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Lo strano caso dei 70mila euro dati dall’Associazione Cacciatori Veneti a Fratelli d’Italia

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È uno strano giro di denaro quello dei finanziamenti a Fratelli d’Italia rivelato dall’Espresso. Il partito che in Italia combatte le lobby a quanto pare non ha molti problemi a farsi finanziare dai lobbisti. Ma c’è una cosa ancora più curiosa: l’Associazione Cacciatori Veneti avrebbe donato – in modo legittimo – un contributo da 70 mila euro al partito di Giorgia Meloni. Fino a qui niente di male, anche se oggi a presiedere l’ACV è Sergio Berlato, già assessore regionale ed eurodeputato attualmente è consigliere regionale in Veneto e tornerà a Bruxelles dopo la Brexit non appena il Regno Unito “libererà” i suoi seggi all’Europarlamento.

L’associazione presieduta dalla deputata di FDI incassa 64 mila euro dalla Regione e ne dà 70 mila al partito della Meloni

Prima di Berlato a presiedere l’Associazione Cacciatori Veneto – che conta oltre tredicimila iscritti – era Maria Cristina Caretta, oggi presidente nazionale di CONFAVI (Confederazione delle Associazioni Venatorie Italiane) e deputata di Fratelli d’Italia. Ma cosa c’è di così strano se un’associazione finanzia, in maniera legittima, un partito politico? Nulla, o quasi. Perché come ha fatto notare il consigliere regionale Andrea Zanoni nel 2018 l’ACV ha ricevuto dalla Regione Veneto un contributo pari a poco più di 64 mila euro. Anche qui, nulla di strano o di illegittimo. Perché il Veneto elargisce annualmente parecchi soldi alla cosiddetta lobby dei cacciatori: 350 mila euro in totale nel 2018 e 250 mila euro nel 2019. Per il 2020 il contributo regionale alle associazioni venatorie del Veneto sarà di 300 mila euro.

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Si chiede Zanoni che senso abbia erogare un contributo pubblico, ovvero soldi dei cittadini veneti, ad un’associazione che può permettersi di donarne altrettanti (anzi di più) ad un partito politico. «Chi può permettersi 70mila euro di contributo a un partito non ha certo bisogno di soldi dalla Giunta per la propria attività», sostiene Andrea Zanoni che si chiede se quei soldi che la Regione dà alle associazioni venatorie possano essere meglio spese. E chissà se i soci dell’ACV sono tutti a conoscenza del fatto che la loro associazione finanzia un preciso partito politico. La risposta è sì, anche perché nel marzo del 2018 sulla pagina Facebook dell’ACV veniva pubblicato l’invito a votare proprio per Maria Cristina Caretta, candidata alle politiche dello scorso anno.

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Sergio Berlato, che è diventato presidente quest’estate (anche se sul sito la presidente risulta ancora essere l’onorevole Caretta), risponde alle accuse spiegando che «il finanziamento di 70mila euro a Fratelli d’Italia è stato fatto nel rispetto della legge e che, nel rispetto dello statuto dell’associazione, è stato deliberato dal consiglio regionale di Acv e ratificato dall’assemblea». Tutto regolare, come detto. E per la questione dei finanziamenti regionali «quei soldi sono stati spesi per specifici progetti, attività che poi vengono rendicontate, sulla base di dettagliati bandi». Sul sito dell’Associazione però non risulta che siano pubblici i rendiconti o il bilancio.

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Anche qui nessuno contesta la regolarità nell’uso dei fondi. Solo ci si chiede che senso abbia dare decine di migliaia di euro ad un’associazione che ha così tanti soldi da poterne donare 70mila ad un singolo partito politico. Come al solito non è questione di rispetto delle regole (che sono state rispettate) ma di opportunità. Perché vista da fuori questa situazione sembra il gioco delle tre carte, dove 64 mila euro entrano da una parte (pubblica) e 70 mila ne escono da un’altra, verso un partito. Di sicuro quei 64 mila euro saranno stati utilizzati per realizzare progetti e organizzare convegni. Ma che bisogno c’era di chiedere un contributo pubblico se l’associazione aveva tutta questa disponibilità di denaro per finanziare Fratelli d’Italia?

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