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Così Di Maio cerca di far passare la TAV senza che Grillo se ne accorga

beppe grillo luigi di maio

Annalisa Cuzzocrea su Repubblica racconta oggi un retroscena surreale che riguarda la TAV, Luigi Di Maio e Beppe Grillo. Secondo l’articolo l’Alta Velocità è il tema su cui il Garante del MoVimento 5 Stelle non transige, mentre il vicepremier e bisministro ha capito che l’aria che tira è negativa. Per questo si prepara una strategia che prevede di tenere il punto ma accettare la TAV attraverso un voto del parlamento:

La linea Maginot della pazienza di Beppe Grillo esiste e ha un nome: si chiama Tav. Una battaglia che il fondatore del Movimento 5 stelle non può dimenticare, certo non in nome della prosecuzione di un governo con la Lega che tollera, ma che per molti versi non gli piace. Luigi Di Maio lo sa e ha studiato l’espediente per salvarsi dall’unica mossa che – a oggi – potrebbe dannarlo.

Una richiesta di sfiducia sul blog da parte del garante, l’unico atto che – da nuovo statuto – potrebbe in questo momento destituirlo da capo politico. Grillo non ne ha alcuna intenzione e ha fatto capire il suo disarmo a tutti i parlamentari che lo sentono, anche ai più scontenti. Ma sfidarlo sulla questione dell’alta velocità Torino-Lione, l’unica di valenza politica su cui continua a ripetere il suono, non sarebbe saggio da parte dei nuovi vertici MSS.

tav laura castelli

In questa ottica si comprende la raffinata (si fa per dire) mossa di Laura Castelli sul tracciato alternativo e il nervosismo di Marco Ponti, autore dell’analisi costi-benefici che si è lamentato di essere stato dimenticato:

Così, Di Maio ha deciso di schierare i suoi sul no. Senza però che questo significhi bloccare un’opera che a questo punto – l’ala “governista” M5S ne è convinta – non si può fermare. Così, il governo chiederà presto un voto al Parlamento per revocare il trattato Italia-Francia che regola la Tav Torino-Lione. A una condizione: che i vari schieramenti possano esprimersi liberamente. Seguendo i propri principi a costo di minare, per una volta, l’unità di intenti dell’esecutivo.

«La Lega voterà sì insieme a Pd e Forza Italia – ragionano nel quartier generale del vicepremier M5S – noi diremo no e a quel punto nessuno potrà rimproverarci di nulla. Né i no Tav della Val Susa, né i consiglieri comunali di Torino pronti a far cadere la giunta di Chiara Appendino, né Grillo». Una soluzione che salverebbe l’anima dei 5 stelle e il governo giallo-verde.

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