Tecnologia

Studiare il metodo Salvini (per combatterlo)

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Pochi giorni fa Lorenzo Pregliasco di You Trend ha intervistato Luca Morisi, famoso e “famigerato” responsabile comunicazione di Matteo Salvini, sulla cui figura c’è una fortissima polarizzazione. C’è chi lo vede come una sorta di “diavolo” e chi invece lo osanna come grande esperto di comunicazione. Entrambe le posizioni peccano di conoscenza e sono frutto per lo più di posizione ideologiche.

Studiare il metodo Salvini (per combatterlo)

Morisi è un esperto di software, questo è innegabile. A lui e al suo ufficio va riconosciuta oggi la migliore capacità nel settore. Poche cose, non difficili, fatte bene alla ricerca dell’utente minus habens, che trova sempre. Perché quello è il target. Il racconto del suo metodo è molto interessante. Perché ci rivela molto di lui, del suo lavoro e del mondo di riferimento leghista. Ma anche dell’incapacità di molti attori pubblici di fare i conti con le nuove tecnologie applicate alla politica. Ma andiamo con ordine. Morisi dice di sé di essere più liberale del suo datore di lavoro: “È Salvini l’autore della sua comunicazione”. Ma per suffragarlo spara delle minchiate fotoniche che sfumano i contorni tra i due, chi è il mandante e chi l’esecutore  Eccole:

“Il fatto che nelle carceri Italiane la percentuale di stranieri sia molto più alta di quella che c’è nella società è un dato di fatto. Sono dati, non delle fake news. Uno può anche avere una visione cosmopolita di sinistra, ma è normale che in Italia la legge consenta ad un richiedente asilo che delinque di mantenere la protezione da rifugiato? Sulla legittima difesa: molte persone sono state condannate a risarcire un ladro che gli era entrato in casa. Questo è giusto o sbagliato? Sono opinioni. Oggi però c’è gente che invece di accettare un confronto su opinioni diverse mette addirittura in discussione il suffragio universale. Ma così si minano le basi stesse della democrazia.

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Luca Morisi alla scuola di formazione politica della Lega Nord

Sono tutte opinioni, quindi tutto è sullo stesso piano dice furbescamente Morisi aggrappandosi alla teoria dei “fatti alternativi”. Solo che le sue sono le opinioni di un ignorante. Nel senso che ignora.

1) Il messaggio che si vuole far passare è che i richiedenti asili possono fare quello che vogliono, anche commettere reati senza perdere il loro status. E non è vero. Ad oggi tra i delitti per cui possono essere revocati domanda e status di rifugiato ci sono quelli relativi alla «pericolosità sociale», come l’associazione di stampo mafioso, il traffico di droga e armi, il pericolo per la sicurezza pubblica. Nel 2017 per esempio ad un rifugiato il TAR della Liguria tolse i benefici per un reato di piccolo spaccio perché “il reato costituisce una grave violazione delle regole della struttura” in cui era ospitato. Il reato non si conciliava con lo status di richiedente asilo.

2) Da qualche decennio le scienze sociali ed economiche hanno stabilito un chiaro nesso causale tra la povertà e il crimine. La povertà colpisce gli strati più bassi della società che in Italia è composta grandemente da immigrati. I paesi in cui il tasso di criminalità è più basso sono quelli con i livelli “minori” di disuguaglianza e marginalizzazione sociale. Questo è ben chiaro a criminologi, magistrati, operatori penitenziari, economisti, sociologi. Ma siccome Morisi, che dice di essere liberale (!), deve fare propaganda becera e incendiare la mente degli stupidi la fa semplice. Con lo stesso metodo si potrebbe dire allora che visto che nelle carceri ci sono quasi solamente poveri, basta eliminare i poveri e vivremo meglio. Non c’è, lo dicono i numeri, alcun allarme criminalità nel nostro Paese. E non c’è, dunque, alcuna correlazione fra l’aumento degli stranieri e quello della criminalità. Con un aumento del 71,18% di stranieri in 10 anni e addirittura di un +681,69% di richiedenti asilo, il numero di reati “attribuibili” a cittadini stranieri è cresciuto solo del 2%: l’Italia è un paese più sicuro di 20 anni fa.

3) Con buona pace del liberale Morisi in Italia e nel resto del mondo occidentale esiste un reato, si chiama eccesso di legittima difesa. E viene applicato da un giudice sulla base di prove. Dire che ci sono molte persone che hanno dovuto risarcire un ladro sorpreso in casa è elevare ad emergenza un realtà che ha numeri meno che residuali, infinitesimali, e che però colpisce le menti deboli a cui Morisi vuole riferirsi. Per esempio ci sono molti più reati cosiddetti “domestici”, ma questa emergenza non interessa.

Il ragionamento di Morisi raggiunge vertici sublimi quando dopo aver sparato balle conclude:

“Questo è giusto o sbagliato? Sono opinioni. Oggi però c’è gente che invece di accettare un confronto su opinioni diverse mette addirittura in discussione il suffragio universale. Ma così si minano le basi stesse della democrazia”.

Non sono opinioni non sono né giuste, né sbagliate. Sono minchiate. Sulle quali non è possibile accettare un confronto, perché – per parlare la lingua dei fan di Morisi – è come sommare pere e mele. O se si preferisce la metafora calcistica, chi sfiderebbe un avversario che entra in campo con coltelli e tirapugni? Ci sono valori non negoziabili, come quello di non accettare un confronto con un baro (politico). E sempre per vellicare i suoi fan il consigliere del ministro lancia l’allarme: cari minus, c’è chi vuole togliervi la parola, mettendo in discussione il vostro voto. Un complottone. Ma basterebbe fare così: un bell’esame di comprensione della lingua italiana e di un testo scritto per tutti gli italiani così come fanno quegli stranieri che chiedono la cittadinanza del nostro paese. Chi lo passa può votare. Ne vedremmo delle belle.

Soffiare sul fuoco

A chi lo accusa di soffiare sul fuoco e di usare evidenti fake news “nobilitandole” con un rt del Ministro, pur avendo una responsabilità istituzionale e un ruolo remunerato con soldi pubblici, risponde:

“Salvini fotografa una realtà, lo fa con tinte forti e piace anche per il realismo, la nettezza e la chiarezza dei propri messaggi. Si dice che vengono presi di mira gli immigrati, i diversi: ma io non ho mai visto Salvini prendersela ad esempio con i gay. Su questo è piuttosto liberale, è contrario alle adozioni gay ma non ha nulla contro gli omosessuali”.

Insomma, per usare il ragionamento di Morisi, Salvini non prende di mira qualcuno su base razziale: è un po’ razzista ma solo con quelli che hanno un colore della pelle diverso, ma non con quelli che hanno diverse inclinazioni sessuali. Morisi allontana da sé ogni responsabilità. Morale e istituzionale.

“Qui entriamo nel campo delle opinioni. Il mio ruolo e le mie attività sono tecniche, riguardano il modo con cui comunica Salvini. Ma non ritengo che nella logica di Salvini e della sua parte politica ci sia una forzatura etica. Non credo che esistano delle regole che riguardano l’interpretazione di un ruolo, e comunque le regole non sono scritte nella pietra, si possono cambiare”.

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Insomma, si gioca senza regole. E’ l’ammissione dell’imbroglio. Che Morisi svela, con il gusto del vincente. Perché dice,

“sui social tutto è ultra-semplificato, e quindi si creano le fazioni. Non solo sull’immigrazione: vaccini, aborto, eutanasia, sono tutti temi divisivi su cui la dinamica dei social favorisce il rafforzamento delle fazioni e dei cliché”.

Un’ammissione che ha il sapore di un’accusa proprio al suo datore di lavoro e al suo elettorato di riferimento.

“L’universo dell’informazione è questo, e tu agisci in questo universo. Sei tu politico che devi fare da argine a comportamenti inaccettabili. Però è un dato di fatto che le persone oggi si sentano in diritto di dire cose inaccettabili. Prima dei social accedeva al commento pubblico delle informazioni solo una parte ridotta della popolazione, oggi tu in un minuto puoi aprire un account sui social e dire le più grandi corbellerie”.

Tutto molto interessante.

Studiare il metodo per fotterlo

Chiariamo una cosa. Morisi usa – con cognizione di causa – la tecnologia per fare il suo lavoro e l’intervista a You Trend lo dimostra. Con il suo metodo vincente bisogna fare i conti. Perché non è basato solo sui contenuti ma su un’azione costante, su uno studio attento. Il problema è che dall’altra parte non c’è nulla. La colpa non è sua ma di chi quella stessa tecnologia non la usa per fare e dire cose migliori. Perché non lo sa fare, perché è rimasto indietro. E appaiono miseri i lamenti di chi pensa che senza la Rete non ci sarebbe un governo come questo, che senza la rete si starebbe meglio. E’ urgente trovare contromisure al più presto. Se non si riconoscono le capacità degli avversari non c’è modo di trovare risposte, di batterli. Così vinceranno per altri vent’anni. Bisognerebbe cominciare dall’umiltà di mettersi a studiare chi ha vinto, per fare meglio. Tra lo staff di Morisi e la ciofeca Rousseau di Casaleggio non è poi così difficile.

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La comunicazione non è solo una questione tecnica ma anche e ancora linguistica. Ma senza la prima, la seconda è destinata a perdere. E qui non si parla di contenuti, di toni, di messaggi. Ma di utilizzare la tecnologia per gestire in maniera professionale il proprio elettorato, il proprio popolo. Esattamente 11 anni fa, il 14 ottobre 2007, per le primarie del Pd votarono oltre 3.5 milioni di persone. Dov’è l’anagrafica di quella consultazione? Dove sono andati a finire quei numeri, quelle persone? Chi li doveva seguire e “curare”, se li è persi. Non li ha seguiti, non li ha ascoltati. Il metodo usato da Lega e Movimento va studiato non per replicarlo, ma per eroderlo, per togliergli le basi concettuali. Non conoscere i nuovi strumenti della comunicazione politica è un crimine che ti porta fuori dalla Storia. Allora tanto varrebbe arrendersi e accettare che non ci sia nulla da fare a meno di diventare come loro. Cosa che qualcuno ha provato a fare con risultati disastrosi. Ricordate la pagina FB Matteo Renzi News? Ecco, non bisogna imitare Morisi, bisogna studiarlo. Per andare in direzione opposta.

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