Economia

Sulla TAV Di Maio si gioca la testa

di maio di battista quota 41 - 2

Sarà la TAV la partita decisiva della maggioranza Lega-M5S. E se da una parte, quella del M5Sc’è Alessandro Di Battista che tira verso il No, legando il suo ritorno in campo alla conclusione positiva (per i grillini) della trattativa sull’Alta Velocità, dall’altra ci sono i tanti eletti grillini che oggi sulla TAV pensano che… il destino del governo sia più importante:

Qui sta il punto. Nella Lega,giorno dopo giorno, cresce la convinzione che i 5 Stelle stiano per implodere. E si avvicinino alla scissione in Parlamento: da una parte l’ala governista guidata da Di Maio, dall’altra quella ortodossa incarnata da Roberto Fico. «Non esistono più i grillini di una volta», ironizza un alto dirigente del Carroccio, «da qualche tempo li vedi andare a cena con quelli di Forza Italia, oppure ti avvicinano e ti dicono: “Chi se ne frega della Tav, facciamola e andiamo avanti insieme in pace e serenità”.

Insomma, se si arrivasse alla rottura, la cosa più probabile sarebbe la nascita di un governo guidato da Salvini e sostenuto da metà («se non di più») dei parlamentari 5 Stelle, Giorgia Meloni e Forza Italia, con Berlusconi in un ruolo molto defilato».

Per questo, spiega oggi Alberto Gentili sul Messaggero, sarà decisiva la partita della TAV, che arriverà prima delle elezioni europee:

Il momento della verità non è lontano. L’ipotesi del rinvio della decisione sulla Tav a dopo le elezioni europee del 26 maggio non regge più. Bruxelles, con la sponda di Parigi, ha fatto sapere che se non vengono aggiudicati dalla società italo-francese Telt i nuovi appalti per l’Alta velocità entro metà marzo (valore 2,3 miliardi), l’Unione europea si riprenderà i fondi.

Perciò, come dice un altro esponente della Lega, «tra una ventina di giorni casca l’asino: i 5 Stelle dovranno dire sì, oppure andremo avanti lo stesso». E attenzione: tra quindici giorni l’Aula del Senato avrà già votato (con una settimana di anticipo) sull’autorizzazione a procedere contro Salvini per il caso “Diciotti”. Ciò significa che la sorte giudiziaria del vicepremier leghista non dipenderà più dai voti 5 Stelle.

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