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I soldi della Regione Veneto per i buffet dei cacciatori

In Veneto le azioni per contrastare il bracconaggio – cioè chi caccia o pesca in aree protette o senza licenza – sono durissime: lotta spietata a colpi di pizzette e sfogliatine. Il carico da novanta arriva con i calici di prosecco e i pasti in trattoria. Il conto? Pagato con soldi pubblici, 262.715,66 euro nel 2018 messi dalla Regione e girati alle associazioni dei cacciatori

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Il Gazzettino racconta oggi una storia molto curiosa che riguarda l’Associazione Cacciatori Veneti, già famosa dalle nostre parti per i 70mila euro dati a Fratelli d’Italia:

In Veneto le azioni per contrastare il bracconaggio – cioè chi caccia o pesca in aree protette o senza licenza – sono durissime: lotta spietata a colpi di pizzette e sfogliatine. Il carico da novanta arriva con i calici di prosecco e i pasti in trattoria. Il conto? Pagato con soldi pubblici, 262.715,66 euro nel 2018 messi dalla Regione e girati alle associazioni dei cacciatori. Discutibile, ma regolare. I contributi li ha stabiliti infatti una legge regionale, poi il bando ha ampliato il raggio d’azione contro i bracconieri. Inserendo anche i rinfreschi.

L’Associazione Cacciatori Veneti, oggi presieduta da Sergio Berlato, capogruppo di Fratelli d’Italia in consiglio regionale del Veneto e presidente della Terza commissione, nelle sue varie attività per contrastare il fenomeno del bracconaggio, ha sostenuto spese alimentari così dettagliate:

67,50 euro per 150 pizzette sfoglia, 67.50 euro per salatini, 26,48 euro per acqua, patatine, bicchieri, 248,88 euro per prosecco, eccetera. I soldi glieli ha dati la Regione Veneto nell’ambito del contributo complessivo di oltre 64mila euro. Federcaccia Veneto, oggi presieduta dal consigliere regionale leghista e presidente della Quarta commissione Gianpiero Possamai, su un totale di quasi 75mila euro rimborsati dalla Regione, ha documentato 38,83 euro per l’acquisto di merendine, sfogliatine, succo d’arancia, tovaglioli, bicchieri di plastica; 79,40 euro per un pranzo per quattro tra cui spaghetti allo scoglio, 200 euro per un coffe break, un pranzo per una persona costato 121 euro, un buffet per 31 persone da 403euro.

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I contributi alla caccia nel 2018 (Il Gazzettino, 31 dicembre 2019)

E non finisce mica qui:

Chi direbbe che 9 pizze e altrettante bibite spaventino i bracconieri? Eppure: rimborso di 113,20 euro all’Associazione Nazionale Libera Caccia. Ma anche 700 euro per 20 menu a prezzo concordato in un ristorante nel trevigiano. Quando, poi, la stessa associazione ha incaricato un addetto per trinciare l’erba (5 ore e mezzo a 40 euro l’ora, totale 220 euro) e quindi pulire siepi e scarpate con braccio decespugliatore (4 ore e mezzo a 50 euro l’ora, totale 225 euro), tutti devono aver tirato un respiro di sollievo: bracconieri ciao ciao. In realtà l’intervento era inserito in una autorizzata giornata ecologica, ma tant’è.

Sia chiaro: anche se il consigliere regionale del Pd Andrea Zanoni si indigna («È l’unico bando che prevede un anticipo del 30%») e annuncia un’interrogazione all’assessore Giuseppe Pan, è tutto legittimo. Discutibile, ma regolare. C’è una legge – il Collegato alla Stabilità dell’anno scorso – che ha introdotto una novità: dal 2018 la giunta è autorizzata a concedere contributi a favore delle associazioni venatorie per “favorire adeguate conoscenze sulla corretta gestione del patrimonio faunistico, per“contrastare il deprecabile fenomeno del bracconaggio”, per “interventi di miglioramento ambientale”. Per il 2018 la Regione ha stanziato 350mila euro. E le pizzette e le sfogliatine? Nella legge non se ne fa cenno, nel bando per presentare le domande sì.

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