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Il flop del Viminale sui porti chiusi

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Marco Mensurati su Repubblica oggi ci spiega a cosa ha portato concretamente la raffinata strategia di Matteo Salvini sui porti chiusi in occasione della crisi generata dai soccorsi di naufraghi da parte di Alex di Mediterranea e dell’Alan Kurdi di Sea Eye:

Gli spagnoli avevano chiesto via mail di poter caricare a bordo i migranti raccolti dalla Alex e portarli in totale sicurezza a Malta utilizzando il porto sicuro che l’isola aveva appena offerto via radio agli italiani. La risposta è gravissima, e dimostra come la sicurezza delle navi nel Mediterraneo non sia più trattata dagli stati interessati come una priorità assoluta, ma sia subordinata a calcoli di natura politica: «Sì, abbiamo ricevuto la vostra email – dice Malta – … per adesso il governo di Malta ha dato il permesso per la nave Alex di avere un porto sicuro a Malta, ma non per Open Arms. Open Arms non ha il permesso di entrare. Le istruzioni arrivano da un livello politico. Non posso darvi altre istruzioni».

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Poche ore prima, Salvini e il premier Muscat avevano raggiunto un accordo che, trattando i migranti alla stregua di prigionieri da scambiarsi, assegnava a Malta i 59 della Alex e in cambio Malta mandava in Italia 55 migranti da tempo sul suo territorio nazionale. L’accordo è poi saltato di fronte all’indisponibilità di Malta di mandare delle motovedette a prelevare “il carico umano”.

Da quel momento in poi a Salvini non ne è andata bene una. Perché nemmeno 12 ore dopo lo sbarco forzato di Alex a Lampedusa, Malta si è adoperata per trovare una soluzione “morbida” al caso Alan Kurdi (la nave dell’Ong SeaEye da 24 ore ormeggiata davanti alle sue coste) e ha dato l’ok allo sbarco dei 65 migranti a bordo, che verranno redistribuiti in vari paesi europei insieme ad altri 58 già salvati. Risultato finale: a Malta che apre i porti rimarranno zero migranti; all’Italia che finge di chiuderli, quarantasei.

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