Opinioni

Quella volta che Super Di Maio ha salvato gli obbligazionisti CARIGE

«Non sarà come Etruria perché salviamo tutti gli obbligazionisti». Il SuperMinistro Luigi Di Maio non è nuovo ai miracoli – ad esempio ieri ha reso possibile lo stop alle trivellazioni che fino al giorno prima era impossibile, secondo lui – ma quello che ha detto su CARIGE e sui detentori di bond è tecnicamente vero: anche nel caso estremo in cui lo Stato dovesse nazionalizzare Banca Carige attraverso una ricapitalizzazione precauzionale, le famiglie che detengono obbligazioni saranno risparmiate, e questo è il motivo per il quale, a differenza delle Quattro banche di un colore solo, non si vedono in giro persone che protestano per CARIGE. Solo che c’è un dettaglio che al SuperMinistro è sfuggito nella foga di difendersi dalla tempesta di sfottò comparsa  nei giorni scorsi:  il merito non è del Governo. Spiega oggi Morya Longo sul Sole 24 Ore che il motivo di tanta grazia è un altro: Carige non ha obbligazioni subordinate sul mercato. Non ne ha da oltre un anno. Non ha insomma quella categoria di titoli che – secondo la legislazione europea – dovrebbe per forza subire perdite nel caso in cui una banca venisse salvata dallo Stato. Non si possono dunque colpire gli obbligazionisti subordinati di Carige (come accaduto nei precedenti salvataggi bancari), semplicemente perché non esistono. O meglio: un bond c’è, ma è quello da 320 milioni sottoscritto dal sistema bancario di recente.

Il decreto varato dal Governo per Banca Carige prevede, come estrema ratio, la ricapitalizzazione precauzionale. Cioè il salvataggio con soldi pubblici già sperimentato con Mps. La direttiva europea prevede che qualora questo accada, il costo del salvataggio vada condiviso con gli investitori privati. Questo significa che gli azionisti devono subire una perdita e le obbligazioni subordinate devono essere convertite in azioni o azzerate. Così è stato in tutti i casi del passato, da Etruria a Mps. Così è stato anche all’estero

di maio obbligazionisti carige

La crisi di Carige è però durata abbastanza per risolvere alla radice questo problema. Nel 2017 la banca convertì infatti tutti i bond subordinati (con perdite tra il 30% e il 70%) in obbligazioni «senior»: quelle più protette. Attualmente – secondo i calcoli di Consultique – Carige ha 42 bond in essere, per un valore nominale pari a circa 5,5 miliardi e un valore di mercato di 3,9 miliardi.

Di questi, circa 27 hanno lotto minimo pari a mille euro, e quindi si presume che siano in gran parte in mano ai piccoli risparmiatori. Ma nessuno è «subordinato». Questo è il punto chiave: sono tutti «senior». Per questo nessuno di questi titoli verrebbe toccato in caso di salvataggio pubblico della banca. Lo prevede il decreto varato dal Governo, che ricalca quello per Mps in linea con la normativa europea, all’articolo 20.

Quindi adesso rendiamo grazie al Super Ministro Luigi Di Maio, che ha salvato gli obbligazionisti di CARIGE con la sola imposizione della parola. Cioè, a chiacchiere.

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