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Come hanno preso Salvini e Di Maio l’archiviazione dell’inchiesta sulle Ong

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Era più o meno questo il periodo in cui, l’anno scorso, il vicepresidente del Consiglio Luigi Di Maio iniziava a parlare delle Ong “taxi del mare” e di come le varie imbarcazioni operate dalle organizzazioni non governative nelle acque internazionali al largo della Libia fossero in realtà in combutta con i trafficanti. Il Capo Politico del MoVimento 5 Stelle si basava soprattutto sulle ipotesi (ovvero congetture) formulate dal procuratore di Catania Carmelo Zuccaro. Lo stesso Zuccaro però ebbe ad ammettere, durante una illuminante audizione al Senato, di non avere alcuna prova concreta a sostegno delle sue teorie. In poche parole le accuse del procuratore di Catania erano campate in aria e non si fondavano su alcun elemento fattuale oggettivo.

Quando Di Maio e il M5S pretendevano le scuse dei giornalisti amici delle Ong

Ciononostante proprio grazie a Zuccaro (e a Frontex e a Di Maio) iniziò proprio un anno fa la sistematica opera di demolizione e demonizzazione delle varie Ong che si occupano di salvare vite umane. Il MoVimento 5 Stelle sul blog, in un post dal titolo Sulle Ong ha ragione MoVimento ora chiedeteci scusa, arrivò a scrivere che l’inizio delle indagini a Trapani su una Ong accusata di favoreggiamento all’immigrazione clandestina confermavano quanto detto da Luigi Di Maio.

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Anche Di Maio – noto garantista quando si tratta di indagini a carico di esponenti del MoVimento 5 Stelle – aveva colto l’occasione per togliersi qualche sassolino dalle scarpe con malcelata soddisfazione. Di Maio scrisse di aver continuato la sua battaglia sui rapporti stra Ong e trafficanti sapendo di non aver nulla da temere e che “la verità sarebbe venuta fuori”. Ora non serve aver studiato giurisprudenza (anche se c’è da dire che aiuta) per capire la differenza tra l’apertura di un’inchiesta e l’accertamento definitivo della verità giudiziaria. Indagine che venne prontamente rilanciata anche sul sito d’informazione della Lega Nord.

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Ieri infatti è successo che una di quelle indagini è stata archiviata (rimane invece ancora in piedi quella a carico della nave Iuventa della Ong Jugend Rettet che è stata aperta qualche tempo dopo). L’inchiesta archiviata, condotta dal procuratore aggiunto Marzia Sabella e dai pm Gery Ferrara e Claudio Camilleri, ha ad oggetto due diversi procedimenti penali: uno avviato a maggio del 2017 dopo lo sbarco, a Lampedusa, di 220 migranti salvati dalla nave Golfo Azzurro (la stessa imbarcazione menzionata nel post del M5S) della Ong Proactiva. L’altro fascicolo invece fu aperto dopo una segnalazione della Guardia di Finanza che ipotizzava delle “incongruenze” nel comportamento della Sea Watch in occasione del soccorso portato, ad aprile del 2017, a un’imbarcazione in avaria dal momento che la nave aveva tratto in salvo i naufraghi nelle vicinanze delle acque maltesi.

Il senso di Marco Travaglio per le indagini in corso

Viene quindi a cadere una delle principali accuse contro le Ong. E la Dda di Palermo dà una mano a capire come tutta la polemica montata nei giorni scorsi sulla nave Aquarius e sulle presunte responsabilità di Malta non abbia alcun fondamento. Riferendosi al caso della Ong Sea Watch, sospettata per la sua decisione di dirigersi verso l’Italia e non verso le acque maltesi la procura scrive che «non deve stupire che la ‘Sea Watch’ abbia preferito effettuare lo sbarco verso le coste italiane: ciò anzi rappresenta conseguenza logica di quanto appena esposto e una corretta gestione delle operazioni di salvataggio». Con buona pace di coloro che la settimana scorsa ci spiegavano la mossa di grande pragmatismo di Salvini e Toninelli e la grande vittoria dell’Italia.

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Il 13 giugno Marco Travaglio parlava così delle Ong sotto inchiesta nel suo editoriale sul Fatto Quotidiano «quando vedemmo – grazie alle inchieste delle Procure di Catania e di Trapani – le immagini di alcune Ong (non tutte) che fungevano da nastro trasportatore di migranti nel Mediterraneo dalla Libia all’Italia, riducendo i rischi d’impresa e aumentando i profitti degli scafisti, con cui coordinavano via telefono le consegne e a cui restituivano financo i barconi». Chissà su quali prove e soprattutto su quali sentenze si è basato Travaglio per raccontare questa “verità”.

Il silenzio di Matteo Salvini sull’archiviazione e sulle accuse dell’ONU ad uno dei capi dei trafficanti

Nel frattempo l’ONU ha approvato una risoluzione che sanziona quattro cittadini libici e due eritrei accusati di gestire le reti di traffico di esseri umani in Libia. Tra loro c’è anche Abd Al Rahman al-Milad capo della guardia costiera libica di nella regione di Zawiya. Curiosamente però su questa decisione dell’ONU sia Di Maio che Salvini hanno taciuto. In fondo cos’è più utile; accusare le Ong “finanziate da Soros” di essere in combutta con i trafficanti di schiavi oppure accusare chi realmente è in combutta con i trafficanti di schiavi ma che al tempo stesso deve darti una mano a tenere i migranti fuori dall’Italia?

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Proactiva e Sea Watch, scrive la Dda di Palermo, non hanno commesso il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Così come non lo aveva commesso – nonostante le accuse avanzate proprio da Zuccaro – la nave Open Arms di Proactiva fatta sequestrare dal procuratore di Catania nel porto di Ragusa dopo l’ennesima operazione di salvataggio. Sul Fatto Quotidiano di ieri veniva invece dato ampio spazio alle tesi di Zuccaro, tesi che però non tengono conto di un dato fondamentale: i salvataggi in mare condotti e portati a termine dalle Ong (vale a dire le persone sbarcate) ammontano ad appena un sesto del totale del numero dei migranti arrivati in Italia negli ultimi quattro anni. A salvare più vite umane nel Mediterraneo sono le navi della Marina, della Guardia Costiera e di Frontex.

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Eppure nessuna di queste è mai stata accusata di favoreggiamento. Così come non è stato mai accusato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina il comando dell’IRMCC della Guardia Costiera di Roma che ha sempre coordinato tutte le operazioni di soccorso nella zona SAR di competenza italiana (giacché quella libica non esiste). Il giorno dopo il giuramento il ministro dell’Interno Matteo Salvini definiva “vicescafisti” le Ong. Oggi Salvini tace, eppure fu proprio lui uno di quelli che misero in moto la macchina delle accuse contro le Ong parlando addirittura di un fantomatico (e smentito) dossier dei servizi segreti. Il 30 aprile 2017 Salvini si diceva sicuro della fondatezza delle accuse nei confronti delle Ong.

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