Economia

Die Welt e la mafia che in Italia attende i soldi da Bruxelles

Die Welt scrive che gli Stati membri dell’Ue dovrebbero certamente aiutarsi tra loro, ma non senza limiti né controlli, mentre “in Italia la mafia aspetta soltanto una nuova pioggia di soldi da Bruxelles”

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Il quotidiano tedesco Die Welt va all’attacco degli eurobond con argomenti degni di sole, pizza e mandolino: in un pezzo firmato da Christoph B. Schiltz in cui si chiede ad Angela Merkel di fermarsi sul progetto del debito condiviso per l’emergenza Coronavirus, si scrive tra l’altro che “in Italia la mafia aspetta soltanto una nuova pioggia di soldi da Bruxelles”.

Die Welt e la mafia che in Italia attende i soldi da Bruxelles

Nel testo si scrive tra l’altro che in Italia la mafia stia aspettando i finanziamenti a pioggia dell’Ue. “La solidarietà è una importante categoria dell’Europa” ma “la sovranità nazionale nei confronti degli elettori è centrale”, scrive il giornale. La solidarietà deve essere generosa, ma “senza limiti e controlli?”, si chiede nell’articolo. “Dovrebbe essere chiaro che in Italia – dove la mafia è forte e sta adesso aspettando i nuovi finanziamenti a pioggia di Bruxelles – i fondi dovrebbero essere versati soltanto per il sistema sanitario e non per il sistema sociale e fiscale”. “E naturalmente gli italiani devono essere controllati da Bruxelles e usare i fondi in modo conforme alle regole”, si aggiunge. “Anche nella crisi del coronavirus i principi fondamentali devono valere ancora”, conclude.

Il quotidiano, scrive l’agenzia NOVA,  sostiene che le obbligazioni europee sarebbero “una gigantesca perdita di miliardi di euro per i contribuenti tedeschi”. Il cancelliere Angela Merkel deve quindi “rimanere ferma” e non cedere alla proposta sugli eurobond, “soprattutto ora che l’Ue vuole mettere sul tavolo aiuti economici per 500 miliardi di euro per paesi come l’Italia e la Spagna”. Data la quantità “incredibile” dei finanziamenti e l’allentamento delle regole di bilancio dell’Ue per far fronte alla crisi, secondo “Die Welt” le conseguenze di tale sostegno a Stati membri come l’Italia potrebbero essere “incontrollabili”. I principi essenziali dell’Ue, conclude “Die Welt”, devono continuare ad applicarsi anche durante la crisi innescata dal Coronavirus.

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Nell’ordine a Die Welt bisognerebbe segnalare che i 100 (e non 500) miliardi di aiuti dell’Unione Europea del piano SURE rappresentano lo 0,8% del PIL dell’eurozona, e che prevedono la partecipazione degli stati membri, che quindi i soldi in prima istanza devono metterceli. In secondo luogo andrebbe ricordato al quotidiano che questi prestiti possono arrivare anche con i controlli, se lo desidera, mentre nessuno in Italia ha intenzione di regalare soldi alla mafia, e nemmeno agli spaghetti, alla pizza e al mandolino. Proprio a questo proposito è illuminante leggere cosa ha scritto stamattina Alessandro Penati su Repubblica:

I sostenitori del Mes, come Germania e Olanda, sono convinti che questa istituzione sia essenziale per la stabilità dell’euro. Ritengono evidentemente che l’istituzione abbia gli strumenti (condizionalità, patrimoniale, ristrutturazione del debito) per mettere definitivamente in sicurezza le finanze pubbliche dell’Italia nel caso non improbabile di una crisi, senza causarne un’uscita dall’euro. Come in Grecia. Ma difficile nel caso dell’Italia, vista la dimensione del suo debito e della sua economia; una nostra uscita disordinata dall’euro, e non potrebbe essere altrimenti, farebbe implodere la moneta unica con grande danno per la Germania. Se anche l’intervento del Mes evitasse una crisi dell’euro, causerebbe pur sempre una depressione economica in Italia che metterebbe in crisi il terzo mercato europeo per l’export tedesco.

Senza contare che un’economia europea integrata, e in salute, è essenziale perché le imprese, anche tedesche, raggiungano le economie di scala necessarie a competere efficacemente con le americane e le cinesi. L’Italia fa bene a chiedere con fermezza un bond europeo mutualizzato a lungo termine, e a basso costo perché, aumentando la sostenibilità del suo debito, ridurrebbe il rischio di una crisi, a beneficio anche della Germania. In cambio però deve dare prova concreta di essere credibile nel voler ridurre l’eccessivo indebitamento, cosa che non è stata capace di fare da almeno 10 anni a questa parte. E dovrebbe negoziare l’aiuto finanziario non in nome della solidarietà europea, concetto oggi quanto mai astratto, ma facendo leva sui rispettivi interessi economici.

In ultimo, purtroppo anche in Germania il livello del dibattito ci fa capire che la situazione è disperata, ma non seria.

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