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Il “benvenuto” che i cittadini di Taranto stanno preparando al “traditore” Di Maio

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Il Vicepremier e Capo Politico del MoVimento 5 Stelle Luigi Di Maio ha annunciato che il 24 aprile sarà a Taranto. La città dell’ILVA, la città del quartiere Tamburi, la città cui il M5S aveva promesso di chiudere il polo siderurgico in vista di una riconversione industriale sul modello di quella delle fabbriche del bacino della Ruhr in Germania. Niente di tutto questo è avvenuto, tant’è che a pochi mesi dall’insediamento del governo del Cambiamento Di Maio ha ratificato l’accordo di vendita dell’ILVA ad Arcelor-Mittal proposto dal suo predecessore.

Gli elettori “truffati” dal MoVimento 5 Stelle a Taranto

Una decisione che ha deluso molti, perché in molti a Taranto hanno votato per il MoVimento con la speranza che l’ILVA venisse chiusa e si iniziasse con la bonifica. A complicare le cose è arrivato un post del deputato M5S Giovanni Vianello che ha dato la colpa del clima che si respira in città ai “pseudoambientalisti” che nascondono come l’incidenza dei tumori sia diminuita. Miracolosamente verrebbe da dire perché fino a qualche mese fa, quando il M5S era all’opposizione, il partito era al fianco degli ambientalisti per difendere il diritto alla salute dei cittadini.

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Come prevedibile la notizia non è stata accolta con entusiasmo. A Taranto in molti si sentono traditi dal M5S che prima non ha mantenuto le promesse fatte in campagna elettorale e poi ha scelto di eclissarsi. Di Maio parteciperà ad un Tavolo in Prefettura «per confrontarsi sui nuovi obiettivi strategici ed operativi del Contratto Istituzionale di Sviluppo», si legge nella nota del MISE. I tarantini probabilmente avrebbero preferito un altro tipo di incontro, di quelli in nome della trasparenza e della democrazia partecipata. E non è un caso che l’annuncio, comparso sul sito del Ministero il 12 aprile non sia stato rilanciato sui canali social del vicepremier e del MoVimento.

I genitori tarantini contro Di Maio

Perché Di Maio sa bene che non tornerà a Taranto da salvatore e da eroe. E nell’epoca dei partiti che diventano movimenti d’opinione è importante non turbare la pace social con commenti di elettori traditi e infuriati.  Qualcuno ha anche scritto una lettera al Capo Politico del M5S, per fargli sapere che in città è persona non grata. Lo scrivono le associazioni Aps LiberiAmo Taranto, Associazione Genitori tarantini-Ets, Comitato Quartiere Tamburi, Associazione TarantoRicercaFuturo e il Comitato Art. 32 Diritto alla Salute – Statte in  una lunga lettera indirizzata al bisministro dello Sviluppo Economico. Cittadini che definiscono Taranto «la vittima del “delitto perfetto”» a cui lo stesso Di Maio «ha destinato il colpo mortale con una semplice firma in calce ad un contratto che poteva, a parere dell’Avvocatura di Stato e nostro, essere tranquillamente rescisso». In realtà l’Avvocatura di Stato non ha mai detto così, è stato Di Maio ad illudere tutti presentando la relazione sull’ILVA (ma tenendola segreta) e dichiarando che «su Ilva è stato commesso un delitto perfetto. Dal parere dell’avvocatura capirete che c’è pochissimo di regolare in questa gara».

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L’Avvocatura però aveva detto che l’annullamento si poteva fare solo in presenza di un «interesse pubblico concreto ed attuale, particolarmente corroborato». Di Maio poteva annullare la gara, non perché non fosse regolare, ma perché aveva il potere di farlo. Ma Di Maio sapeva che nonostante le promesse fatte durante la campagna elettorale e le numerose visite a Taranto l’unica strada praticabile era quella percorsa dal suo predecessore.

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«Il suo Movimento politico non rappresenta più i tarantini. Non li ha mai rappresentati». Scrivono i genitori dei bambini del quartiere Tamburi, che definiscono “novelli Giuda” i deputati e i senatori pugliesi che «hanno venduto l’anima assoggettandosi all’inconsistente ruolo di zerbini al servizio di una politica più attenta alle logiche del profitto che alla salute e agli interessi dei cittadini». Sembra di leggere parole che fino a qualche mese fa avrebbero potuto uscire da un comunicato stampa del MoVimento 5 Stelle e che danno la misura della distanza siderale che c’è tra il M5S di lotta e quello di governo. Che diventa la distanza tra i cittadini e quel movimento che avrebbe dovuto rappresentarli aprendo il Parlamento come una scatoletta di tonno. Con l’aggravante che sull’ILVA Di Maio non può nemmeno dire che è colpa di Salvini o del contratto di governo con la Lega.

A Taranto ora nessuno vuole Di Maio

Altrettanto dure sono le critiche dell’associazione Giustizia Per Taranto che su Facebook ha pubblicato un elenco di azioni che il governo Conte avrebbe potuto per risolvere la questione dell’ILVA ma che non sono stati fatti. Dall’abrogazione dei decreti salva-ILVA varati dai precedenti governi fino rigidissimi monitoraggi ambientali promessi da Di Maio dopo la firma dell’accordo con Arcelor-Mittal e mai realizzati. L’Ilva rimane un buco nero per la propaganda pentastellata, qualcosa che va rimosso dalla memoria collettiva fatta di successi e “azioni concrete”.

Last but not least arriva il j’accuse di Michele Riondino, uno che già ad agosto si era svegliato accorgendosi che quello giallo-verde era ben lungi dall’essere il migliore dei governi possibili. Anche per Riondino la città di Taranto «ha subito una truffa politica. Servirebbe scrivere un articolo nella Costituzione che preveda il carcere per chi specula sulle speranze della popolazione, per chi si fa promotore di promesse che non può mantenere». Riondino dovrebbe fare attenzione, perché potrebbe finire nell’elenco dei “fiancheggiatori”, visto che per anni ha tirato la volata al MoVimento sostenendone candidati e campagne elettorali. E l’attore lo ammette ma a quanto pare non riesce a fare autocritica: «Il M5s ha preso molti voti a Taranto perché buona parte del Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti si è esposto. Il M5S ha preso voti grazie al Comitato. Io anche l’ho votato, mi sono fidato». Anzi, se Riondino avesse saputo del contratto di governo con la Lega non avrebbe mai votato M5S (che è un po’ come dire che se io avessi saputo che comprando azioni Amazon e Apple trent’anni fa oggi sarei diventato miliardario le avrei comprate). Per Riondino però è anche colpa della Lega perché «ha un conflitto di interessi in questa vicenda, avendo investito 300mila euro in Arcelor Mittal». Una dichiarazione che suona tanto come un tentativo di assolvere in extremis il M5S.

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