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Quello che Gallera ha dimenticato di dire su sanità privata, stanze lussuose e pazienti ordinari

Da ieri la frase che l’assessore al Welfare di Regione Lombardia Giulio Gallera avrebbe detto mercoledì durante un incontro online organizzato da Rcs Academy, la business school del gruppo Rcs, sull’emergenza Coronavirus SARS-COV-2 è sulla bocca di tutti. E forse vale la pena anche ricordare quanto sia costato il tutto (con una replica di Humanitas in calce all’articolo)

«Ringrazia gli ospedali privati perché hanno aperto le loro terapie intensive e le loro stanze lussuose ai pazienti ordinari»: da ieri la frase che l’assessore al Welfare di Regione Lombardia Giulio Gallera avrebbe detto mercoledì durante un incontro online organizzato da Rcs Academy, la business school del gruppo Rcs, sull’emergenza Coronavirus SARS-COV-2 è sulla bocca di tutti dopo il post del consigliere regionale lombardo Jacopo Scandella.

Quello che Gallera ha dimenticato di dire su sanità privata, camere lussuose e pazienti ordinari

Scandella ha ricordato all’assessore Gallera, il quale da quando è cominciata l’emergenza sta movimentando molto la vita dei giornalisti e fino a qualche tempo fa si parlava anche di una sua possibile sostituzione, che “quei letti sono stati pagati dal Sistema sanitario, non regalati. Che il privato abbia un tetto massimo di spesa ma nessun vincolo o programmazione regionale sul tipo di prestazioni da erogare – più o meno remunerative, più o meno utili al territorio – è la prima cosa da cambiare. Che poi pochi abbiano stanze lussuose e troppi liste d’attesa infinite, è la seconda…”.

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Il viceministro allo Sviluppo Economico Stefano Buffagni è invece andato all’attacco: “Queste non sono solo cose che un assessore al Welfare non dovrebbe dire… Non dovrebbe proprio pensarle!!! I cittadini sono tutti uguali! Non esistono pazienti di serie A e di serie B!”. Nelle scorse settimane invece la trasmissione di Raitre Report ha ricordato che la sanità privata si è messa a disposizione dell’emergenza COVID soltanto dopo l’8 marzo: prima di quella data alcuni, come la clinica Humanitas, hanno continuato a fornire le prestazioni non urgenti. Il 4 marzo, quando in tutta la Lombardia c’erano già mille malati COVID, pochissimi erano i posti letto dedicati all’emergenza. Poi i privati si sono accordati per mettere a disposizione una parte del loro personale. Solo a partire dall’8 marzo hanno cominciato a muoversi a pieno regime.

report sanità privata

Il rapporto della Lombardia con la sanità privata, secondo il sistema predisposto da Roberto Formigoni durante i suoi lunghi anni alla presidenza del Pirellone, è ormai talmente consolidato che Attilio Fontana nel suo intervento durante la trasmissione non si è resto conto conto di leggere i dati della sanità privata che sono pubblicati con il logo della Regione. E poi c’è il caso Olanda: mentre il premier Mark Rutte è tra quelli che osteggia la mutualizzazione del debito dell’emergenza Coronavirus e pubblicamente deride l’Italia, il gruppo Humanitas ha distribuito ottanta milioni di euro di dividendi in dieci anni e i soldi finiscono attraverso un giro di società proprio ad Amsterdam. Fontana, interrogato sul punto, fa sapere che lui si occupa della sanità pubblica e non dei dividendi dei privati.

Il gruppo Humanitas è arrivato a fatturare lo scorso anno un miliardo di euro, con entrate che dipendono in massima parte da Regione Lombardia: 780 milioni di euro nel 2016 e 921 nel 2018. Proprio nel momento di crisi più nera del sistema industriale italiane. Nel 2009 aveva 17 milioni di liquidi, nel 2016 erano 128 i milioni. Gli ospedali appartengono a Teur s.p.a. ma la proprietà di quest’ultima finisce in Lussemburgo e da lì arriva in Olanda. Dove finiscono i guadagni di Humanitas, di proprietà della famiglia Rocca? Tutti ad Amsterdam, dove c’è una tassazione a zero sui dividendi.

La sanità privata e il decreto Cura Italia

Come ha ricordato qualche tempo fa il sito Dirittiglobali, il decreto Cura Italia ha previsto l’acquisto di un maggior numero di prestazioni da parte delle strutture private accreditate fino a 240 milioni di euro in più. Su richiesta delle regioni, le strutture private avrebbero dovuto mettere a disposizione il proprio personale per le attività sanitarie connesse all’emergenza. In pratica, un medico attivo in una clinica privata avrebbe potuto essere trasferito in un ospedale pubblico in caso di necessità. Per questi trasferimenti le regioni avrebbero potuto spendere fino a cento milioni.

Le imprese private della sanità potranno anche vedersi espropriati «i locali e le apparecchiature disponibili», «in uso o in proprietà» per aggiungere posti letto specializzati nei reparti di pazienti affetti da Covid-19. La possibilità di requisire ospedali e cliniche private da parte della sanità pubblica durerà fino al 31 luglio 2020, termine in cui dovrebbe finire lo stato di emergenza proclamato finora. Se l’emergenza dovesse proseguire, è verosimile che sia lo stato di emergenza che la possibilità di requisire i locali siano prolungati.

L’esproprio ovviamente non sarà gratuito per lo Stato: i proprietari delle strutture requisite riceveranno un indennizzo «pari al 100 per cento di questo valore». Le requisizioni non riguarderanno solo le strutture ospedaliere. In base alla nuova norma, anche i prefetti potranno intraprendere «la requisizione in uso di strutture alberghiere, ovvero di altri immobili aventi analoghe caratteristiche di idoneità, per ospitarvi le persone in sorveglianza sanitaria e isolamento fiduciario o in permanenza domiciliare». I proprietari verranno indennizzati ai prezzi di mercato, come nel caso degli ospedali.

In realtà potrebbe essere un’arma spuntata contro il Covid. Le strutture che la sanità privata può mettere a disposizione sono distribuite in modo diseguale sul territorio, e in gran parte sono già state sfruttate. La risorsa più preziosa oggi è rappresentata dai posti letto in terapia intensiva. Quelli privati sono circa 800 su 5300, circa il 15% del totale, e sono concentrati in pochi territori.

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In ultimo, c’è da segnalare questa pagina pubblicitaria acquistata da Confindustria Lombardia, l’associazione degli ospedali privati (A.I.O.P.), l’ARIS e Regione Lombardia in cui si sosteneva che grazie all’alleanza tra sanità privata e ospedali pubblici si sono salvate 28224 vite sul territorio.

EDIT 26 GIUGNO ORE 10,34: A proposito del servizio di Report il gruppo Humanitas fa sapere:

Egregio Direttore,
in merito a quanto riportato nell’articolo “Quello che Gallera ha dimenticato di dire su sanità privata, stanze lussuose e pazienti ordinari”, pubblicato il 25 giugno 2020 sulla vostra testata, ribadiamo che sin dall’inizio dell’emergenza sanitaria legata al Covid-19, il 21 febbraio, le strutture Humanitas si sono messe a disposizione della rete di gestione della pandemia.
Come evidenziato anche ai giornalisti della trasmissione Report, sin da subito è iniziata anche la sospensione delle attività programmabili non urgenti, in modo da poter garantire la disponibilità di spazi e professionisti, soprattutto nelle aree di terapia intensiva. Dal 21 febbraio al 22 maggio negli ospedali Humanitas presenti in Lombardia sono stati curati oltre
2.300 pazienti affetti da Covid-19. Sono oltre 600 i posti letto che sono stati dedicati a Covid. Sono stati raddoppiati i letti di Terapia Intensiva (creandone 58 ex novo in aggiunta ai 56 già esistenti) e gli spazi di Pronto Soccorso, grazie all’allestimento delle tende della Protezione Civile. Tutte le altre attività ordinarie non urgenti (di ricovero ed ambulatoriali) sono state sospese, fatta eccezione per il Cancer Center e la Stroke Unit di Rozzano, su esplicita richiesta della Regione Lombardia, come centro di riferimento (HUB) della Rete regionale di Emergenza-Urgenza.  Tutto il personale è stato coinvolto attivamente nell’emergenza, in prima linea nei reparti Covid o a supporto delle nuove esigenze nate (ad esempio comunicazione con i familiari, checkpoint…).  Per quanto riguarda il riferimento alla tassazione, precisiamo che il Gruppo Humanitas è controllato da una Holding italiana che paga le tasse in Italia. 
Negli ultimi 5 anni (2015/2019) il Gruppo ha investito in Italia circa 400 milioni di Euro in ricerca, apparecchiature medicali, formazione universitaria e strutture immobiliari ospedaliere. Ha pagato in Italia oltre 330 milioni di imposte (Ires, Irap e IVA indetraibile).

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