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La rottura tra Grillo e Di Maio dietro il tweet su Procuste

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Fabrizio Roncone sul Corriere della Sera pubblica oggi un retroscena che racconta come dietro il tweet di sfottò di Beppe Grillo al quesito per salvare Salvini su Rousseau ci sia molto di più. Nonostante ieri una nota dello stesso Beppe mirasse a sfocare la palese dissociazione di Grillo dal quesito, c’è del fuoco che cova sotto la cenere e la rottura tra il Garante M5S e Di Maio è palese:

Perché il suo stato d’animo, ormai da mesi, è scosso da incredulità e malinconia, e a prevalere, sempre più spesso, è il puro astio. Grillo s’è accorto, ha capito, sa. I ministri e i sottosegretari, centinaia di parlamentari e poi capi e capetti e l’intero corteo di portavoce e portaborse, nani a cinque stelle e adulatori randagi, «tutti — chi per scelta, chi per rassegnazione — prendono ordini, e sono ordini indiscutibili, solo da Di Maio.

Che, a sua volta, li prende da Davide Casaleggio» (la catena è questa e te la racconta nei dettagli qualsiasi deputato a Montecitorio, in Transatlantico: si mettono in ginocchio, ti pregano di non scrivere il nome e il cognome, e vuotano il sacco). Grillo è deluso, amareggiato, incattivito. È complicata da accettare, si capisce. È complicata quando li sente. Che avrà deciso, Giggino? Che penserà, Giggino? Mi tiene nel cuore, Giggino?

Secondo Roncone Grillo è “disgustato dall’occupazione militare dei ministeri, dall’assalto alla Rai, al potere,a i posti di potere («Io l’ho sempre criticata quella robaccia lì… ma ora ci siamo noi, come faccio?»). Quando sentiva il ministro Toninelli parlare del ponte di Genova gli venivano le bolle. Non gli piace il ritorno di questo Di Battista, che ha verità confuse su tutto, arrogante e saccente, mediaticamente ostile (Grillo sa leggere le curve d ’ascolto in tivù: e quando arriva Dibba, calano)”.

A Grillo, soprattutto, non è però mai piaciuta l’alleanza con la Lega (la battuta preferita nel suo show è questa: «No, scusate: ma la mamma di Salvini, quella sera, non poteva prendere la pillola?»). Perciò l’idea di provare a salvare Salvini in questo modo, no, non poteva piacergli, non gli piace. Quel tweet, l’altro giorno, non gli è partito. Nient’affatto. Era studiato, premeditato, una chicca di purissima cattiveria. […]

La scena, però, è finalmente davvero chiara. Da una parte, c’è Grillo (e con lui Roberto Fico e una base militante ortodossa, combattiva e furibonda per la salvezza concessa al gran capo della Lega). Di là, ci sono Davide Casaleggio e Luigi Di Maio. Può succedere di tutto.

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