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La storia degli estremisti di destra che si aggirano per Vkontakte (pagati dalla Lega?)

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La deputata PD Alessia Morani ha presentato ieri un’interrogazione al Presidente del Consiglio e al ministro dell’Interno Matteo Salvini dove si legge  che «Vkontakte [il cosiddetto Facebook russo NdR] è diventato una sorta di luogo di ritrovo virtuale di estremisti che sostengono apertamente formazioni di estrema destra del panorama politico italiano». L’onorevole Morani chiede quindi se la Presidenza del consiglio dei ministri non intenda agire nei confronti di quei nostri concittadini che si sono “rifugiati” sul social russo per poter meglio offendere, insultare e minacciare quelli che considerano avversari politici.

L’indagine sul “collaboratore” della Lega che fa il saluto nazista

L’interrogazione della deputata Dem prende le mosse da un articolo pubblicato su Paese Sera da Alessandro Orlowski e che analizza come un certo tipo di propaganda (a dire il vero assai comune anche su Facebook) si stia progressivamente spostando su Vkontakte. Si tratta per lo più di post dal contenuto violento o di stampo fascistoide. Secondo Orlowksi su Vkontakte sarebbe attualmente presente una «attivissima community di utenti italiani ed europei specializzata nella creazione di meme razzisti e post di minacce». Minacce che vengono rivolte ai soliti buonisti, agli immigrati ma anche al Papa.

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Ma Orlowski nella sua inchiesta su Vk avrebbe scoperto anche dell’altro. Dall’investigazione è emerso come alcuni “nazisti” collaborino direttamente con la Lega. Secondo quanto scrive Orlowski in un tweet questa “collaborazione” sarebbe qualcosa di più del rapporto tra un fan e il partito di Salvini. Al tweet con cui denuncia questa contiguità tra un giovane “collaboratore” (non si sa bene a che livello) e i leader della Lega Orlowski allega alcuni selfie della persona in questione con i vari Salvini, Centinaio, Siri, Maroni e Toti. Dal momento che non viene fatto il nome di questo “collaboratore” non è possibile verificarne l’identità e dire se davvero lavori per la Lega. La sola pubblicazione di autoscatti non è certo sufficiente per dire che la Lega è coinvolta vista la quantità industriale di selfie prodotta da Salvini e dai suoi. Anche perché sembra di capire che le foto sono tutte pubblicate in album fotografici del 2018 e del 2017. Che possa trattarsi di un ex collaboratore oppure di un simpatizzante che ha “scalato” i vertici del partito? E allora chi è?

D’altra parte però ci sono le foto con le bandiere della Germania Nazista, immagini di Hitler e di altri gerarchi del partito nazista. C’è anche un video, con la voce camuffata e il volto pixelato in cui questo presunto collaboratore conclude il suo discorso sulla libertà di parola su Twitter con un «sieg heil» e il saluto a braccio teso. Sullo sfondo campeggia la solita bandiera del Terzo Reich con la croce uncinata.

Perché la Lega e l’estrema destra avrebbe bisogno di usare Vkontakte

Non è però chiaro in che modo disseminare certi contenuti su Vkontakte, un social network dove la presenza di utenti italiani non è poi così importante, ai fini della propaganda leghista. La Lega di oggi non ha alcun bisogno di utilizzare certi mezzucci per sdoganare certi concetti. In questi anni Salvini ha già ripulito a sufficienza il linguaggio dell’estrema destra à la CasaPound in modo da renderla presentabile.

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La presenza di alcuni neofascisti (o presunti tali) è per Orlowski un elemento utile a svelare la contiguità di certa destra italiana con la Russia di Putin ed in particolare Aleksandr Dugin (uno dei consiglieri di Putin recentemente venuto in tour in Italia). Ma anche dei legami politici tra Salvini e Putin si parla apertamente. Non sono insomma discorsi che online si fanno su posti come Stormfront (noto forum di neonazisti e suprematisti bianchi) ma che si fanno tranquillamente alla luce del sole. Si dirà che la stretta di Facebook su certi contenuti ha allontanato alcuni estremisti spingendoli sul social russo, ma questa spiegazione non risponde a tutte le domande. Soprattutto quella riguardo l’utilità della “militarizzazione” di Vkontakte, che per molti italiani  più che un social network è una sorta di sito d’incontri dove provarci con le bellezze dell’ex URSS.

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