Fact checking

Ma di cosa si lamenta il M5S se è stato Di Maio a scegliere Paragone?

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Il senatore M5S Gianluigi Paragone scrive su Facebook che oggi «dovrà passare la giornata a smentire il titolo del Corriere della Sera» perché contiene una frase che non è nell’intervista concessa ad Alessandro Trocino. Ma siccome Paragone è uno corretto e «quel titolo sembra il tradimento personale e siccome io faccio solo analisi e non processi» l’ex direttore della Padania ha deciso di rimettere  il suo mandato nelle mani di Luigi Di Maio.

Le non dimissioni di Paragone

Da parte sua Di Maio ha ben altri problemi visto che domani mattina è stata indetta una votazione “per confermare la fiducia a Luigi Di Maio”. Votazione che sarà su Rousseau perché gli attivisti sono gli “unici a cui devo rendere conto del mio operato”, scrive il Capo Politico sul Blog delle Stelle. E se si parla dell’operato di Di Maio come leader dei 5 Stelle senza dubbio è così. Se invece si discute del suo operato come vicepremier, ministro del Lavoro e ministro dello Sviluppo Economico le cose stanno diversamente. Perché in quelle vesti Di Maio deve rendere conto in primo luogo alla sua maggioranza parlamentare e in seconda battuta a tutti gli italiani, visto che un ministro rappresenta la nazione e non certo quelle poche migliaia di iscritti a Rousseau.

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Paragone dice che lui non ha criticato Di Maio e ribadisce che nell’intervista al Corriere della Sera ha detto che il ministro che ha fatto male è Tria. Tant’è che al Corsera Paragone suggerisce di sbolognare il MEF alla Lega, visto che sull’Economia ha le idee chiare. E la resa su Tria è ancora peggio del presunto “tradimento” nei confronti di Di Maio. Non è nemmeno vero come scrivono ora i giornali che Paragone si è dimesso. È ancora lì al suo posto ben sapendo che Di Maio al massimo può espellerlo dal partito ma non certo cacciarlo dal Senato.

Paragone sia onesto e abbia il coraggio delle sue parole

Ma veniamo al tanto contestato titolo del Corriere. È facile come al solito prendersela con i giornalisti e il “potere mediatico”, come dicono i grillini nei commenti al post. Primo: non ci sono virgolette quindi nessuno attribuisce quella dichiarazione a Paragone. Si tratta invece di un riassunto di quello che il senatore pentastellato ha detto ad Alessandro Trocino. Nell’intervista Paragone dice che Di Maio “non è Superman” e aggiunge che «a 32 anni non puoi fare il capo della prima forza del Paese, il vicepremier, il ministro dello Sviluppo economico e il ministro del Lavoro».

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Fonte: il Corriere della Sera del 29/05/2019

Il fatto che Paragone se ne sia accorto oggi e non un anno fa la dice lunga sulla sua capacità di analisi. Ma continuiamo. Paragone dice che Di Maio «come vicepremier ha perso la sfida» e che al MISE «il Nord lo ha bocciato». Paragone è stato fin troppo gentile visto che il problema del MISE (ad esempio nella gestione dei tavoli di crisi) riguarda tutto il Paese. E dimentica il problemino dell’ILVA a Taranto.

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Fonte: Il Corriere della Sera del 29/05/2019

Anche al Ministero del Lavoro però Di Maio non è andato bene perché non ha “usato gli ispettori come un esercito”. Conclusione di Paragone «serve un ministro a tempo pieno». Mettete assieme queste quattro risposte e avrete il riassunto del Corriere su Di Maio che da ministro ha fatto male. Paragone dice che ha bocciato solo Tria, ma non è vero. Ed è sufficiente rileggere quelle quattro risposte per capire che anche Di Maio è stato “non promosso”. Poi Paragone potrà anche giocare con le parole, dire che lo ha bocciato come Capo Politico o come ministro del Lavoro o come ministro dello Sviluppo Economico o al limite come vicepremier. Ma di fato la bocciatura riguarda tutti e quattro i ruoli rivestiti da Di Maio.

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La cosa esilarante è che in quanto Capo Politico è stato Di Maio a scegliere di candidare Paragone all’uninominale (dove è stato bocciato ed è entrato in Parlamento grazie al paracadute del proporzionale). Mentre sono stati gli attivisti a votarlo alle Parlamentarie del febbraio 2018. Forse il primo errore è stato quello.

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