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Dibba torna solo se il M5S dice no alla TAV e ai Benetton

Il Fatto spiega che Alessandro Di Battista è uscito di scena perché ha paura di fare figuracce sui temi caldi del M5S. E per rientrare vuole garanzie

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Dopo le tante indiscrezioni sulla scomparsa del sottomarino o dell’anguilla Alessandro Di Battista, oggi Luca De Carolis sul Fatto Quotidiano conferma i nostri peggiori auspici: Dibba è davvero andato via perché offeso con il M5S e vuole dettare condizioni per tornare in campo. Una di queste è evitare altre figuracce come quella con il TAP:

Ma ora rilancia Di Battista, che ha notato come Matteo Salvini continui a insistere per la Torino-Lione: nonostante la mozione di maggioranza appena approvata alla Camera, che parla di revisione completa dell’opera, esattamente come il contratto di governo, cioè punta a congelarla per ucciderla. “Ma io mi sono impegnato in prima persona per il no al Tav, in ballo ci sono 8 miliardi che verrebbero buttati in un’opera inutile”ha ragionato con alcuni parlamentari. Quindi non si può cedere sulla Torino-Lione, neanche in parte.

Anche perché Di Battista sente ancora sulla pelle la ferita del Tap, il gasdotto in Puglia su cui in un comizio si era esposto: “Una volta al governo lo fermeremo in due settimane”. Invece è andata diversamente, e l’ex deputato si è dovuto scusare. Ma per Di Battista, dicono, conta molto anche la revoca della concessione ad Autostrade, la società dei Benetton: “Anzi, forse questa è la cosa a cui tiene di più”. E anche in questo caso conterebbe molto il tema delle risorse, “perché con i soldi dei pedaggi puoi investire in sicurezza”, ripete spesso.

Dibba, come pensavamo, vuole evitare di tornare in campo per fare altre figuracce e non ha paura di chiedere un patto prima di rientrare:

Insomma, questo pensa e vuole l’ex parlamentare, per essere in campo da qui alle prossime settimane. E il come è ancora tutto da definire. “Ma la quadra si troverà e poi lui e Luigi vanno d’accordo, si sentivano spessissimo anche quando Di Battista era in Sudamerica” assicura un deputato della vecchia guardia. Tradotto,il tema delle garanzie non è un problema con il capo politico. Però c’è, esiste.

Come l’idea di fare in fretta sul varo del “nuovo ”Movimento. “L’obiettivo è completare le votazioni sulle nuove regole e sulla struttura entro un mese o poco più” spiegano dai piani alti. Molto prima delle Europee, così da dare per tempo agli elettori l’immagine di un M5S più solido e anche più tradizionale (rassicurante). Insomma,di un partito. Che punta ancora (anche) su Di Battista: nonostante l’Abruzzo, e le garanzie.

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