultati della ricerca esistono”. Scriveva all’epoca il Corriere:

fondazione eyu 1

Lo studio esiste, almeno secondo la versione che è stata fornita al Corriere della Sera dal segretario generale Mattia Peradotti, ed è stato redatto da ricercatori di livello di alcune prestigiose università. C’è anche un titolo: «Il rapporto degli italiani con il progetto di casa». Oltre però non si può andare. Non è dato sapere chi saranno mai stati gli autorevoli ricercatori. Né tantomeno è possibile visionare il paper perché, spiegano dalla fondazione Eyu, «in questo caso la proprietà intellettuale appartiene a Parnasi e noi». […]

Eppure c’è un giallo nel giallo. Digitando su Google «casa proprietà italiani fondazione Eyu»,il motore di ricerca rimanda a un link di Eyu del tipo: «Casa, ma solo di proprietà?». Cliccando però non si legge nulla, lo studio non sarebbe più presente all’interno del sito della fondazione. Il motivo? Peradotti la mette così: «In questi giorni il sito è in revisione, quindi abbiamo alcuni problemi».

fondazione eyu parnasi

Il Corriere sosteneva che il progetto di ricerca «si pone l’obiettivo di studiare il rapporto degli italiani con il concetto di proprietà di casa». Ed ecco anche i nomi dei due ricercatori che l’hanno preparato e quanto sono stati pagati:

Si tratta di Renata Bottazzi e Serena Trucchi, entrambe dell’università di Bologna. Bottazzi precisa via mail: «Ho condotto insieme a Serena Trucchi un progetto commissionato dalla Fondazione Eyu dal titolo “Casa, ma solo di proprietà?” riguardo il rapporto degli italiani con il concetto di proprietà della casa. […].Tale attività è stata svolta tra l’ottobre e il dicembre 2015, e si è conclusa con la consegna, da parte nostra, di un rapporto inviato il 10 dicembre 2015. Il compenso omnicomprensivo per tale attività consiste nel totale di 3.500 euro lorde per ciascuna delle due ricercatrici, senza ulteriori indennità o rimborsi spese».

Successivamente Bonifazi ha precisato che “la fondazione, come da contratto sottoscritto, ha svolto tra le tante una prestazione retribuita e non ha in alcun modo riversato quell’importo al Pd e a dimostrazione di ciò è sufficiente guardare il rendiconto elettorale depositato presso la Corte dei Conti”.

EDIT: Francesco Bonifazi su Twitter:

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