La macchina del funky

Una domanda a Di Maio sui giornalisti

Sebastiano Messina su Repubblica oggi ha una domanda per Luigi Di Maio, candidato premier del MoVimento 5 Stelle dopo la durissima battaglia per le primarie. Messina prima riepiloga una serie di aneddoti che hanno coinvolto Grillo e i giornalisti:

Ieri Beppe Grillo si è presentato ai giornalisti con una mazzetta di finte banconote da 1000 euro, distribuendole ai presenti: «Ora scrivete quello che dico io: “Il Movimento 5 Stelle è il più grande movimento d’Europa”. Scrivete così». In pratica, ha dato del venduto a ciascuno di loro. Ma Grillo è un comico e ai comici piace scherzare.
L’altro giorno, ai cronisti che gli chiedevano delle primarie, ha risposto con una domanda: «Ma non vi vergognate? Vi mangerei, solo per il gusto di vomitarvi». Parole pesanti. Ma Grillo è un comico e ai comici piace scherzare. Cinque anni fa, nel suo “Tsunami Tour”, il leader del Movimento 5 Stelle aizzava la folla contro «i giornalisti carogne, schiavi dei loro editori», e scriveva sul suo blog che «i giornalisti non possono infestare Camera e Senato e muoversi a loro piacimento, vanno disciplinati in appositi spazi esterni al Palazzo», roba che neanche Mussolini osò pensare. Ma Grillo è un comico e ai comici piace scherzare.
Continuò. Definendo ogni settimana i cronisti «pennivendoli», «inchiostratori», «falsari», «walking dead», e alla fine s’inventò pure una gogna mediatica, nominando sul blog «il giornalista del giorno» al quale i militanti potevano divertirsi a lanciare i loro insulti. Ma Grillo è un comico, e ai comici piace scherzare.

rainews enrica agostini morra
Poi Messina passa a ricordare il trattamento riservato ad Enrica Agostini di Rainews, ripetutamente insultata e costretta a interrompere il collegamento sabato scorso – «ci hanno spintonato e messo le mani addosso», ha ricostruito lei ieri – e infine fa una domanda a Luigi Di Maio:

Adesso che però il “capo politico” del Movimento non è più un comico ma un deputato, anzi un vicepresidente della Camera, vorremmo sommessamente rivolgere all’onorevole Di Maio una semplice domanda: questo Movimento che si candida a guidare il Paese è disposto ad accettare che la stampa eserciti il suo diritto costituzionale di libera manifestazione del pensiero e il suo compito civile di cane da guardia della democrazia?
Ovvero, è pronto a riceverne le critiche, a rispondere alle sue domande anche scomode, a rispettare i giornalisti che per onorare un mestiere bellissimo devono raccontare ciò che il potere non vorrebbe rivelare? Oppure pensa anche lui che i giornalisti non debbano disturbare il manovratore, e che con mille euro – magari veri – si possa comprare il diritto di dettare un bell’elogio del proprio partito?