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Il palpabile imbarazzo di Manlio Di Stefano che spiega la differenza tra il salvataggio Carige e quello Mps

Ieri al sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano è toccato l’ingrato compito di difendere l’indifendibile e spiegare al Popolo quanto siano diverse tra loro le operazioni di salvataggio delle banche del Governo Gentiloni con quella di salvataggio di Carige fatta dal governo Conte. Impresa difficile, ai limiti dell’impossibile. Ma Di Stefano è un’inguaribile ottimista, ad esempio è convinto che la Manovra del Popolo rappresenti un grande successo di Giuseppe Conte «una manovra dove si spendono tanti soldi, si sforano i parametri» e il governo è passato dal 2,4% al 2,04% promettendo all’Europa di trovare 38 miliardi di euro.

Come il M5S tenta di cambiare la narrazione sul salvataggio di Carige

Da quando è stato emanato il decreto che salva Carige i 5 Stelle sono ferocemente impegnati a spiegare che non si tratta del solito regalo ai banchieri ma di un aiuto ai risparmiatori. Curiosamente però il testo del decreto per la Cassa di Risparmio di Genova è identico – nel senso che è la fotocopia – di quello di Gentiloni per Popolare di Vicenza, Veneto Banca e Monte dei Paschi di Siena. Come è possibile che due decreti uguali producano risultati differenti? È un mistero. Nello specifico il decreto Carige prevede, oltre alla nomina dei commissari, la creazione di un fondo di garanzia da 1,3 miliardi di euro. Si tratta di un prestito fatto con soldi pubblici (dei cittadini), Carige dovrà restituire quei soldi allo Stato con gli interessi. Se ci riesce la banca rimane privata. Se non riesce a farlo nei tempi stabiliti ci sono due possibilità o viene acquistata da un altro istituto di credito privato – che a sua volta dovrà restituire i soldi allo Stato – oppure verrà nazionalizzata. E a quel punto è evidente che lo Stato avrà perso quei soldi. Che ci si creda o no questo è lo stesso identico percorso previsto dal decreto Gentiloni. Per la cronaca attualmente lo Stato italiano è azionista al 70% del Monte dei Paschi di Siena.

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Uno dei “meme” della comunicazione pentastellata su Carige

 

Ma ieri Di Stefano ha fatto di meglio. Non si è limitato a dire che loro non sono amici dei banchieri come Renzi e Boschi (ma il socio del premier a quanto pare è in buon rapporti con i banchieri). No, il sottosegretario agli Esteri ha detto che loro hanno salvato i risparmiatori e la banca e lo hanno fatto «con questo decreto fatto in fretta e furia, perché devi farlo senza possibilità di far speculare i mercati». Ora tutti ricorderanno di quando Di Maio e Di Battista attaccavano il governo per aver salvato le banche in venti minuti. Non valeva forse all’epoca la scusa degli speculatori? Inoltre, ma forse Di Stefano non lo sa, il titolo Carige – sia le azioni che le obbligazioni – era già stato sospeso a tempo indeterminato. Quindi i mercati non potevano speculare su alcunché. Per questo stesso motivo poi non ci saranno obbligazionisti subordinati da salvare, anche se Di Maio sostiene di averli già salvati tutti. Come spiega Barisoni: «non c’è nessun problema sugli azionisti perché hanno già perso tutto: le azioni sono a zero e le obbligazioni le hanno convertite e di fatto non valgono più neppure quelle».

 

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Cosa (non) ha capito Manlio Di Stefano della nazionalizzazione di Carige

«Noi prendiamo soldi pubblici per fare una garanzia a banca Carige», insiste Manlio Di Stefano spiegando che «se non ce la fai non è che ti togliamo i debiti, ti nazionalizziamo perché i soldi sono pubblici e sono dei cittadini». Appunto, esattamente quello che è era previsto anche dal “Salvabanche” di Gentiloni del 2016. All’epoca però il PD era il partito degli amici dei banchieri che salvava i soliti noti a discapito dei “poveri risparmiatori”. Da giorni il M5S insiste – lo ha fatto il sottosegretario Sibilia e lo ha fatto anche Di Maio – sulla nazionalizzazione che viene presentata come la soluzione finale per Carige. Perché? Non sarebbe meglio se Carige ripagasse il debito con lo Stato (ovvero con i cittadini) e rimanesse privata?

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I due testi a confronto

Di Stefano è confuso, ritiene ad esempio che «se tu cancelli il debito la proprietà ti rimane» così la banca rimane agli italiani. Ovvero con la nazionalizzazione lo Stato cancella il debito che Carige ha nei suoi confronti e ci guadagnerebbe pure perché avrebbe una banca “a costo zero”. Peccato che il costo non sia zero visto che quel debito “cancellato” sono soldi dei cittadini. Un bel vantaggio per lo Stato. E per inciso non si tratta nemmeno di una decisione del governo dell’Avvocato del Popolo visto che è la Direttiva europea sul risanamento e la risoluzione degli enti creditizi (BRRD) a prevederlo. Come ha spiegato il direttore di Radio 24 Sebastiano Barisoni per salvare una banca gli strumenti a disposizione di un governo (di qualsiasi colore politico) sono limitati e quindi è perfettamente normale, anzi auspicabile, che il governo Conte abbia fatto le stesse identiche mosse del suo predecessore. Ma a quel punto Di Stefano spara gli ultimi fuochi d’artificio e ci fa sapere che «il problema non è salvare una banca, o amministrarla, il problema è come lo fai» una spiegazione lapalissiana che serve per introdurre l’ideona della Commissione parlamentare d’inchiesta per «capire chi e come ha fatto fallire la banca».

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Fortunatamente però ci sta già pensando la magistratura: l’ex presidente di Carige Giovanni Berneschi è stato condannato in appello a luglio a otto anni e sette mesi  per la maxi truffa ai danni del ramo assicurativo Carige Vita Nuova. Forse qualcuno non l’ha comunicato al sottosegretario che però continua: «io mi auguro che grazie alla garanzia che gli abbiamo dato venga acquisita o ricapitalizzata ad una cifra giusta che permetta la banca di andare avanti ripulendo l’amministrazione di tutto quello che l’ha portata al fallimento». Ma anche qui qualcosa non torna. Carige è ancora un soggetto privato e lo Stato non può decidere a quanto sarà venduta ad un altro soggetto privato o ricapitalizzata. Anzi, se la banca venisse acquisita da un altro istituto di credito questo sarebbe meglio per i cittadini perché escluderebbe l’ingresso nello Stato nel capitale di Carige.

 

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