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La telefonata di Grillo a Di Maio sul decreto Genova

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Beppe Grillo è preoccupato per il decreto Genova. Tanto da telefonare a Luigi Di Maio per chiedergli spiegazioni sull’inspiegabile ritardo del provvedimento annunciato due settimane fa, approvato “salvo intese” e ancora alla ricerca di queste ultime nella trattativa infinita Stato-M5S.

La telefonata di Grillo a Di Maio sul decreto Genova

A parlare della telefonata di Grillo a Di Maio è oggi La Stampa in un articolo in cui si parla anche di delle telefonate dei parlamentari a cui si sono aggiunte nelle ultime ore le minacce dei suoi concittadini sfollati, pronti a manifestare davanti alle porte delle sua villa di Sant’Ilario. Il motivo è sempre lo stesso: ci sono grossi problemi tecnici sul decreto che è incompleto in molte sue parti e non si trovano le coperture per le spese garantite (e a volte non si trovano nemmeno le spese).

decreto genova toninelli proteste - 7

In questo clima non ha certo aiutato il governo l’uscita del procuratore di Genova Francesco Cozzi: in Aula durante il Question Time il ministro Danilo Toninelli aveva detto che «i lavori per la ricostruzione del ponte, pur volendo, non potrebbero partire oggi, se non pregiudicando gli esiti dell’indagine penale: serve il dissequestro dell’area». La risposta di Cozzi non si è fatta attendere: «Non è assolutamente detto che non si possa cominciare prima a smantellare il Morandi. Bisognerebbe ricordare che al momento non sono state presentate né istanze di dissequestro e men che meno piani di demolizione».

Decreto Genova, rinvio infinito

In discussione ci sono ancora punti come quello che stanziava nuovi fondi per il porto di Genova tagliandoli agli altri porti: per quanto riguarda invece il Terzo Valico, l’ultima versione del documento sembra tenere fermi i finanziamenti già decisi e deliberati per il quinto lotto, pari a oltre un miliardo. E sarebbero scomparsi i 790 milioni per il sesto lotto. Una decisione presa dal ministro delle Infrastrutture, una linea adottata per tutte le grandi opere.

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Il Fatto Quotidiano in un articolo a firma di Marco Palombi invece sostiene che la storia delle bozze senza cifre dipenda dal modo, inusuale, in cui è stato trattato il decreto per fare prima:

Tutto nasce dalla fretta (propagandistica) con cui è stato approvato il decreto: il testo prodotto il 13 settembre, di fatto, viene completamente riscritto equasi raddoppia in volume martedì scorso, dopo l’incontro tra Conte e i due maggiori scontenti del primo testo, il governatore ligure Giovanni Toti e il sindaco di Genova Marco Bucci.

Quel testo si cristallizza nella bozza del 19 settembre – cambiata ancora, ma in misura minore, nel corso dei giorni – che è quella pubblicata adesso dai giornali e che, raggiunto l’accordo politico, viene inviata al ministero dell’Economia per trovare le coperture. E lì s’è fermato per una settimana nonostante, ribadiscono fonti di governo, le rassicurazioni dei tecnici di via XX settembre sul rapido invio al Quirinale.

Ora il testo è ostaggio del Tesoro, dice il Fatto. Ovvero della Ragioneria dello Stato che deve bollinarlo ma non può farlo senza l’indicazione delle coperture. Il bubbone è scoppiato proprio mentre il DEF doveva essere varato. La partita si fa sempre più complessa. Mentre Genova aspetta. Sempre più impaziente.

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