Economia

Tria spiega a Salvini e Di Maio che non si possono tagliare le tasse con il deficit

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In un’intervista rilasciata oggi al Sole 24 Ore il ministro dell’Economia Giovanni Tria spiega a Salvini e a Di Maio che non si possono promettere provvedimenti come il taglio delle tasse, nella forma leghista della flat tax o in quella grillina degli sgravi alle famiglie, pensando di coprirli con il deficit. Il ragionamento del responsabile di via XX Settembre parte dall’IVA:

Sull’Iva sia Salvini sia Di Maio confermano ogni giorno la volontà di bloccare qualsiasi aumento.
È chiaro che impedire l’aumento dell’Iva significa dover agire sul lato della spesa, e si può discutere se a parità di deficit previsto sia più recessivo un taglio di spesa o un aumento di tasse. Io credo in generale che gli interventi sulla spesa siano più virtuosi di quelli sulle tasse, ma il problema è decidere dove si taglia. È un problema di scelte politiche che devono essere compiute.

Spesso per evitare di affrontare queste scelte si parla di lotta agli sprechi. Il Def però pone per la spending un obiettivo da due miliardi, minimo rispetto ai valori in gioco con la prossima manovra. Non si può fare di più?
Gli «sprechi» in sé non esistono, nel senso che ciò che è «spreco» per qualcuno è un beneficio per qualcun altro. Non esistono sprechi che non abbiano dietro interessi, così come accade con le tax expenditures.

Resta però sempre la “terza via” del deficit, evocata spesso dalla politica. Vede margini ulteriori da questo punto di vista?
Sul deficit non ci sono margini. Bisogna intendersi: deficit significa indebitamento, non è un male in sé ma dipende dagli obiettivi per cui si ricorre a questo strumento. Una famiglia si indebita per comprare casa, non per pagare l’affitto. Tradotto in termini di finanza pubblica, significa che spese strutturali non possono essere finanziate a debito, mentre gli investimenti pubblici sì.

E le riforme fiscali?
Una riforma fiscale non si può realizzare a deficit. Si può aumentare il disavanzo per un provvedimento fiscale temporaneo, nato da precise ragioni congiunturali, ma non per una riforma strutturale.

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