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Decreto Genova: storia di una legge senza coperture

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Il decreto Genova è stato inviato ieri al Quirinale per le valutazioni dopo l’ennesimo pomeriggio di passione scatenato dall’assenza di coperture che ha rallentato il viaggio e la centesima polemica ridicola del M5S nei confronti dei tecnici.

Decreto Genova: storia di una legge senza coperture

La vicenda scoppia a metà pomeriggio, quando l’agenzia di stampa Radiocor scrive che l’ordinario processo di verifica affidato all’organo del MEF che deve attestare la presenza di copertura finanziaria nei provvedimenti di spesa (ai sensi dell’articolo 81 della Costituzione) è attualmente in corso, ma anche che nell’esame degli ultimi giorni sul testo inviato dalla presidenza del Consiglio è emersa – oltre che l’assenza della relazione tecnica – la mancanza di copertura su molti articoli, dalla ricostruzione del ponte alle misure economiche per il rilancio di Genova.

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Doveva essere un testo dedicato alla ricostruzione di Ponte Morandi, si era trasformato nel solito vagone legislativo per ogni emergenza, dai problemi delle aree terremotate al rifinanziamento della Cassa integrazione straordinaria. Non solo: il testo inviato dai ministeri a via XX settembre era lacunoso, spesso accompagnato da puntini di sospensione. Spiega La Stampa:

Il solo rifinanziamento della Cassa ai trentamila metalmeccanici che stanno per perdere il sussidio avrebbe costerebbe ben altre cifre. E in ogni caso dare copertura alle leggi a settembre è proibitivo: ormai la gran parte dei capitoli di spesa è impegnato. C’era e c’è poi il problema Autostrade: se il concessionario davvero restasse fuori dalla ricostruzione di ponte Morandi, è improbabile ci metta un euro, mentre è probabile che faccia ricorsi plurimi e – in assenza di condanne – chieda risarcimenti miliardari. Ecco perché ormai nel mirino del vicepremier c’è anche l’amico Toninelli, reo di non aver gestito il problema e che gaffe dopo gaffe ha consumato la pazienza del leader. Dalle nomine della commissione su Genova ai consulenti chiacchierati.

La trattativa Stato-M5S

La trattativa Stato-M5S si conclude in serata: Ai tecnici e i sottosegretari dei ministeri di Sviluppo e Trasporti depurano il testo delle norme estranee a Genova e arriva il comunicato con cui Palazzo Chigi annuncia l’invio del provvedimento al Quirinale per la firma, ammettendo che le coperture riguardano solo quest’anno. Il Sole 24 Ore illustra il testo finale così:

Il via vai di misure aggiunte e tolte ha complicato un lavoro che già ha faticato parecchio a trovare la quadra sulle spese per la ricostruzione del ponte. Resta la richiesta ad Autostrade per l’Italia (Aspi) di provvedere al finanziamento: ma le regole di finanza pubblica impongono coperture certe, e non appese ai rischi di contenziosi con la società che appaiono molto probabili. Per questa ragione il testo finale prevede lo scudo pubblico del Fondo Infrastrutture.

La partita si intreccia con la volontà del governo di escludere Aspi dai lavori. La mossa di trasformare il futuro commissario straordinario in stazione appaltante in grado di dribblare l’obbligo di gara ha fatto emergere di dubbi di costituzionalità, che sarà il Colle a dover dirimere sulla base del testo definitivo.

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I lavori su calcoli e tabelle hanno dovuto poi affrontare il puzzle delle tante norme aggiunte nei giorni di gestazione del decreto. Per Genova sono arrivate le assunzioni extra negli enti locali (Comune, Città metropolitana e Regione Liguria), i fondi in più per il trasporto pubblico e gli aiuti fiscali a famiglie e imprese. Sorvegliate speciali sono state poi le misure su Ischia, con il commissario ad hoc e la possibilità di assicurare contributi fino al 100% delle spese per la ricostruzione di imprese e case private.

Un altro viaggio, un’altra Cadillac, un’altra corsa per la vita

Il M5S ha passato l’intera serata di ieri a scatenare l’ennesima caccia alle streghe con i tecnici, anche qui considerati responsabili dei ritardi del decreto anche se forse, se non fossero uscite le indiscrezioni sui ritardi, si sarebbe perso altro tempo a chiudere l’accordo tra i ministeri. Nessuno tra i grillini si rende conto che l’imperizia con cui abitualmente gestiscono i provvedimenti è la prima responsabile della difficoltà di renderli operativi.

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La cartina di tornasole della difficoltà del governo è l’assenza del nome del commissario dal decreto. Il 14 settembre il premier Giuseppe Conte davanti a “quelli del ponte Morandi” aveva annunciato la nomina del commissario della ricostruzione entro dieci giorni, di cui ha sventolato la bozza come fosse il testo definitivo. Poi ha appunto precisato che intendeva “dopo dieci giorni dall’approvazione del decreto Genova”, che non è ancora avvenuta. O meglio, era avvenuta in CdM “salvo intese”. Anche questo probabilmente è colpa dell’arbitro. Pardon, del tecnico.

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