Opinioni

Il piano A di Paolo Savona spiegato

Ieri il ministro degli Affari Europei Paolo Savona ha rilasciato un’intervista a Martino Cervo della Verità nella quale ha enucleato i contorni di un affascinante Piano A, in contrapposizione al famigerato Piano B che è costato al professore la poltrona al ministero dell’Economia. Savona parte dall’audizione in Parlamento di qualche giorno fa per spiegare che a suo parere «l’Italia da tempo vive al di sotto delle proprie risorse, come testimonia un avanzo di parte corrente della bilancia estera. Tale avanzo non può essere attivato, cioè non possiamo spendere, per l’incontro tra i vincoli di bilancio e di debito dei Trattati europei. Questo nonostante abbia ancora una disoccupazione nell’ordine del 10% della forza lavoro, e rischi crescenti di povertà per larghe fasce della popolazione. L’avanzo sull’estero di quest’anno è al 2,7% del Pil, per un valore complessivo di circa 5o miliardi: esattamente ciò che manca alla domanda interna».

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Lei ribalta la narrazione media di un Paese al di sopra delle sue possibilità, che si è indebitato e ora deve pagare per non gravare sulle generazioni future. Pensa che l’Ue possa accettare questo ribaltamento?
«Se l’Ue lo accetta, meglio ancora se propone essa stessa, nel reciproco interesse, un piano di investimenti di tale importo, la crescita del Pil nominale che ne risulterebbe può consentire un gettito fiscale capace di coprire allo stesso tempo la quota parte delle spese correnti implicite nelle proposte di Flat tax, salario di cittadinanza e revisione della Legge Fornero senza aumentare né il disavanzo pubblico né il rapporto debito pubblico/Pil su base annua».

Tria è d’accordo?
«Lo ha ripetuto anche lui più volte. Il problema è la cadenza temporale dell’operazione, non la possibilità di attuarla. Esiste cioè una possibilità tecnica, occorre una volontà politica di rispettare tempi e d mensioni delle operazioni».

Quindi il «piano A», la richiesta all’Unione europea, è questa: sostenere un piano di investimenti, insomma fare deficit con la speranza che questo riduca nel tempo il debito/PIL?
«Innanzitutto chiederemo che la Commissione condivida la proposta di politica economica che ho illustrato. Dicevo “nel reciproco interesse”: occorre infatti che l’Ue riconquisti la fiducia dell’opinione pubblica, non solo italiana, prima delle prossime elezioni europee, la cui data incombe. In ogni caso, una semplice accettazione della logica di una politica di domanda, cioè più spesa per investimenti, non basta per risolvere le radici del calo dei consensi: occorre rafforzare le istituzioni europee a cominciare dalla Bce, per garantire una “politeia”, ovvero una gestione del bene comune, e non appena una governance, che considero un fatto prevalentemente tecnico».

Ora, è importante segnalare, come ha spiegato il professor Francesco Daveri, che “l’avanzo di parte corrente è una cosa che va a finire nelle tasche dei privati e quindi Savona di fatto propone un esproprio privato per finanziare il reddito di cittadinanza e tutto il resto”. E ha aggiunto che “Quando si parla di avanzo si fa riferimento a un altro conto rispetto alle finanze pubbliche tranne che nei Paesi socialisti dove le imprese sono possedute dallo Stato”.

Il professor Michele Bordrin ha invece pubblicato un video su Youtube in cui spiega che  Savona ha fatto una proposta che consiste nel chiedere spesa aggiuntiva pubblica in deficit in modo tale da aumentare le nostre importazioni dai nostri paesi e azzerare il surplus della bilancia commerciale. Ovvero propone che il governo si indebiti per creare domanda aggregata per altri paesi. Boldrin spiega il tutto partendo dalle identità contabili come quella del PIL, formato da consumi più investimenti più spesa pubblica (G) più la differenza tra export e import nella bilancia commerciale.

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Boldrin dice che partendo da questa identità molti dicono che i risparmi di un paese sono uguali al reddito meno i consumi e meno la spesa pubblica (quella che va in consumi e non in investimenti). Quindi il risparmio nazionale è uguale all’investimento interno più l’investimento estero, che c’è solo se la bilancia commerciale è in positivo (ovvero se un paese esporta più di quanto importa). Qui però va discussa la questione della bilancia commerciale positiva della Germania e del suo surplus perché non ha aumentato la spesa pubblica interna per diminuire il risparmio.

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In base a questo, la Germania potrebbe diventare buona (mentre prima era giudicata cattiva per la questione del surplus) spendendo di più in deficit: questo farebbe diminuire magicamente le sue esportazioni, secondo queste tesi. Ma Savona ha appena proposto di spendere il surplus a debito, cosa che aumenterebbe, proprio secondo il suo ragionamento, non una crescita del reddito italiano ma o una diminuzione delle esportazioni o un aumento delle importazioni.

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Insomma, secondo Boldrin, Savona propone di aumentare la spesa pubblica con la flat tax e il reddito di cittadinanza a deficit per creare domanda per gli altri paesi. “Questo ha proposto oggi Savona nella sua intervista: ovvero di farci danno. Bravo Savona! Anche oggi ne ha detta una buona!”, conclude Boldrin.

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