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Quello che dovete sapere sulla storia dei fondi russi alla Lega

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BuzzFeed ieri ha fatto esplodere una bomba, ma l’onda d’urto non ha minimamente scosso la Lega e il Governo. Il M5S evita accuratamente di entrare nel merito delle faccende leghiste, eppure in altri casi di audio “rubati” e intercettazioni si era comportato in maniera ben diversa. La linea di difesa leghista è duplice: c’è chi dice che si tratta di un complotto – come Alberto Gusmeroli oggi a Omnibus su La 7 – ha detto che in quella conversazione non si è parlato di nulla e che è «sicuramente una fake news».

Cosa ci faceva Savoini a Mosca?

Dall’altra parte Gianluca Savoini – che in passato aveva negato di aver preso parte all’incontro all’hotel Metropol – ha detto che quella voce non è sua. Eppure è già la seconda volta che un’inchiesta giornalista lo colloca, proprio in quella data, in un luogo ben preciso. E sia l’Espresso che BuzzFeed hanno parlato di una trattativa per la compravendita di una partita di barili di petrolio.

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Il che si evince anche dagli audio e dalla trascrizione della conversazione. Salvini dice di non aver mai preso un euro (o un rublo), ma il punto qui è l’esistenza della trattativa. Savoini ad esempio non nega di essere stato al Metropol tra il 17 e il 18 ottobre scorso, proprio mentre il vicepremier era in visita a Mosca. Secondo L’Espresso la sera del 17 ottobre Salvini si sarebbe incontrato con il vicepremier russo Kozak con delega all’Energia. Ma a domanda diretta da parte di Marco Damilano Salvini disse di non ricordarsi cosa aveva fatto il 17 ottobre.

«I soldi non ci sono mai stati e quindi querele a raffica» ha detto Savoini al Corriere della Sera. Ma non ha spiegato come mai ogni volta che Salvini va a Mosca c’è lui ad accompagnarlo, pur non avendo un ruolo ufficiale. Non ha spiegato nemmeno a che titolo a fine giugno scorso è andato a parlare “presso il gruppo parlamentare di AfD a Berlino” e come mai sia stato presentato nel video qui sopra come consigliere politico (politikberater) della Lega Nord per quanto riguarda la Russia. Anche Salvini non ha chiarito quale sia il ruolo di Savoini, che pure è stato un suo ex collaboratore così come di Roberto Maroni. La versione ufficiale è che si conoscono da vent’anni e più.

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Quello che è certo è che ogni volta c’è un incontro italo-russo promosso dalla Lega Savoini è sempre presente. A che titolo incontra ad esempio esponenti di Russia Unita, il partito di Putin, quando sono in visita in Italia oppure partecipa alle assemblee di Russia Unita a Mosca? E a che titolo partecipa alle cene di Stato ufficiali come quella del 5 luglio scorso in occasione della visita di Putin?

Di cosa si è parlato al Metropol?

Dalla conversazione emerge anche che Savoini parla in inglese. Il che è bizzarro, perché quello che è considerato il più grande esperto della Russia nonché Presidente Associazione culturale Lombardia Russia non sembra parlare il russo, ma solo italiano ed inglese. Gli interlocutori dopo aver lodato Salvini (c’è chi lo chiama il “Trump europeo”) passano a delineare i dettagli dell’operazione. Il che è grottesco: perché in una sala affollata ci sono sei persone che parlano di vicepremier, ENI, Banca Intesa e passaggi di denaro.

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L’idea è semplice: si effettua una compravendita di greggio tra una compagnia petrolifera russa (si parla di Rosneft e Lukoil) ed ENI. Un’altra società creata appositamente avrebbe dovuto ricevere il mandato per condurre la vendita e quindi ottenere una provvigione. Chi difende la Lega dice che non siamo mica come ai tempi di quando il PCI prendeva soldi da Mosca, ora è tutto tracciato. Ma in linea ipotetica è sufficiente che la società che fa da “tramite” sia una società offshore appositamente costituita per aggirare la normativa italiana. La procura di Milano ha aperto un fascicolo d’indagine sulle rivelazioni di BuzzFeed, l’ipotesi di reato è quella di corruzione internazionale.

Quello che  non torna nell’inchiesta di BuzzFeed

Mentre su Twitter impazza l’hashtag #altotradimento ci sono alcuni punti che non sono chiari. Il primo è che al di là di due nomi (“Francesco” e “Luca”) non conosciamo l’identità di cinque delle persone che erano sedute al tavolo quella sera. Dei tre russi non sappiamo nemmeno il nome di battesimo. Inoltre non si capisce a che titolo Savoini parlasse di questi accordi quando non riveste ufficialmente alcuna posizione all’interno della Lega.

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Qualcuno sostiene poi che i russi non avessero alcun interesse a finanziare la campagna elettorale di Salvini perché il leader della Lega sarebbe troppo filo-americano. Ma è vero anche che da anni (e non da ieri) Salvini è un acceso sostenitore della Russia di Putin. E che – a parole – si spende molto affinché vengano tolte le sanzioni contro la Russia che secondo lui danneggiano l’economia italiana. Curiosamente per Salvini invece i dazi di Trump non sono un problema.

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Un altro punto poco chiaro e come mai questo audio riemerga di nuovo e proprio adesso. È probabile che sia la stessa fonte su cui L’Espresso ha basato la sua inchiesta di febbraio, ma non è specificato chi lo abbia registrato. Se si sapesse il “chi” si potrebbe anche ipotizzare il perché fare uscire di nuovo la notizia. Che sia stata un’operazione volta a screditare Salvini agli occhi di Trump oppure il contrario, un modo dei russi per far vedere agli USA di che pasta è fatto l’amico Matteo?

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